Crisi post-referendum: dalle dimissioni di Daniela Santanchè alla nomina di Gianmarco Mazzi al Turismo
La bocciatura della riforma costituzionale al referendum del 22-23 marzo 2026 ha aperto una fase di forte turbolenza politica per il governo guidato da Giorgia Meloni. Tra le conseguenze più immediate c’è stata la caduta di alcuni esponenti dell’esecutivo, tra cui la ministra del Turismo Daniela Santanchè e la conseguente nomina di Gianmarco Mazzi.

La vittoria del NO al referendum (nonostante il governo abbia persino negato ai fuorisede di votare, che costituiscono una buona fetta di popolazione attiva politicamente), interpretata da molti come un segnale politico diretto contro l’azione del governo, ha innescato una serie di dimissioni a catena. Tra queste, anche quella di Santanchè, ufficializzata il 25 marzo.
In questo contesto, le dimissioni di Santanchè si inseriscono in una più ampia fase di riorganizzazione interna: nei giorni precedenti avevano già lasciato l’incarico anche altri esponenti legati al Ministero della Giustizia. La ministra ha lasciato l’incarico dopo forti pressioni politiche, arrivate anche dalla stessa premier, nel tentativo di dare un segnale di discontinuità dopo la sconfitta referendaria.
Non sono mancate polemiche: la stessa Santanchè, nella sua lettera, ha respinto l’idea di essere responsabile della sconfitta referendaria, sostenendo di non voler essere trasformata in un “capro espiatorio”. Il risultato è stato comunque un cambio forzato al vertice del Ministero del Turismo, rimasto temporaneamente vacante e affidato ad interim.
Gianmarco Mazzi nuovo ministro del Turismo
A colmare il vuoto è arrivata, nel giro di pochi giorni, la nomina di Gianmarco Mazzi, ufficializzata il 3 aprile 2026. Già sottosegretario alla Cultura nel governo Meloni, Mazzi è stato scelto per garantire continuità politica ma anche per portare un profilo diverso alla guida del dicastero. La nomina sarà formalizzata con il giuramento al Quirinale davanti al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella questa mattina dalle 10, rendendo il nuovo ministro immediatamente operativo.

Chi è Gianmarco Mazzi
Classe manageriale più che politica (nonostante sia comunque fortemente schierato con Fratelli d’Italia), Mazzi arriva al Ministero del Turismo con un background fortemente legato al mondo dello spettacolo e della cultura. Nel corso della sua carriera, che include anche una laurea in giurisprudenza, ha lavorato:
- nell’organizzazione del Festival di Sanremo
- nella produzione di grandi eventi televisivi e musicali
- nella gestione dell’Arena di Verona
Un percorso decisamente artistico e in linea con il compito che andrà a svolgere nel governo italiano, che lo ha portato poi all’ingresso nelle istituzioni, fino al ruolo di sottosegretario alla Cultura nel 2022 con il governo Meloni. Questa esperienza lo rende una figura atipica rispetto ai profili politici tradizionali: più manager culturale che politico di carriera.

La scelta di Mazzi sembra rispondere a una doppia esigenza: da un lato, mantenere equilibrio nella maggioranza dopo lo scossone del referendum; dall’altro, rilanciare un settore strategico come il turismo con un approccio più operativo e legato agli eventi e alla promozione culturale.
Il passaggio da Santanchè a Mazzi segna quindi non solo un cambio di nome, ma anche un possibile cambio di impostazione: meno politica “pura”, più gestione e valorizzazione del sistema turistico-culturale. Ma ne sarà all’altezza, considerando anche che lo abbiamo conosciuto per una situazione decisamente non molto piacevole?
#Mazzi è il nuovo Ministro del Turismo.
— Massimiliano Coccia (@maxcoccia) April 3, 2026
Non poteva esserci nomina peggiore. Lo abbiamo conosciuto intorno al caso Gergiev e sul circuito di potere moscovita sull’opera e la musica dal vivo. https://t.co/671w7Rr5AD
La sequenza dimissioni-nomina racconta molto del momento politico attuale: il referendum ha rappresentato uno spartiacque, costringendo il governo a riorganizzarsi rapidamente per cercare di riprendere il favore degli elettori. Ora la sfida passa nelle mani di Gianmarco Mazzi, chiamato a dimostrare se un profilo manageriale può davvero fare la differenza in uno dei settori chiave dell’economia italiana.
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Giulia, 27 anni, laureata in Filologia Italiana con una tesi sull'italiano standard e neostandard, "paladina delle cause perse" e insegnante di Italiano Lingua non materna. Presidente di ESN Perugia e volontaria di Univox. Amo scrivere, leggere, guardare serie tv e anime, i gatti e seguire le giuste polemiche. Instagram: @murderskitty


