La vita non è una gara, e il sonno è importante

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Credetemi, è uno strazio anche per me tornare ogni tot settimane a dover sottolineare l’importanza del non prendere la vita e l’università come una costante gara a chi si laurea per primo, ma se trovo nei miei DM il link a un articolo in cui una ragazza, neo laureata in medicina, afferma che «per me il sonno è tempo perso» e viene persino esaltata per il suo stile di vita chiamiamolo frettoloso, perdonatemi ma non posso non scriverne ancora, e ancora, e ancora, finché davvero non entrerà nella testa di tutti i giornalisti che prima parlano degli studenti che si suicidano e poi due giorni dopo di quelli che si laureano in tempo record, che il problema sono anche loro.

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Carlotta Rossignoli mentre fa after studiando dalle 2 alle 6 a Sharm El Sheikh

Sapete, in genere scrivo sempre: non vado contro gli studenti che si laureano in tempi record, complimenti e blablabla, la realtà però è che il caso di cui parlo oggi è molto particolare. Parliamo di una ragazza, definita dalle testate come «modella e medico a 23 anni», molto sicura di se stessa e delle sue capacità (e spero anche del suo privilegio da persona benestante), che letteralmente promuove uno stile di vita non raggiungibile da tutti perché non tutti dopo ore di mezzi pubblici, dopo aver lavorato per ore, e dopo aver anche dedicato del tempo allo studio e all’università, riescono a non dormire.

E, perdonatemi se lo dico, ma personalmente un medico che ritiene che il sonno sia tempo perso, mi atterrisce.

È davvero difficile per me, che cerco costantemente di sensibilizzare su come sia importante per ogni studente universitario seguire la propria strada con i propri tempi senza sentirsi in competizione con gli altri e senza pensare di essere sbagliati e inadeguati se si conclude l’università in fuoricorso o se si arriva alla situazione di dover fare una rinuncia agli studi, non essere critica nei confronti di una collega universitaria che ritiene di esser stata aiutata dal «fatto di dormire poco» perché per lei «il sonno è tempo perso».

E soprattutto, è difficile per il messaggio di una vita fatta di corsa. Parla di non perdere tempo, di studiare «dalle 6 del mattino alle 2 di notte», ma poi apri il suo profilo Instagram ed è pieno di foto in costume, dove si riposa, si rilassa, viaggia in luoghi che noi studenti comuni che piangiamo quando arriva una bolletta non possiamo vedere neanche con il binocolo. Ovviamente non voglio dire che sia una bugiarda, tantomeno voglio sminuire il suo percorso di studi. Ma voglio solamente dire che il messaggio che fa trapelare dalle tante interviste che ha pubblicato sul suo profilo Instagram è completamente, assolutamente, terribilmente, sbagliato.

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La storia di Carlotta Rossignoli non deve essere uno stimolo ma una denuncia alla cultura della fretta delle università italiane

Prendiamo l’intervista al Corriere della Sera rilasciata dalla neo dottoressa. In primis, ha concluso la maturità classica in quattro anni, con il massimo dei voti e con un anno in anticipo. Poi ha iniziato Medicina, e anche questa finita in cinque anni, quindi un anno prima del previsto, all’Università privata Vita-Salute San Raffaele di Milano (perché la maggioranza degli studenti che si laurea in tempi record ha frequentato università private? Forse c’è un problema nelle pubbliche che invece sprona gli studenti ad andare fuoricorso con pochi appelli e segreterie inefficienti?).

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Carlotta Rossignoli il giorno della sua laurea (foto dal suo Instagram)

«Non ho perso tempo, non perdo mai tempo. È stata impegnativa anche perché il corso era tutto in inglese», ha detto al Corriere la studentessa descritta poi come «una delle più giovani laureate d’Italia in Medicina», «con grande sorpresa di chi pensava si fosse un po’ persa per strada vedendola transitare quotidianamente su Instagram con video gioiosi dai posti più disparati: saune, palestre, chalet di montagna» e tutti gli altri luoghi che noi studenti delle università pubbliche che dobbiamo lavorare o dobbiamo contare su una borsa di studio possiamo vedere solo in foto.

Insomma, a parte questo, il giornalista vuole far intendere che Carlotta proprio non si è persa niente: nonostante una grande vita sociale (ma niente fidanzato, non è una sua priorità e non dedica del tempo a qualcuno per cui non ne vale la pena), è riuscita comunque a diplomarsi e laurearsi in tempo record, perché, e qui cito lei, è determinata e si organizza, oltre ad avere «una famiglia stupenda che mi supporta in tutto. Sono figlia unica e mamma e papà si sono dedicati molto a me». Ce ne fosse uno che dicesse che è mantenuto dai genitori e quindi non ha avuto la necessità di dover lavorare per pagare gli studi come invece tanti altri studenti devono fare.

Poi, la bomba: «mi aiuta poi il fatto di dormire poco, per me il sonno è tempo perso». Io dalla mia laurea triennale in lettere classiche di certo non posso giudicare a livello medico quanto sbagliata sia quest’affermazione per una studentessa di medicina, ma pongo una domanda: nel corso, non so, di neurologia, non dovrebbe esserci una lezione dedicata ai disturbi del sonno e a quanto sia importante dormire per l’organismo?

E la stampa italiana che condivide questo messaggio senza neanche fare un commento a riguardo, che messaggio sta cercando di far passare? Ce l’hanno già pronto il prossimo articolo per lo studente universitario che si suicida nel presunto giorno della laurea?

Con L’Arena poi Carlotta aggiunge che «quando ho presentato la domanda di laurea, erano tutti piuttosto stupiti: mi hanno confermato che la richiesta ben più frequente è quella di allungare i tempi», ma il suo mantra è «non perdiamo tempo». A questo punto mi chiedo: cosa significa per Carlotta Rossignoli perdere tempo? Dormire? Dedicarsi a se stessi? Riposarsi? Stare mentalmente bene? Avere una vita sociale? Un fidanzato o una fidanzata? Avere un giorno in cui non si fa proprio nulla e ci si allontana dallo studio?

Oppure soffrire di depressione, dover lavorare per pagarsi gli studi, avere delle malattie che non ti permettono di dare il massimo ogni giorno? Cosa significa perdere tempo per Carlotta e per tutte le testate che hanno condiviso il suo messaggio come se fosse corretto e non intrinseco di tossicità e di cultura della fretta?

Ragazzi, sinceramente, basta. Quando ho letto la storia di questa neo dottoressa sono rimasta delusa perché ancora una volta si è persa l’occasione di denunciare un sistema universitario che in Italia non funziona (a meno che, a quanto pare, non frequenti un’università privata), perché le testate, quelle stesse testate che condividono notizie di studenti che si suicidano, potrebbero dire tantissime cose in queste occasioni, e invece continuano semplicemente a dare voce a chi non si rende conto del proprio privilegio sociale ed economico.

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Studenti a Perugia che manifestano per i 600 posti letto di cui sono stati privati dall’Adisu e dalla Regione

Siamo in crisi abitativa, in molti hanno dovuto fare la rinuncia agli studi perché non trovano una casa in cui vivere, altri stanno vivendo in buchi che pagano come una villa, alcuni rinunceranno al riscaldamento perché non si possono permettere le bollette, altri ancora devono accettare lavori in nero pur di portare qualcosa a casa e potersi permettere di continuare a studiare per un futuro che, si spera, sarà migliore, e magari anche di poter lavorare nell’ambito per cui si ha sprecato tanto tempo, soldi ed energie.

Qualche settimana fa un tetto di un’aula magna di un’università è crollato e se n’è parlato per un giorno, parlando addirittura di miracolo come se fosse normale che un tetto crolli dal nulla. Il Ministero dell’Istruzione è divenuto Ministero dell’Istruzione e del Merito, ma quale merito? Il merito di essere ricchi? Di potersi permettere di studiare? Perché non lo chiamiamo Ministero dell’Istruzione e del Fallimento, visto che le università private funzionano molto meglio di quelle pubbliche?

Cari ragazzi, cari studenti universitari, non vi preoccupate. Il problema non siete voi che vi laureate in fuoricorso, che non riuscite a trovare il tempo per studiare, che siete psicologicamente distrutti da questa società che ci preferisce morti piuttosto che fuoricorso o con la rinuncia agli studi, che siete sommersi da quest’articoli tossici con percorsi di vita irraggiungibili per chi non ha già una buona base economica, che ogni tanto volete solo chiudere gli occhi e trovare pace nel sonno.

Che non decidete di non dormire per studiare, ma che non riuscite a dormire a causa dei troppi pensieri, dell’ansia, della depressione, di tutta questa pressione che non ci fa respirare come se ci trovassimo in un limbo in cui se ci fermiamo, ci sentiamo in colpa perché è così che ci hanno insegnato: più vai veloce, più sei migliore degli altri. Fermati, respira, piangi, urla, corri, prendi a pugni qualcosa, guarda una serie tv, un film, un anime, leggi un libro, fai qualsiasi cosa ti faccia stare bene e non sentirti in colpa perché una Carlotta Rossignoli ritiene che il sonno sia tempo perso.

Percorri la tua strada, cadi, arrabbiati e piangi per quei normalissimi fallimenti, ma ricorda sempre che tu non sei uno di loro. Poi rialzati, e cadi ancora, e ancora, e ancora, perché è normale. È normale cadere, e rialzarsi, e cadere ancora, e rialzati sempre. Prima o poi l’università finirà, ma non finire te stesso a causa del tuo percorso di studi.

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