Il blocco dello scrittore

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Tre anni fa acquistavo il dominio di Cup of Green Tea, che inizialmente era Cup of Tea. Da quel giorno, non c’è stata una singola giornata in cui io non abbia postato un singolo articolo, anche quando ero tanto stanca e non ce la facevo proprio. Il blog veniva prima della mia salute mentale e, nonostante scrivere sia davvero una mia passione, ha finito per sfinirmi e per farmi cadere nel cosiddetto blocco dello scrittore. Ci sono tante cose di cui vorrei parlare, tanti drama di cui voglio scrivere, tante polemiche da accendere… Ma poi apro un foglio bianco, e resta tale.

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Da quando sono adolescente ho aperto e chiuso tantissimi blog, che erano più dei diari segreti. Mi mettevo lì e polemizzavo su quel che accadeva nella mia vita, tutto clamorosamente in anonimo. Poi dopo qualche settimana li chiudevo perché non avevo più niente da dire, e in realtà credevo anche che a nessuno interessasse quello che avevo da dire. Ma poi Cup of Green Tea è diverso. Ho aperto questo blog perché volevo fare qualcosa per me, e perché qualcuno che mi vuole tanto bene credeva che fosse la cosa giusta da fare. Ed è stato così.

All’inizio non ho avuto pochi problemi, domande su quanto tempo mi avrebbe preso, se ne fossi all’altezza, addirittura accuse di copiare. Ma ho sempre continuato sulla mia strada senza mai guardare indietro, e mi ha portato tante soddisfazioni. Scrivere mi piace, scrivere mi fa sentire me stessa, scrivere mi fa sentire di avere una voce e che a qualcuno davvero importa della mia voce.

Piano piano, lo staff di Cup of Green Tea è aumentato: qualcuno è un fantasmino, qualcuno compare all’improvviso e poi scompare di nuovo, e qualcuno invece è tanto costante. Quello che però tutte le persone che hanno accesso a questo blog hanno in comune, è la passione per quel che si scrive. È il farlo perché si vuole farlo e non perché si deve, ed è perché questo che non sto scrivendo costantemente da settimane, forse mesi. Mi sono sentita come se dovessi farlo anche quando non volevo.

Come aggiro il blocco dello scrittore?

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Vorrei davvero dire di saper rispondere a questa domanda, ma la realtà è che ancora devo scoprirlo. Forse mi basterà concludere finalmente gli studi e dedicarmi nuovamente alla scrittura e alle polemiche che tanto – troppo – mi piacciono. O semplicemente dovrei riorganizzare il mio tempo e darmi delle priorità: lezioni – studio – tesi – rappresentanza studentesca / volontariato – scrivere. Vorrei mettere prima la scrittura, ma non sarebbe egoista considerando che nella rappresentasca e il volontariato studentesco sono coinvolte altre persone?

In questo momento mi trovo all’aeroporto di Roma Fiumicino, sto tornando a Perugia e ammetto di avere non poca ansia. La sessione di gennaio la sento sempre molto di più rispetto a quella di giugno, e sarà che è perché a giugno non ho tempo di fare un minuto di pausa e quindi in un certo senso non perdo l’abitudine dello stress e del fare diecimila cose insieme. A gennaio invece mi sono fermata. Volente o nolente, quei tre/quattro giorni senza studiare te li devi fare.

Dovrei creare degli obiettivi, magari? Ridurli? Non pretendere di scrivere nuovamente quattro articoli al giorno senza sosta, ma magari almeno uno a settimana e quando succede qualcosa di rilevante. Ad esempio, sapete quanto vorrei parlare del corteo di fasci e dell’assordante silenzio della nostra politica che però ha aperto fin troppo bocca nel Chiara Ferragni Gate? Questa classe politica così interessata ai gossip, alle ricette di cucina, alla famiglia, a dire ai giovani cosa devono fare quando loro o non sono sposati o hanno solo un figlio nonostante ne possano mantenere dieci o non hanno neanche una laurea.

E quanto avrei voluto scrivere proprio di questo, di come ci dicano che dobbiamo fare figli, che il nostro obiettivo deve essere quello di essere madri e non persone indipendenti e con un lavoro. Ci dicono tante cose, ma restano solo parole. Perché se io devo fare un figlio a 18 anni, significa che l’università non riesco a frequentarla, e se la frequento, finisco comunque in fuori corso e questo significa tasse in più e altri soldi che se ne vanno. Se non frequento l’università o comunque dei corsi di specializzazione, molto probabilmente non riuscirò a ottenere il lavoro che desidero, e il figlio come lo mantengo? Con dieci Ave Maria?

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Ci sarebbe così tanto da dire, così tanto di cui avrei voluto parlare. Percy Jackson, ad esempio. L’avete visti i primi episodi della nuova serie? Quanto sono belli? Percy mi ha convinta davvero tanto, e soprattutto Grover è un tesoro che merita solo cose belle. Tra l’altro io ho letto i libri, quindi per tutti gli episodi sono stata: aspetta ma questa cosa c’era nei libri ma nei vecchi film? E quindi alla fine ho una confusione assurda in testa. E The Crown? Con quel finale magistrale, con tutte e tre le attrici che mi hanno fatto venire i brividi. E Netflix che fa un reboot serie tv di One Day? Di quello, credetemi, ne parleremo.

E poi Threads? Sapete che non l’ho scaricato e non so se lo farò? Onestamente non mi attira per niente come social, sarà che sono fedele a Twitter (sì, Twitter, non X) e che mi sembra solo un ammasso di persone cattive e represse che hanno voglia di insultare le altre persone per hobby e l’ultima cosa di cui ho bisogno è qualcuno che mi insulti semplicemente perché sono una donna, ma non credo che lo scaricherò. Vedremo in futuro, soprattutto perché sapete (in particolare chi su Instagram mi scrive per la recensione sui social/app) che amo recensire i social e le app.

Supererò questo blocco dello scrittore, lo farò perché voglio tornare a scrivere, voglio tornare a fare polemica, voglio tornare a dire le mie opinioni e voglio che qualcuno le legga. E no, non mi importa di Instagram. Io sono una blogger, lo sono da ancor prima che avessi Facebook o Twitter o Instagram o qualsiasi altro social. Non sono una content creator, è un nome che non mi si addice, tantomeno influencer che non commento neanche. L’idea di qualcuno che influenza qualcun altro mi fa venire il ribrezzo.

Per cui, concludo qui questo articolo che è quasi un intermezzo fra gli articoli dell’altra Giulia, che voi conoscete come Pillow e che da sola sta facendo davvero tanto mentre la sua senpai (posso autochiamarmi così?) si trova in un periodo in cui vorrebbe tanto scrivere, ma non riesce. A presto.

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