Afghanistan: Airbnb ospiterà 20k rifugiati afghani

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Ancora una volta Airbnb è più attuale che mai. Dopo essersi schierato contro le rivolte del 6 gennaio a Capitol Hill e aver aiutato le forze dell’ordine nel riconoscere le persone che hanno usato l’applicazione nella zona nei giorni della rivolta, ha anche deciso di dare una mano alle persone che da quasi due settimane stanno scappando dall’Afghanistan dopo la presa dei talebani. Vi ricordo che anche voi potete aiutare le persone afghane in diversi modi, trovate qui tutti i siti dove donare e le petizioni da firmare.

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«A partire da oggi, Airbnb inizierà ad ospitare gratuitamente 20.000 rifugiati afgani in tutto il mondo», così ha scritto Brian Chesky, CEO della società americana che gestisce online alloggi per vacanza e attività turistiche. «Mentre pagheremo per questi soggiorni, non potremmo farlo senza la generosità dei nostri proprietari. Per far sì che ciò accada, stiamo lavorando a stretto contatto con http://Airbnb.org, ONG e organizzazioni partner sul campo per supportare i bisogni più urgenti», scrive ancora.

Spiega poi che «se sei disposto a ospitare una famiglia di rifugiati, contattaci e ti metterò in contatto con le persone giuste qui per realizzarlo! Lo sfollamento e il reinsediamento dei rifugiati afgani negli Stati Uniti e altrove è una delle più grandi crisi umanitarie del nostro tempo. Sentiamo la responsabilità di fare un passo avanti. Spero che questo ispiri altri leader aziendali a fare lo stesso. Non c’è tempo da perdere», conclude. Vediamo quindi gli altri dettagli su quest’iniziativa, presenti sul sito ufficiale.

Airbnb ospiterà i rifugiati afghani

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«Negli ultimi anni la comunità di Airbnb ha aperto le proprie porte a chiunque ne avesse bisogno. Airbnb.org – un’organizzazione indipendente senza scopo di lucro dedicata a supportare le persone in difficoltà offrendo soggiorni temporanei – ha contribuito a dare rifugio alle persone sfollate a causa di disastri naturali e ha offerto centinaia di migliaia di alloggi ai lavoratori in prima linea durante la pandemia di COVID-19», così inizia il lungo post sul blog ufficiale, sottolineando che anche in questa occasione scenderanno in campo ad aiutare.

Proprio in base agli avvenimenti dell’ultima settimana in cui è divenuto evidente a tutti come debbano essere espatriati quanti più afghani possibili, negli USA come anche in tutto il mondo, «Airbnb e Airbnb.org annunciano oggi che Airbnb.org fornirà alloggi temporanei a 20.000 rifugiati afgani in tutto il mondo; l’iniziativa sarà finanziata attraverso i contributi ad Airbnb.org da parte di Airbnb e Brian Chesky, così come dai donatori del Fondo per i rifugiati di Airbnb.org.»

«Decine di migliaia di rifugiati afgani si stanno muovendo in tutto il mondo, e  il luogo in cui soggiornano sarà il primo capitolo delle loro nuove vite. Per questi 20.000 rifugiati, la mia speranza è che la comunità Airbnb offra non solo un posto sicuro per riposare e ricominciare, ma anche un caldo benvenuto a casa».

Brian Chesky, CEO e co-founder di Airbnb
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A pagare gli alloggi quindi sarà l’azienda insieme al suo CEO, Brian Chesky, collaborando «da vicino con i partner e le agenzie di reinsediamento per andare dove c’è bisogno e adattare questa iniziativa e il nostro supporto in base alle necessità», incitando anche tutti i membri della community globale a fare lo stesso. Tra l’altro già la scorsa settimana il sito dell’azienda ha «fornito finanziamenti di emergenza e supporto all’International Rescue Committee (IRC), HIAS e Church World Service per fornire soggiorni temporanei immediati tramite la piattaforma Airbnb a 1.000 rifugiati afgani in arrivo», lavorando con i partner per ospitare 165 rifugiati.

«Mentre l’IRC aiuta ad accogliere e ricollocare i rifugiati afghani negli Stati Uniti, gli alloggi accessibili sono un bisogno urgentemente necessario ed essenziale. Siamo grati ai nostri partner per aver offerto ancora una volta il loro sostegno e le loro infrastrutture per far fronte a questo momento, fornendo luoghi sicuri e accoglienti per le persone e le famiglie in arrivo negli Stati Uniti per iniziare a ricostruire le loro vite.»

David Miliband, Presidente e CEO dell’International Rescue Committee

Autore

  • Giulia, 22 anni, blogger. Amo scrivere, leggere, guardare serie tv e anime, i gatti e seguire le giuste polemiche. Instagram: @murderskitty

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