“Non si chiami difesa un riarmo che impoverisce”: il Papa critica apertamente l’Europa

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Nel pieno delle tensioni internazionali, delle guerre e dell’aumento delle spese militari in tutta Europa, il Papa ha deciso di intervenire con parole che stanno facendo parecchio discutere. Durante una visita all’università La Sapienza di Roma, Papa Leone ha criticato apertamente la corsa europea agli armamenti e il modo in cui viene raccontata politicamente. La frase che ha attirato immediatamente l’attenzione è stata: “Non si chiami difesa un riarmo che impoverisce.

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Foto di Cecilia Fabiano/ LaPresse

Parole molto dirette, che arrivano in un momento in cui sempre più governi europei stanno aumentando enormemente gli investimenti militari dopo gli ultimi conflitti internazionali e le tensioni geopolitiche legate a Russia, Ucraina, NATO e Medio Oriente. E il messaggio del Papa sembra abbastanza chiaro: parlare continuamente di “sicurezza” rischia di nascondere il fatto che enormi quantità di denaro pubblico vengono spostate verso armi e difesa mentre milioni di persone continuano a vivere precarietà economica, crisi sociali e difficoltà quotidiane.

A chi è più adulto il malessere giovanile domanda: ‘Che mondo stiamo lasciando?’. Un mondo purtroppo storpiato dalle guerre e dalle parole di guerra. Si tratta di un inquinamento della ragione, che dal piano geopolitico invade ogni relazione sociale.

Papa Leone ha parlato anche di tecnologia, guerra e disumanizzazione

Secondo quanto riportato da Euronews, il Pontefice ha criticato non soltanto il riarmo europeo, ma anche il modo in cui la guerra contemporanea sta diventando sempre più tecnologica e distante dall’esperienza umana reale. Il riferimento è abbastanza evidente: droni, sistemi automatizzati, intelligenza artificiale militare e nuove tecnologie stanno trasformando il modo in cui vengono combattuti i conflitti. E il Papa sembra voler mettere in discussione proprio questa normalizzazione continua della guerra dentro il dibattito politico europeo.

«Quanto sta avvenendo in Ucraina, a Gaza e nei territori palestinesi, in Libano, in Iran descrive la disumana evoluzione del rapporto fra guerra e nuove tecnologie in una spirale di annientamento. Occorre vigilare sullo sviluppo e l’applicazione delle intelligenze artificiali in ambito militare e civile, affinché non de-responsabilizzino le scelte umane e non peggiorino la tragicità dei conflitti», ha affermato ancora il Papa.

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Negli ultimi mesi infatti l’Europa ha accelerato enormemente i propri piani di difesa comune. Il progetto “ReArm Europe”, sostenuto dalla Commissione Europea, punta a mobilitare centinaia di miliardi di euro per rafforzare le capacità militari del continente. E per molti osservatori le parole del Pontefice sembrano essere anche una critica indiretta a questa nuova direzione politica dell’Unione Europea.

La parte più interessante del discorso è probabilmente proprio questa: il tentativo di mettere in discussione il linguaggio che viene usato attorno alla guerra. Quando il Papa dice che «nell’ultimo anno la crescita della spesa militare nel mondo, e in particolare in Europa, e’ stata enorme: non si chiami ‘difesa’ un riarmo che aumenta tensioni e insicurezza, depaupera gli investimenti in educazione e salute, smentisce fiducia nella diplomazia, arricchisce elite cui nulla importa del bene comune», sta implicitamente sostenendo che non tutto ciò che viene presentato come “protezione” produca davvero sicurezza per la popolazione.

Anzi, secondo questa visione, investire continuamente in armi mentre aumentano disuguaglianze, crisi abitative, precarietà economica e difficoltà sociali rischia di creare società ancora più fragili e instabili. Ed è un discorso che inevitabilmente divide moltissimo l’opinione pubblica europea. Negli ultimi due anni il tema del riarmo è diventato centrale praticamente ovunque nel dibattito europeo. Dopo il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca e le continue tensioni internazionali, molti governi UE stanno aumentando rapidamente le spese militari.

La Commissione Europea ha già approvato nuovi strumenti finanziari dedicati alla difesa comune, mentre diversi Stati membri stanno spostando miliardi verso eserciti, tecnologie militari e industria bellica. E contemporaneamente, però, l’Europa continua ad affrontare:

  • inflazione
  • crisi del costo della vita
  • tagli sociali
  • problemi abitativi
  • aumento delle disuguaglianze

Ed è probabilmente proprio questa contraddizione che il Papa ha deciso di evidenziare pubblicamente.

Ha anche parlato della salute mentale degli studenti: «Non dobbiamo nasconderci che molti giovani stanno male. Per tutti ci sono stagioni difficili; qualcuno però può avere l’impressione che non finiscano mai. Oggi questo dipende sempre più dal ricatto delle aspettative e dalla pressione delle prestazioni. È la menzogna pervasiva di un sistema distorto, che riduce le persone a numeri esasperando la competitività e abbandonandoci a spirali d’ansia. Proprio questo malessere spirituale di molti giovani ci ricorda che non siamo la somma di quel che abbiamo, né una materia casualmente assemblata di un cosmo muto. Noi siamo un desiderio, non un algoritmo!».

Online le reazioni sono già molto polarizzate

Come prevedibile, le parole del Pontefice hanno generato reazioni fortissime. Da una parte c’è chi ha accolto il discorso come una delle poche critiche realmente coraggiose al clima militarista che si sta diffondendo in Europa negli ultimi anni. Sui social moltissime persone hanno condiviso la frase del Papa sostenendo che il continente stia investendo sempre più nella guerra mentre welfare, sanità, istruzione e diritti sociali continuano a essere indeboliti.

Dall’altra parte invece non sono mancate le critiche. Alcuni commentatori politici hanno accusato il Papa di avere una visione ingenua della situazione internazionale, sostenendo che il riarmo europeo sia ormai inevitabile davanti alle minacce globali attuali. Ed è probabilmente proprio questo il nodo centrale del dibattito contemporaneo: dove finisce la difesa legittima e dove inizia invece una spirale permanente di militarizzazione?

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Intanto la rettrice Polimeni ha affermato nel suo discorso di introduzione: «La vostra Università si caratterizza come polo d’eccellenza in diverse discipline e, al contempo, per il suo impegno in favore del diritto allo studio, anche di chi ha minori disponibilità economiche, delle persone con disabilità, dei detenuti e di chi è fuggito da zone di guerra. Ad esempio, apprezzo molto che la Diocesi di Roma e la Sapienza abbiano firmato una convenzione per l’apertura di un corridoio umanitario universitario dalla striscia di Gaza».

La sensazione è che l’Europa stia diventando sempre più dominata dalla paura

Guardando il clima politico degli ultimi mesi, la sensazione generale è che il continente europeo stia vivendo una fase di enorme smarrimento. Guerra in Ucraina, tensioni con la Russia, crisi energetiche, instabilità in Medio Oriente e il ritorno di Trump stanno spingendo moltissimi governi verso politiche sempre più aggressive sul piano militare.

E in questo contesto il Papa sembra voler ricordare qualcosa che nel dibattito pubblico appare sempre più marginale: la sicurezza non riguarda soltanto eserciti e armi, ma anche qualità della vita, stabilità sociale e condizioni economiche. Perché una società impoverita, impaurita e continuamente militarizzata forse non è davvero più sicura. Anche se continua a chiamarsi “difesa”.

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Giulia, 27 anni, laureata in Filologia Italiana con una tesi sull'italiano standard e neostandard, "paladina delle cause perse" e insegnante di Italiano Lingua non materna. Presidente di ESN Perugia e volontaria di Univox. Amo scrivere, leggere, guardare serie tv e anime, i gatti e seguire le giuste polemiche. Instagram: @murderskitty

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