Omicidio Sacchi, pm Guccione: “Luca ucciso con violenza gratuita. Da Anastaiya bugie e depistaggi”

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Luca Sacchi era un personal trainer di 25 anni quando è stato ucciso con uno sparo in testa mentre si trovava davanti a un pub con la sua fidanzata, Anastasiya Kylemnyk. Due ragazzi si sono avvicinati e hanno tentato – e sono riusciti – a rapinarli, ma quando lui ha reagito per recuperare lo zaino della ragazza (in cui poi si è scoperto esserci 70mila euro per comprare 15 chili di marijuana), Valerio del Grosso, 22enne, gli sparato. «Ancora oggi a me sfugge il motivo per il quale è stato ucciso Luca», ha detto la pm Giulia Guccione nell’aula bunker di di Rebibbia nel corso della durante requisitoria della pm.

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Luca Sacchi

L’omicidio risale all’ottobre del 2019 e, purtroppo, è divenuto in pochissimo tempo un caso mediatico e strumentalizzato dai peggiori sciacalli della politica italiana a causa della droga. Luca Sacchi, la vittima, è stato accusato di essersela cercata poiché si pensava che c’entrasse con lo scambio di droga (solo speculazioni). La fidanzata, ai tempi, spiegò che «noi eravamo lì per guardare il fratellino più piccolo che era dentro al pub. La droga non c’entra. Luca ha dato tanto amore e lo riceverà continuamente», facendo riferimento all’ipotesi che i due volessero comprare droga, ma l’acquisto fosse andato male.

Altre persone (Salvini-Meloni, per intenderci) ancora, invece, ebbero il coraggio di usare il suo omicidio per attaccare Roma e il Movimento 5 Stelle, insomma, hanno deciso di buttare sulla politica la vita di un ragazzo di 25 anni ucciso in una digrazia. «Da ex ministro dell’Interno fa ancora più male vedere tutta l’insicurezza della Capitale governata dai 5stelle e i tagli disastrosi che Renzi, Conte e Zingaretti fanno al fondo per le forze dell’ordine», scrisse Salvini.

Tra l’altro, oltre alla politica e ai media che come al solito sono stati fin troppo invadenti solo per avere una notizia da dare in pasto agli italiani, anche durante il racconto della stessa Anastasiya Kylemnyk (che è stata anche indagata) c’erano dei passaggi che non tornavano e, proprio per questo la pm, nelle sue dichiarazioni degli ultimi giorni, ha fatto sapere che lei ha contribuito con le sue bugie e con i suoi depistaggi a non far trovare al più presto la verità sul caso dell’omicidio di Luca Sacchi.

Caso Luca Sacchi: le parole della pm

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Luca e Anastasiya

Le parole pronunciate nell’aula bunker di Rebibbia nel corso della durante requisitoria della pm, che ha cercato di dimostrare in aula le accuse nel processo sulla morte di Luca Sacchi nella notte tra il 23 e il 24 ottobre 2019 davanti a un pub, sono un colpo al cuore per chiunque abbia avuto al cuore questa vicenda. «Ancora oggi a me sfugge il motivo per il quale è stato ucciso Luca», ha detto la pm, esprimendo anche il proprio sconcerto e il dolore non solo per l’omicidio ma anche per come Luca sia stato «fatto passare per accusato».

«Non si è trattato di un’esecuzione programmata, non di una vendetta personale, lo zaino era già nelle mani di Pirino: il grilletto è stato premuto da Valerio del Grosso con gratuita violenza per affermare la propria figura agli occhi degli amici», ha detto la pm, chiamando in causa il «clamore strumentalizzato anche dalle forze politiche. In questo processo c’è chi ha da subito mistificato i fatti, creando veri e propri depistaggi, cercando di far passare tutto come una rapina andata male».

Ha poi parlato di Giovanni Princi, amico di scuola di Luca Sacchi, «che ha tradito l’amico, ha tenuto un comportamento ostativo all’accertamento della verità dei fatti. E Anastasya Kylemnyk ha mentito e cambiato versione più volte. Per fortuna i depistaggi non hanno colto nel segno e oggi si è potuto chiarire il contesto in cui è maturato l’omicidio». Secondo l’accusa è infatti lei ad aver tentato di depistare sin dal principio le indagini della Squadra Mobile di Roma, ai tempi diretta da Luigi Silipo.

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Luca e Anastasiya

Mentre i genitori ascoltavano la requisitoria, nel momento in cui la pm ha parlato dell’omicidio di Luca Sacchi come una «storia paradossale. La famiglia Sacchi è stata costretta ad andare in tv. non per raccontare i fatti del loro figlio, ma per difenderlo, come se non fosse lui la vittima», sono usciti in lacrime dall’aula, il padre per primo, seguito poi dalla madre e dal fratello, tutti e tre toccati dalle parole di una pm che ha descritto alla perfezione quello che loro, parenti della vittima, hanno dovuto subire.

«Perché è stato ucciso Luca Sacchi? Il motivo a me ad oggi sfugge. Lo zaino era nelle mani di Paolo Pirino. Il grilletto è stato premuto da Valerio del Grosso con gratuita violenza…non c’era motivo. Il proiettile ha trapassato la testa di Luca e non gli ha lasciato scampo», ha concluso la pm. Luca Sacchi merita non solo giustizia, ma anche verità. La famiglia merita di sapere perché il figlio è morto.

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