L’Iran ha accusato di complotto due giornaliste anglo-iraniane

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Ci sarà mai un articolo positivo che scriveremo sull’Iran? Dopo l’omicidio di Mahsa Amini e dopo le diverse sportive che rischiano la vita perché scelgono o semplicemente cade loro il velo, adesso al centro della cronaca ci sono due giornaliste anglo-iraniane: secondo il canale di notizie londinese Iran International, per cui le due professioniste lavorano, la polizia le ha avvertite di un complotto da parte delle forze iraniane per ucciderle. D’altronde, lo scorso mese la Federazione internazionale dei giornalisti ha fatto sapere di essere molto preoccupata per la vita dei giornalisti, imprigionati e uccisi, privati della libertà di stampa e di opinione.

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«Siamo molto preoccupati per il destino dei nostri colleghi di Evin e ricordiamo alle autorità iraniane che sono responsabili della vita dei giornalisti in prigione», disse in una nota il segretario generale dell’IFJ Anthony Bellanger, chiedendo anche «il rilascio di tutti i giornalisti che sono detenuti ingiustamente a Evin e in altre prigioni» del Paese «per aver svolto il loro lavoro». Ai tempi uno degli ultimi arresti era stato quello di una libera professionista, Mandana Sadeghi, detenuta insieme al marito nella città di Abadan.

Secondo la Coalition for Women in Journalism, circa la metà degli operatori dei media detenuti per la copertura delle proteste sono donne. CFWIJ ha confermato almeno 20 casi di giornaliste detenute in tutto il paese da quando sono scoppiate le proteste. La direttrice Kiran Nazish ha detto a VOA: «In un paese in cui le donne nei media sono in minoranza, questo è un numero significativo e riteniamo che la repressione delle giornaliste sia particolarmente legata al loro genere e al loro giornalismo. Questi arresti continuano, nonostante il fatto che anche la maggior parte dei giornalisti (e attivisti) si nasconda».

CFWIJ ha anche affermato che mentre alcuni dei giornalisti detenuti sono in grado di parlare con le loro famiglie o con gli avvocati, la maggior parte non è stata in grado di farlo. Inoltre, la famiglia e gli avvocati che cercano informazioni ricevono spesso informazioni errate dalle autorità. «Questo è stato così frequente che la maggior parte delle persone con cui siamo in contatto pensa che ciò venga fatto deliberatamente per fuorviare le famiglie e causare ulteriore angoscia». Tuttavia, le giornaliste iraniane non sono al sicuro neanche fuori dall’Iran.

Iran: giornaliste anglo-iraniane minacciate di morte

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Fonte foto: ANSA

In una dichiarazione dello scorso lunedì, l’emittente iraniano che opera in Inghilterra si è detta «scioccata e profondamente preoccupata» per le presunte minacce di morte, accusando quindi il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC) iraniano di far parte di una «escalation significativa e pericolosa» della «campagna di Teheran per intimidire i giornalisti iraniani che lavorano all’estero». Nella dichiarazione parlano del fatto che «due delle nostre giornaliste anglo-iraniane, negli ultimi giorni, sono stati informati di un aumento delle minacce nei loro confronti».

«La polizia metropolitana ha ora formalmente notificato a entrambe le giornaliste che queste minacce rappresentano un rischio imminente, credibile e significativo per la loro vita e quella delle loro famiglie», ma ovviamente non sono state nominate le professioniste per motivi di sicurezza. «Queste minacce letali ai cittadini britannici sul suolo britannico arrivano dopo diverse settimane di avvertimenti da parte dell’IRGC e del governo iraniano sul lavoro di media in lingua farsi liberi e senza censure che lavorano a Londra».

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L’IRGC è un ramo delle forze armate iraniane, fondato dopo la rivoluzione iraniana nel 1979 per ordine dell’Ayatollah Ruhollah Khomeini. È designato dagli Stati Uniti come organizzazione terroristica. Iran Internationale è invece diventata una delle fonti di riferimento per molti iraniani in cerca di notizie sulle proteste in seguito alla morte in custodia di Mahsa Amini, la donna curda iraniana di 22 anni detenuta dalla polizia morale per non aver indossato correttamente l’hijab. Entrambe le giornaliste minacciate avevano trattato questo caso.

Secondo la dichiarazione, l’emittente ha affermato che anche altri membri del suo staff sono stati avvertiti dalla polizia di minacce separate. Aggiungono poi: «ci auguriamo che il governo del Regno Unito, i governi internazionali e altre organizzazioni si uniscano a noi nel condannare queste orribili minacce e continuino a sottolineare l’importanza della libertà dei media». La polizia metropolitana di Londra ha detto alla CNN che non avrebbe commentato questioni di sicurezza protettiva in relazione a individui specifici.

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