Maestra di Torino: come si sono comportate le sue colleghe

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Abbiamo già parlato di quello che ha dovuto subire la maestra dell’asilo, la giovane donna che è stata vittima di revenge porn e che invece che essere protetta sul posto dove lavora, è stata invitata a licenziarsi perché, beh, bisogna pensare al nome della scuola, non alla vita e alla carriera di una 22enne che era l’unica vittima della vicenda. Riguardo ciò, ci sono delle news, che non migliorano la situazione per la preside della scuola.

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Fonte: freepik

Siamo nel 2020 e forse ci aspettiamo che le persone siano sensibili, empatiche o comunque informate e aperte di mente. Ci aspettiamo che se una ragazza si fida di un uomo e gira un filmino a luci rosse con lui, se gli manda delle foto o se le fa scattare, quelle foto, in primis, rimangono sul cellulare e, se non rimangono, la colpa è solo ed esclusivamente di chi le ha fatte girare, non della vittima di revenge porn.

Ci aspettiamo tante cose, ci aspettiamo umanità, ci aspettiamo gentilezza, ci aspettiamo sorellanza femminile, ma le parole che abbiamo letto riguardo le parole della preside della scuola dove la maestra che ha subito revenge porn, ci hanno fatto venire la pelle d’oca. Non sono empatia zero, ma anche bullismo, un gruppo di maestre più esperte che si uniscono e cercano di scoraggiare e portare al licenziamento una meno esperta.

Revenge porn: la reazione della preside e delle maestre

Nella giornata di ieri, durante l’udienza sulla vicenda in cui è stata coinvolta la maestra a causa del revenge porn, sono state ascoltate alcune registrazioni vocali in cui la preside della scuola dava delle chiare istruzioni alle altre maestre su come comportarsi nei confronti della vittima di revenge porn. Già, la vittima che doveva solo essere protetta è divenuta un «guaio» da dover allontanare per proteggere il nome della scuola.

«Allora ragazze, ho pensato di fare un vocale: domattina mi darete tutti i cellulari perché ho paura che lei possa prendere come pretesto qualsiasi cosa per danneggiarci. Per favore, cercate di indurla a fare qualcosa di sbagliato: qualsiasi cosa succeda mi chiamate e io lo prendo come pretesto per mandarla via. Fatemi sta cortesia, io non più cosa fare».

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Fonte: freepik

Queste le parole usate dalla preside della scuola di Torino, che al momento è accusata di violenza privata per aver costretto la giovane insegnante a licenziarsi: le sue colleghe, le ragazze, dovevano trovare un modo per allontanare la maestra dalla scuola, per proteggere se stesse. L’audio risale al giorno successivo in cui la maestra è stata convocata in una riunione in cui è stata invitata a licenziarsi, poiché la vittima di revenge porn, dopo aver firmato le dimissioni, aveva deciso di non convalidarle.

Con il «danneggiarci» la preside si rivolge ovviamente al fatto che la maestra non avrebbe probabilmente lasciato passare e si sarebbe (giustamente!) mossa legalmente contro di loro per averla spinta al licenziamento. Beh, almeno una cosa giusta, l’ha pensata, poiché la ragazza ha denunciato davvero tutto. Le sue colleghe, la famosa sorellanza femminile, non si sforza neanche di stare dalla parte della vittima di revenge porn.

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Fonte: freepik

Dicono che «per quella storia la collega stava male, era sconvolta. Noi cercammo di consolarla, di starle vicino, manifestammo il nostro affetto con abbracci e pacche sulla spalla. La dirigente le consigliò di prendersi un periodo di riposo e la lasciò libera di decidere se dimettersi o meno.» e che lei stessa aveva scelto di dimettersi perché «non se la sentiva di guardare in faccia i genitori e i bambini».

Tuttavia, sembra che non sia andata proprio così. La maestra vittima di revenge porn non ha ricevuto abbracci e carezze come hanno detto molte delle insegnanti. Tutto il contrario, come fanno sapere il pm Chiara Canepa e gli avvocati che difendono la maestra, Domenico Fragapane e Dario Cutaia, tanto che sembrerebbe che la preside abbia consigliato alle insegnanti di affidare alla ragazzi i bambini più problematici per scoraggiarla.

In più, l’audio fatto ascoltare in aula non sembrerebbe proprio andare a favore del corpo docenti e della preside. Dobbiamo solo sperare che la giustizia faccia il suo corso e che la vittima di revenge porn ottenga tutti i risarcimenti che merita.

Autore

  • Giulia, 22 anni, blogger. Amo scrivere, leggere, guardare serie tv e anime, i gatti e seguire le giuste polemiche. Instagram: @murderskitty

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