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Erasmus+ 2025 continua a crescere: l’Italia è la seconda meta più scelta dagli studenti europei

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Erasmus+ continua a confermarsi uno dei programmi europei più importanti per le nuove generazioni. Non solo perché permette ogni anno a migliaia di studenti di partire per studiare o fare tirocinio all’estero, ma perché rappresenta ormai qualcosa di molto più grande: un’esperienza che cambia il modo di vedere il mondo, le relazioni e persino il proprio futuro. E i numeri del 2025 lo dimostrano chiaramente.

Secondo il nuovo Rapporto INDIRE su Erasmus+ 2025, in Italia sono stati assegnati oltre 272 milioni di euro a progetti dedicati a scuola, università ed educazione degli adulti. Un investimento enorme che ha coinvolto più di 92mila partecipanti, segnando un aumento del 21% rispetto all’anno precedente. Un dato che racconta non soltanto la crescita del programma, ma anche il desiderio sempre più forte delle nuove generazioni di vivere esperienze internazionali, confrontarsi con culture diverse e costruire percorsi formativi sempre più europei.

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L’Italia è tra le mete Erasmus più amate d’Europa

Tra i dati più interessanti emersi dal rapporto c’è sicuramente quello legato all’attrattività del nostro Paese. L’Italia è infatti oggi la seconda destinazione Erasmus più scelta in Europa, con oltre 40mila studenti internazionali arrivati nelle università italiane. Un risultato importante che conferma quanto il sistema universitario italiano continui ad avere un forte fascino all’estero, nonostante le difficoltà spesso raccontate dagli stessi studenti italiani.

Città come Bologna, Milano, Roma, Firenze, Padova o Torino (che, ricordiamolo, è l’Erasmus Destination of the Year, eletta durante l’ultimo Erasmus Generation Meeting a Spalato) continuano a essere mete ambitissime per gli studenti europei grazie alla qualità dell’offerta accademica, al patrimonio culturale e, ovviamente, allo stile di vita italiano, la famosa dolcevita che attira un po’ tutti gli stranieri. Ma c’è anche un altro elemento fondamentale: l’esperienza sociale.

Chiunque abbia vissuto un Erasmus sa che non si tratta soltanto di lezioni universitarie o esami (e in effetti sono molti gli studenti Erasmus che ritengono il nostro sistema universitario molto più complesso rispetto al loro). È un’esperienza umana totale fatta di convivenze, amicizie internazionali, difficoltà, indipendenza e crescita personale. Ed è probabilmente proprio questo il motivo per cui Erasmus+ continua a crescere anno dopo anno.

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Erasmus non è più solo “un semestre all’estero”

Negli anni il programma Erasmus+ è cambiato profondamente. Se un tempo veniva associato quasi esclusivamente agli studenti universitari che partivano per qualche mese, oggi coinvolge scuole, formazione professionale, educazione degli adulti, insegnanti e giovani lavoratori. I 272 milioni assegnati all’Italia nel 2025 non riguardano infatti soltanto le università, ma un enorme numero di progetti educativi e formativi.

Questo significa che sempre più persone possono accedere a esperienze internazionali che fino a pochi anni fa sembravano privilegio di pochi. E significa anche che l’idea stessa di mobilità europea sta diventando sempre più centrale nella formazione delle nuove generazioni. Per molti ragazzi e ragazze, oggi, partire all’estero non è più qualcosa di eccezionale ma quasi una tappa naturale del proprio percorso di crescita.

Da anni si parla di “Generazione Erasmus” (ne abbiamo parlato anche in questo articolo su Zerocalcare), ma forse oggi questa definizione ha ancora più senso rispetto al passato. Perché chi parte con Erasmus+ spesso sviluppa un’identità molto più europea rispetto alle generazioni precedenti: oggi non abbiamo bambini, adolescenti, giovani adulti che sono solo italiani, tedeschi, francesi, polacchi. Oggi abbiamo una generazione europea, che è vicina e apprezza l’Europa. Si abitua a vivere in ambienti multiculturali, a parlare più lingue, a costruire amicizie sparse per tutto il continente e a sentirsi a casa anche lontano dal proprio Paese.

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Non è un caso che tantissimi studenti definiscano l’Erasmus come una delle esperienze più importanti della loro vita (io, in primis). Certo, non è sempre facile. Dietro le foto perfette pubblicate sui social ci sono spesso momenti di solitudine, ansia, difficoltà economiche e senso di spaesamento. Ma è proprio attraverso queste difficoltà che moltissimi ragazzi imparano a conoscersi davvero. E forse è anche per questo che Erasmus+ continua ad avere un impatto così forte: perché non cambia soltanto il curriculum, ma cambia profondamente le persone.

Erasmus+ 2025 conferma il ruolo centrale dell’Italia in Europa

I dati del Rapporto INDIRE mostrano quindi un’Italia sempre più centrale all’interno dei programmi di mobilità europea. Non solo come Paese che manda studenti all’estero, ma anche come destinazione capace di attrarre migliaia di giovani da tutta Europa. Un risultato importante soprattutto in un periodo storico in cui si parla spesso di fuga di cervelli e crisi del sistema universitario.

L’Erasmus continua invece a raccontare un’altra realtà: quella di un’Europa che, nonostante tutto, continua a investire nella formazione, nella mobilità e nello scambio culturale come strumenti fondamentali per costruire il futuro. E guardando i numeri del 2025, è chiaro che le nuove generazioni hanno ancora voglia di partire, scoprire il mondo e sentirsi parte di qualcosa di più grande dei confini nazionali.

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Giulia, 27 anni, laureata in Filologia Italiana con una tesi sull'italiano standard e neostandard, "paladina delle cause perse" e insegnante di Italiano Lingua non materna. Presidente di ESN Perugia e volontaria di Univox. Amo scrivere, leggere, guardare serie tv e anime, nuotare, i gatti e seguire le giuste polemiche. Instagram: @murderskitty

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