Eurovision Song Contest 2026: chi sono i concorrenti e chi rappresenta l’Italia

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L’Eurovision Song Contest 2026 è ufficialmente pronto a partire e, come ogni anno, il contest musicale più seguito d’Europa si prepara a monopolizzare social, meme, reaction online e discussioni infinite tra fandom. Negli ultimi anni l’Eurovision è diventato molto più di una semplice gara musicale: è un vero fenomeno pop globale, capace di trasformare artisti sconosciuti in star internazionali nel giro di pochi giorni.

L’edizione 2026 si terrà a Vienna, in Austria, e vedrà la partecipazione di decine di Paesi provenienti non solo dall’Europa ma anche da Australia e Israele (e per questo, lo boicottiamo), ormai presenti stabilmente nella competizione. Anche quest’anno la lineup è estremamente varia: ballad romantiche, pop elettronico, rock, indie, dance e performance pensate chiaramente per diventare virali su TikTok e X durante le semifinali e la finale.

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Negli ultimi anni l’Eurovision ha completamente cambiato immagine. Quello che per molto tempo veniva visto come un evento “trash” o kitsch oggi è seguito ossessivamente online da milioni di persone, soprattutto dalle nuove generazioni, un po’ come è successo anche con il Festival di Sanremo. Ogni esibizione viene analizzata in tempo reale sui social, tra ranking, reaction, fancam e polemiche continue.

Tutti i concorrenti dell’Eurovision 2026

Ecco alcuni dei partecipanti più discussi di questa edizione dell’Eurovision Song Contest 2026:

  • Italia – Sal Da Vinci
  • Austria – COSMÓ
  • Francia – Monroe
  • Germania – Sarah Engels
  • Regno Unito – LOOK MUM NO COMPUTER
  • Svezia – Felicia
  • Grecia – Akylas
  • Armenia – Simón
  • Australia – Delta Goodrem
  • Israele – Noam Bettam
  • Norvegia – Nora Jabri
  • Finlandia – Goldielocks
  • Serbia – Princ
  • Ucraina – Yaktak
  • Malta – Miriana Conte
  • Danimarca – Sira Jovina
  • Moldavia – Sasha Letty
  • Croazia – Matt Shaft
  • Polonia – Janek Traczyk
  • Belgio – Chérine
  • San Marino – The Rumpled

Come sempre, il contest punta moltissimo sulla varietà musicale e culturale. Alcuni artisti arrivano da talent show o da grandi classifiche streaming, altri invece sono diventati popolari grazie ai social network e alle community online. E proprio questa miscela di stili e identità diverse è uno degli elementi che continua a rendere l’Eurovision un evento così seguito ogni anno.

Grande attenzione anche per i Paesi storicamente fortissimi all’Eurovision, come Svezia, Ucraina e Norvegia, che negli ultimi anni hanno spesso presentato performance molto curate sia musicalmente che dal punto di vista scenografico. Allo stesso tempo, però, il pubblico continua ad amare anche le esibizioni più assurde, memeabili e fuori controllo, che ormai sono diventate una parte fondamentale dell’identità del contest.

Nonostante ciò, potete anche notare l’assenza di cinque Paesi che hanno deciso che la questione israeliana non è stata affrontata nel modo giusto (perché la Russia è esclusa ma Israele no?): hanno abbandonato la competizione la rete spagnola RTVE, l’irlandese RTÉ, la neerlandese AVROTROS/NOS, la slovena RTV Slovenija e l’islandese RÚV. La nostra Rai, come d’altronde il governo italiano, ha invece deciso di sostenere il genocidio, perché siamo abituati a stare dalla parte sbagliata della storia:

«L’Italia, in qualità di membro dei Big Five, è da sempre tra i Paesi che hanno creduto e investito nell’Eurovision Song Contest, contribuendo in modo significativo, anche economicamente, al suo sviluppo e al suo successo internazionale. Negli ultimi anni il nostro impegno è cresciuto costantemente, a testimonianza del valore che attribuiamo a un evento che rappresenta la più longeva manifestazione musicale internazionale, capace di unire culture diverse in una celebrazione comune.

L’impegno di Rai all’interno della competizione è conferma della volontà di rafforzare il ruolo dell’Italia nella promozione di musica, cultura e spettacolo a livello internazionale. In questa ottica Rai, nel dibattito all’interno di EBU, ha sostenuto la partecipazione del broadcaster pubblico israeliano Kan alla prossima edizione.»

Sal Da Vinci rappresenta l’Italia all’Eurovision 2026

A rappresentare l’Italia sarà quindi Sal Da Vinci con il brano Per Sempre Sì, dopo la vittoria al Festival di Sanremo 2026. Una scelta che ha sorpreso moltissime persone, soprattutto perché negli ultimi anni l’Italia aveva spesso puntato su artisti più contemporanei o internazionali.

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Sal Da Vinci, invece, porta sul palco europeo una proposta molto più tradizionale e melodica, profondamente legata alla musica italiana classica e alla tradizione napoletana. La sua vittoria a Sanremo ha diviso parecchio il pubblico online: c’è chi considera Per Sempre Sì una ballad romantica elegante e nostalgica, e chi invece la trova troppo distante dai gusti musicali moderni dell’Eurovision.

Nonostante questo, la partecipazione di Sal Da Vinci sta attirando molta curiosità proprio perché diversa rispetto alle proposte italiane degli ultimi anni. Dopo il successo internazionale dei Måneskin e le ottime performance recenti dell’Italia al contest, molti spettatori si chiedono se una proposta così classica riuscirà davvero a conquistare il pubblico europeo.

Secondo alcune indiscrezioni, la performance italiana dovrebbe puntare molto sull’emotività e su una messa in scena elegante e minimale, lontana dalle coreografie gigantesche e dagli effetti speciali utilizzati da molti altri Paesi. Una scelta rischiosa, ma che potrebbe anche distinguersi proprio per la sua semplicità. 

Le polemiche sulla presenza di Israele continuano anche quest’anno

Come sottolineato nei paragrafi precedenti, anche questa edizione dell’Eurovision continua però a essere accompagnata dalle enormi polemiche legate alla presenza di Israele all’interno della competizione. Già nelle ultime edizioni moltissimi spettatori, artisti e creator online avevano criticato la decisione dell’EBU di mantenere Israele nel contest nonostante la guerra a Gaza e le accuse rivolte al governo israeliano, e avevano anche fischiato in presenza gli artisti israeliana (fischi ben censurati nella messa in onda).

Le discussioni sono esplose soprattutto sui social, dove continuano a moltiplicarsi gli appelli al boicottaggio dell’evento. Per molte persone è impossibile separare completamente musica e politica in un contesto mediatico così grande e globale, soprattutto considerando quanto l’Eurovision venga presentato come simbolo di inclusione, pace e unione tra Paesi.

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Proprio per questo motivo, anche quest’anno Cup of Green Tea ha deciso di non seguire l’Eurovision Song Contest. La scelta nasce dalla volontà di non supportare un evento che continua a permettere la partecipazione di Israele nonostante quanto sta accadendo a Gaza, da prima del 7 ottobre (e vi ricordo che questo su questo blog trovate articoli dei suprusi israeliani precedenti a quella data, ad esempio: Israele: vietato sventolare la bandiera palestinese in pubblico o ancora Israele ammette di aver ucciso la giornalista Shireen Abu Aqleh). Una posizione che negli ultimi mesi stanno condividendo moltissimi utenti online, tra fan storici dell’Eurovision, giornalisti e creator.

Negli ultimi anni il contest è diventato sempre più politico, anche quando cerca di presentarsi come neutrale. E l’edizione 2026 sembra destinata a confermare ancora una volta quanto sia ormai impossibile separare completamente intrattenimento, attualità e dibattito politico globale.

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Giulia, 27 anni, laureata in Filologia Italiana con una tesi sull'italiano standard e neostandard, "paladina delle cause perse" e insegnante di Italiano Lingua non materna. Presidente di ESN Perugia e volontaria di Univox. Amo scrivere, leggere, guardare serie tv e anime, i gatti e seguire le giuste polemiche. Instagram: @murderskitty

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