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Euphoria 3×07 è il punto di non ritorno: disgustoso, caotico e completamente fuori controllo

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[ATTENZIONE SPOILER MOLTO IMPORTANTE DELL’EPISODIO 7 DELLA TERZA STAGIONE DI EUPHORIA, NON LEGGERE SE NON HAI ANCORA VISTO L’EPISODIO]

Con il settimo episodio della terza stagione, Euphoria smette definitivamente di fingere di essere una storia sulla crescita, sull’adolescenza o persino sulla dipendenza. “Rise and Shine” è un episodio che sembra voler trascinare tutti i personaggi dentro un inferno sempre più grottesco e autodistruttivo, fino a trasformare la serie quasi in un thriller horror delirante pieno di corpi, droga, violenza e persone completamente incapaci di salvarsi da sole. Ed è probabilmente l’episodio più estremo che Sam Levinson abbia mai scritto per la serie.

Perché sì, Euphoria è sempre stata eccessiva. Ma qui si supera un limite molto preciso: quello in cui il disgusto prende completamente il posto dello shock estetico. La morte di Nate Jacobs, il caos criminale che coinvolge Rue, Cassie sempre più disperata e Maddy finalmente costretta a guardare in faccia la realtà trasformano questo episodio in qualcosa di quasi nauseante da guardare. E sinceramente? Credo fosse esattamente l’obiettivo di Levinson. 

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Cosa è successo nel settimo episodio di Euphoria

Nate muore in una scena sinceramente disgustosa

Partiamo dalla cosa più importante: Nate Jacobs è morto. E no, non è stata una morte “iconica”, “poetica” o “cinematografica” come probabilmente una parte del fandom si aspettava. È stata una scena orribile, sporca, disturbante e sinceramente difficile da guardare (io ho avuto conati di vomito, non ironicamente – sarà comunque che ho guardato quest’episodio di Euphoria mentre pranzavo, pessima scelta).

Dopo essere stato sequestrato e sepolto vivo da Naz per i suoi debiti, Nate finisce intrappolato dentro una bara sotterranea con soltanto un tubo per respirare. Ed è lì che la serie decide di trasformarsi praticamente in un horror psicologico: un serpente a sonagli entra nel tubo e lo morde al collo, lasciandolo morire lentamente sotto terra. 

Quando finalmente il corpo viene dissotterrato, la scena è volutamente repellente. Il cadavere di Nate è già gonfio, decomposto, quasi irriconoscibile, mentre Cassie urla disperata davanti alla bara aperta. È una sequenza che non cerca minimamente di rendere “cool” la morte del personaggio. Anzi, sembra quasi voler punire lo spettatore per aver passato anni a romanticizzare Nate Jacobs solo perché interpretato da Jacob Elordi.

E credo sia proprio qui che l’episodio diventa interessante. Perché Levinson sembra voler dire chiaramente una cosa: Nate non meritava una morte elegante. Nate era marcio dentro da sempre, e quindi la serie gli regala una fine fisicamente marcia, degradante, disgustosa.  Il problema è che la scena è talmente estrema da risultare quasi comica per quanto è sopra le righe. A un certo punto non sai più se dovresti essere sconvolto o semplicemente esausto. E sicuramente arrabbiato, perché la sua storyline, di base, non si è minimamente mossa in questa stagione.

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Cassie è diventata la caricatura di sé stessa

Se c’è un personaggio che questa stagione sta completamente distruggendo, quello è Cassie. Ormai ogni sua scena sembra costruita attorno all’umiliazione continua del personaggio. E in questo episodio si raggiunge forse il punto più basso. Cassie passa praticamente tutta la puntata a rincorrere disperatamente una versione della fama e dell’amore che non esiste, comportandosi in maniera sempre più imbarazzante e autodistruttiva.

La serie ormai la tratta quasi come una tragedia vivente: una ragazza incapace di esistere senza essere desiderata da qualcuno. E il problema è che Euphoria continua a spingere questo concetto fino al ridicolo. In una scena assurda, Cassie registra contenuti sessuali mentre valuta fotografie di genitali maschili, mentre in un’altra viene letteralmente trascinata e sequestrata dagli uomini di Naz come se fosse un personaggio qualunque dentro una serie crime. 

Sydney Sweeney, per quanto non la stimiamo come persona, resta bravissima, probabilmente l’unica ragione per cui il personaggio non collassa completamente su sé stesso. Ma la scrittura di Cassie ormai sembra intrappolata in un loop infinito di disperazione, sesso, pianti e umiliazioni pubbliche. E sinceramente inizia anche a diventare frustrante da guardare. Perché a differenza delle prime stagioni, qui non c’è più alcuna reale profondità nel suo arco narrativo. C’è soltanto sofferenza estetizzata.

Maddie finalmente capisce in cosa si è cacciata

La parte più interessante dell’episodio riguarda probabilmente Maddie. Per tutta la stagione Alexa Demie ha interpretato una Maddie molto più fredda, distante e quasi anestetizzata emotivamente. Ma in questo episodio finalmente il personaggio sembra rendersi conto di quanto sia diventato pericoloso il mondo in cui si è infilata.

Quando cerca l’aiuto del mafioso Alamo per salvare Cassie e Nate, Maddie attraversa praticamente un punto di non ritorno morale. La vediamo muoversi tra criminali, armi, soldi sporchi e uomini pronti a uccidere chiunque senza pensarci due volte. Ed è probabilmente la prima volta dopo tanto tempo che Maddie sembra davvero spaventata, e purtroppo temo davvero la sua sorte per il finale di stagione.

Per anni il personaggio ha vissuto relazioni tossiche, violenza e manipolazione credendo comunque di avere il controllo della situazione. Ma qui capisce finalmente che nessuno ha il controllo. Non Nate. Non Cassie. Non Rue. Nessuno. E infatti la scena finale davanti al corpo di Nate sembra quasi segnare la fine definitiva dell’illusione glamour di Euphoria. Non c’è niente di sexy in quello che stanno vivendo questi personaggi. Non c’è niente di romantico. C’è solo trauma.

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Rue continua a sembrare una bomba pronta a esplodere

E poi c’è Rue, che continua a essere la mina vagante assoluta della stagione. La cosa più inquietante è che la serie continua a costruire attorno a lei una sensazione costante di morte imminente. Ogni episodio sembra suggerire che Rue sia destinata a non arrivare viva al finale. E anche qui la vediamo infilarsi sempre più dentro un mondo criminale che ormai la sta divorando completamente. 

Le sue scene con Laurie e con il giro criminale sono ormai quasi insostenibili da guardare, perché trasmettono continuamente l’idea che Rue abbia superato un limite da cui non si può più tornare indietro. Non è più soltanto una ragazza dipendente. È una persona completamente persa dentro una rete di violenza, debiti e manipolazioni.

Zendaya continua a essere incredibile proprio perché riesce ancora a rendere Rue umana anche quando la sceneggiatura la trasforma praticamente in un fantasma ambulante. Ma il problema è che la serie sembra ormai interessata molto più alla distruzione estetica del personaggio che al suo reale percorso emotivo.

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Jules è praticamente sparita dalla serie

Il problema più frustrante di tutta questa terza stagione è l’assenza di Jules, forse comunque l’unica che al momento non ha niente a che fare con mafia e droghe. È tuttavia assurdo pensare che uno dei personaggi più importanti dell’intera identità emotiva di Euphoria sia ormai ridotto quasi a comparsa occasionale. Hunter Schafer appare pochissimo, parla pochissimo e soprattutto non sembra più avere alcun vero impatto sulla storia. 

La relazione tra Rue e Jules era il cuore emotivo della serie nelle prime stagioni. Tossica, intensa, complicata, ma comunque centrale. Adesso invece sembra quasi che Euphoria non sappia più cosa farsene di Jules. E si sente tantissimo. Perché senza quel rapporto, la serie perde anche gran parte della propria vulnerabilità emotiva. Rimane soltanto il caos, la violenza, la droga e l’estetica del trauma continuo.

Euphoria ormai sembra voler soltanto scioccare

Il problema più grande di questa stagione è probabilmente proprio questo: la sensazione che Sam Levinson stia continuamente cercando di superare sé stesso in termini di shock visivo e tragedia, dimenticandosi però dei personaggi. La morte di Nate è emblematica. È scioccante? Sì. È disturbante? Assolutamente. Ma è anche il simbolo perfetto di una serie che ormai sembra voler provocare nausea più che emozione.

Euphoria resta visivamente incredibile, piena di interpretazioni fortissime e momenti che internet discuterà per settimane. Ma ormai sembra sempre più una serie intrappolata nella propria ossessione per l’estremo. E guardando questo episodio, la sensazione più forte non è stata la tristezza. È stata la stanchezza.

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Giulia, 27 anni, laureata in Filologia Italiana con una tesi sull'italiano standard e neostandard, "paladina delle cause perse" e insegnante di Italiano Lingua non materna. Presidente di ESN Perugia e volontaria di Univox. Amo scrivere, leggere, guardare serie tv e anime, i gatti e seguire le giuste polemiche. Instagram: @murderskitty

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