Meghan Markle e la rivelazione al NYT: «ho avuto un aborto spontaneo»

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La quarantena è stato il periodo in cui molti vip sono diventati genitori per la prima, o seconda volta. Da Ed Sheeran a Rupert Grint a Emma Roberts e ovviamente Zayn Malik e Gigi Hadid e anche la coppia dei duchi di Sussex, Harry e Meghan Markle, hanno rivelato la gravidanza dell’ex attrice che, però, purtroppo, non è andata a buon fine. A luglio la moglie del principe ha avuto un aborto spontaneo, di cui parla, tristemente, al New York Times.

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Fonte: hellomagazine

Harry e Meghan sono spesso sotto i riflettori, non solo in quanto legati alla famiglia reale ma anche per il loro essere i ribelli della famiglia. Anche noi, più volte, abbiamo scritto di loro, tuttavia quest’oggi riferiamo una triste notizia di cui Meghan Markle ha parlato in un articolo del New York Times intitolato «The Losses We Share», ambientato in una mattina di luglio che sembrava uguale a tutte le altre, ma che si è rivelata una delle più brutte della sua vita.

Il suo racconto non è voluto per stare al centro dell’attenzione, per rubare la scena ad altri, per soldi, ma Meghan Markle ha preso la decisione di rendere pubblica la notizia per cercare di sensibilizzare, poiché molte donne e molte coppie, purtroppo, sono colpite da questo immenso dolore, da questa perdita inimmaginabile che può comprendere solo chi lo ha provata, ma nessuno ne parla mai abbastanza.

Per quest’articolo Meghan Markle non si è presentata come attrice, come moglie del principe, come membro della famiglia reale, bensì come «madre, femminista, attivista» («The writer is a mother, feminist and advocate», scrive il New York Times). Si è presentata come una donna, un’umana come qualsiasi altra persona, a cui, ogni tanto, va chiesto un «come stai?». Ed è proprio questo che chiede, di preoccuparci della salute dei nostri cari, e di non dare la loro felicità come scontata.

Il racconto di Meghan Markle sull’aborto

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Fonte: hellomagazine

Di seguito vi lasciamo il racconto, The Losses We Share, postato sul New York Times e scritto da Meghan Markle, duchessa si Sussex:

«Era una mattina di luglio che iniziava normalmente come qualsiasi altro giorno… Prepara la colazione. Dai da mangiare ai cani. Prendi le vitamine. Trova quel calzino mancante. Raccogli il pastello canaglia che è rotolato sotto il tavolo. Raccogli i capelli in una coda di cavallo prima di prendere tuo figlio dalla sua culla.

Dopo aver cambiato il pannolino, ho sentito un forte crampo. Mi sono lasciata cadere a terra con lui tra le braccia, canticchiando una ninna nanna per tenerci calmi, la melodia allegra in netto contrasto con la mia sensazione che qualcosa non andasse bene.

Sapevo, mentre stringevo il mio primogenito, che stavo perdendo il secondo. Ore dopo, giacevo in un letto d’ospedale, tenendo la mano di mio marito. Sentivo l’umidità del suo palmo e gli ho baciato le nocche, bagnate da entrambe le nostre lacrime. Mentre fissavo le fredde pareti bianche, i miei occhi erano vitrei. Ho provato a immaginare come saremmo guariti.

Ho ricordato un momento dell’anno scorso in cui Harry e io stavamo finendo un lungo tour in Sud Africa. Ero esausta. Stavo allattando nostro figlio e stavo cercando di mantenere un’immagine coraggiosa sotto gli occhi del pubblico.

“Stai bene?”, mi ha chiesto un giornalista. Gli ho risposto onestamente, non sapendo che ciò che avevo detto avrebbe risuonato con così tante mamme nuove e più grandi o con chiunque avesse, a modo suo, sofferto in silenzio. La mia risposta improvvisata sembrava dare alle persone il permesso di dire la loro verità. Ma non è stato rispondere onestamente ad aiutarmi di più, è stata la domanda in sé.

“Grazie per avermelo chiesto”, ho detto. “Non molte persone mi hanno chiesto se sto bene”. Seduta in un letto d’ospedale, guardando il cuore di mio marito che si spezzava mentre cercava di trattenere i miei pezzi in frantumi, ho capito che l’unico modo per iniziare a guarire è prima chiedere: “Stai bene?”».

Tuttavia, Meghan Markle non ha parlato solo del suo aborto, della sua esperienza, della sensibilizzazione verso gli aborti spontanei, ha anche trattato di argomenti molto attuali, citando anche Breonna Taylor e George Floyd, la pandemia, le proteste che da pacifiche sono divenute violente, la comunità divenuta divisione.

«Stiamo bene? Quest’anno ha portato tanti di noi ai nostri punti di rottura. La perdita e il dolore hanno afflitto ognuno di noi nel 2020, in momenti difficili e debilitanti. Abbiamo sentito tutte le storie: una donna inizia la sua giornata, normale come qualsiasi altra, ma poi riceve una chiamata che ha perso la madre anziana per Covid-19. Un uomo si sveglia bene, forse un po’ pigro, ma niente di insolito. È risultato positivo al coronavirus e nel giro di poche settimane – come centinaia di migliaia di altri – è morto.

Una giovane donna di nome Breonna Taylor va a dormire, proprio come ha fatto ogni notte prima, ma non vive per vedere la mattina perché un poliziotto commette un orribile errore. George Floyd lascia un minimarket, non rendendosi conto che prenderà il suo ultimo respiro sotto il peso del ginocchio di qualcuno, e nei suoi ultimi momenti, chiama sua madre. Le proteste pacifiche diventano violente. Dove c’era salute c’è malattia. Dove una volta c’era comunità oggi c’è divisione.
Oltre a tutto questo, sembra che non siamo più d’accordo su ciò che è vero. Non stiamo solo discutendo sulle nostre opinioni sui fatti; siamo polarizzati sul fatto che il fatto sia, in realtà, un fatto. Siamo in disaccordo sul fatto che la scienza sia reale. Siamo in disaccordo sul fatto che un’elezione sia stata vinta o persa. Siamo in disaccordo sul valore del compromesso.»
caFonte: rainews
Dopo aver parlato ancora per qualche paragrafo dei problemi del mondo, di New York e dell’America, dopo aver raccontato alcune cose che ha visto, Meghan Markle ritorna sul punto principale del suo articolo: la perdita di un figlio:

«Perdere un figlio significa portare un dolore quasi insopportabile, vissuto da molti ma di cui pochi parlano. Nel dolore per la nostra perdita, io e mio marito abbiamo scoperto che in una stanza di 100 donne, da 10 a 20 di loro soffrono di aborto spontaneo. Eppure, nonostante la sconcertante comunanza di questo dolore, la conversazione rimane tabù, crivellata di (ingiustificata) vergogna, e perpetuando un ciclo di lutto solitario.

Alcuni hanno coraggiosamente condiviso le loro storie; hanno aperto la porta, sapendo che quando una persona dice la verità, dà a tutti noi la licenza di fare lo stesso. Abbiamo imparato che quando le persone chiedono come ognuno di noi stia, e quando realmente ascoltano la risposta, con un cuore aperto e la mente, il carico di dolore diventa spesso più leggero – per tutti noi. Invitati a condividere il nostro dolore, compiamo insieme i primi passi verso la guarigione.
Quindi in questo Ringraziamento, come abbiamo pianificato per una vacanza diversa da qualsiasi altra prima – molti di noi separati dai nostri cari, soli, malati, spaventati, divisi e forse lottando per trovare qualcosa, qualsiasi cosa, per essere grati – impegniamoci a chiedere agli altri, “Stai bene?” Per quanto possiamo non essere d’accordo, per quanto fisicamente distanti possiamo essere, la verità è che siamo più che mai connessi a causa di tutto ciò che abbiamo sopportato individualmente e collettivamente quest’anno.

Ci stiamo adattando ad una nuova normalità dove i volti sono nascosti da maschere, ma ci sta costringendo a guardarci negli occhi – a volte pieni di calore, altre volte di lacrime. Per la prima volta, dopo tanto tempo, come esseri umani, ci vediamo davvero l’un l’altro.

È tutto a posto?

Noi saremo.»

Delle parole commoventi, sincere, oneste, quelle che vengono da Meghan Markle, una donna, una femminista e un’attivista, ma soprattutto una persona che ha portato sulle proprie spalle il dolore di un’aborto e che racconto il dolore delle persone intorno a sé visto dai proprio occhi. Perché, dobbiamo ricordarlo, dietro ogni membro della famiglia reale, dietro ogni persona, dietro la tanto criticata e chiacchierata Meghan Markle, si nasconde pur sempre una persona.

Autore

  • Giulia, 22 anni, blogger. Amo scrivere, leggere, guardare serie tv e anime, i gatti e seguire le giuste polemiche. Instagram: @murderskitty

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