Cos’è successo a Gubbio?

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Tutti parlano di Gubbio, della furia di diarrea che ha colpito la gran parte degli ospiti di un ristorante che ha servito del pesce (auto pescato dai clienti di una società di pesca) crudo non correttamente abbattuto, quindi colmo di infezioni che hanno reso i membri della società delle vittime di un attacco di dissenteria acuta, al punto che per molti è dovuto intervenire il pronto soccorso. Ovviamente, la vicenda è divenuta popolare in poco tempo online, dove girano audio e foto delle persone… in pessime condizioni. Ma è davvero andata così?

«Raga, ma la storia di queste povere persone che durante un pranzo a Gubbio si cacano addosso letteralmente… la cosa più bella che poteva accadere in Italia nel 2022», commenta un utente su Twitter. Un altro ritiene che la città già non avesse una buona fama per Don Matteo, «30.000 abitanti un morto ammazzato alla settimana. La cosa mi puzzava…certo non così tanto». Ovviamente, tutto con ironia, perché tutti siamo dispiaciuti per quello che i membri della società hanno passato, ma proprio perché nessuno ci ha lasciato le penne, possiamo permetterci di fare ironia.

Prima di vedere quello che è successo (e non successo), quindi, leggiamo insieme i migliori tweet che abbiamo letto su Twitter:

Cos’è davvero successo a Gubbio?

Alcune testate parlano di fatti avvenuti domenica scorsa, altri invece domenica 2 ottobre. I protagonisti sono sempre i membri di una società di pesca sportiva di Gubbio che si sono riuniti per una battuta di pesca al tonno e poi sono andati insieme a pranzare in un ristorante con lo stesso pesce che avevano appena pescato. E quindi cos’è andato storto? Ovviamente quando cucini o mangi del pesce (come qualsiasi tipo di carne) devi stare attento: non puoi mangiarlo non appena pescato, in particolare il tonno.

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Una delle immagini di Gubbio che gira online

Alcuni membri della società però avrebbero deciso di ingurgitare il pesce crudo, e la conseguenza è stata una scarica di diarrea incontrollabile. In alcuni degli audio che giravano inizialmente su Whatsapp e poi anche sugli altri social, qualcuno, poiché i bagni del ristorante erano tutti piedi, ha dovuto fare la cacca… negli angoli del ristorante, altri se la sono fatta addosso, qualcun altro è svenuto e mentre sveniva era in preda alla diarrea, qualcuno ha cercato di scappare ma mentre era in auto è svenuto coinvolgendo altre auto in un incidente. Insomma, delle scene definite “apocalittiche“.

Quello che fa storcere il naso in questa storia è in primis la tempistica: Gubbio non è sul mare, quindi per pescare il tonno bisogna raggiungere o il litorale toscano o quello laziale, poi bisogna prendere una barca e andare al largo. Secondo i giornalisti di TGCom24, non è una battuta che si può fare in una giornata. In secundis, i ristoratori potrebbero essere denunciati, in quanto nessuno dovrebbe accettare di servire delle pietanze i cui ingredienti sono portati da casa, dovendo tracciare tutto il cibo che portano a tavola.

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Una delle immagini di Gubbio che gira online, ma in realtà è di una vecchia recensione

In più, per servire il pesce crudo, prima deve essere abbattuto, quindi portato a una temperatura di -20° centigradi per almeno 24 ore. In alternativa si potrebbe tenere il pesce in un comune freezer per almeno 96 ore. Un ristoratore davvero è pronto a prendersi questa responsabilità o comunque non è consapevole di cosa comporti mangiare del pesce crudo? E perché non c’è una versione ufficiale da parte di forze dell’ordine o sanitari del 118? Questo è quello per cui la vicenda di Gubbio, per quanto ci abbia fatto sorridere, fa storcere il naso. La Repubblica comunque fa sapere che il Centro di salute della cittadina e la Usl Umbria 1 sono al lavoro per ricostruire la vicenda.

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