Violenza sessuale e abusi in casa Grillo: 4 giovani accusati

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Quattro sono i protagonisti della raggelante accusa di violenza sessuale ai danni di una giovane studentessa italo-svedese: Ciro Grillo, figlio di Beppe Grillo, Edoardo Capitta, Francesco Corsiglia e Vittorio Lauria.

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Fonte: Wikipedia

Quattro amici in una notte brava con due ragazze in Costa Smeralda, sembrerebbe quasi l’inizio di un film comico-adolescenziale, ma al contrario è stato lo scenario di un episodio di violenza sessuale.

La vicenda ha inizio alla celebre discoteca Billionaire di Porto Cervo, locale di Flavio Briatore, dove i quattro incontrano due ragazze di 19 anni, bevono qualche drink insieme e poi si recano nella residenza di Ciro Grillo.

Durante la serata una delle due ragazze si addormenta, mentre l’altra viene costretta ad intrattenere dei rapporti sessuali con tutti e quattro i ragazzi fino al mattino successivo.

La ragazza, abbreviata come S.J., sporge denuncia dopo otto giorni dalla terribile serata, sostenendo di essere stata vittima di abuso sessuale ripetute volte. La studentessa italo-svedese racconta in procura di essere stata obbligata a bere vodka, forzata a tenere la testa reclinata e successivamente costretta ad avere rapporti sessuali.

«Sono stata costretta cinque o sei volte ad avere rapporti sessuali, prima in camera da letto e nel box doccia da uno dei ragazzi con gli altri che guardavano, ma senza partecipare, poi dal bagno al soggiorno e ancora in camera da letto». Violenza verbale, violenza sessuale, ancora violenze e molestie fisiche, una dopo l’altra fino alle 6 del mattino.

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Fonte: Instagram

Il giovane Grillo, ad oggi ventenne, nega: «Non c’è stata alcuna violenza, lei era consenziente», ha messo a verbale.

La medesima dichiarazione arriva da parte degli altri tre accusati: «E’ vero, c’è stato sesso di gruppo, ma non è stata violentata, era d’accordo e consenziente».

Secondo la difesa il giorno successivo le due amiche hanno chiamato un taxi e sono rientrate ad Arzachena dove alloggiavano.

La giovane vittima racconta invece di una notte da incubo, in cui a seguito delle violenze subite è rimasta in stato di semicoscienza per parecchie ore e si è ripresa soltanto nel primo pomeriggio, prima di prendere il taxi per tornare a Palau. La ragazza spiega inoltre che anche nei giorni successivi i quattro ragazzi abbiano scambiato con lei messaggi di scherno e derisione, un peso troppo grande che l’ha spinta a denunciare l’accaduto otto giorni dopo.

Secondo i magistrati la ragazza era stordita, quasi incosciente e assolutamente non in grado di difendersi. Affermano dunque: «Quando è stata condotta nella camera matrimoniale la lucidità della ragazza risultava enormemente compromessa, gli indagati hanno approfittato delle sue condizioni di inferiorità psicologica e fisica, e mediante violenza la costringevano o comunque inducevano S. J. a subire e compiere atti di natura sessuale, abusando delle sue condizioni d’inferiorità dovuta all’assunzione di alcolici».

Le prove a favore dell’accusa

In seguito a quella terribile notte la ragazza, acronimo S.J., ha proseguito le vacanze in Sardegna ed è rientrata a Milano, dove si è confidata con la mamma ed ha deciso di sottoporsi ad una visita medica. Il 26 Luglio denuncia l’accaduto: «Erano quattro, io da sola, non ho potuto reagire».

In un selfie, scambiato tra i cellulari degli amici, ci sarebbe la prova più pesante: un filmato, risate, fotografie. Fra i selfie anche alcuni estratti dal telefono cellulare della ragazza; in uno si distingue nettamente il soggiorno dell’appartamento nel residence dei Grillo.

Esse non sono però le uniche fonti presenti: sono stati ritrovati anche una foto oscena della ragazza insieme ad altri selfie in pose esplicitamente sessuali, oltre a svariati messaggi definiti “amichevoli” scambiati nei giorni successivi fra la studentessa e uno degli amici di Ciro.

E ancora, come se non bastasse: esiste un video. Nel cellulare di uno degli indagati è stato ritrovato il video che riprenderebbe la violenza di gruppo. Secondo la procura esso sembra essere stato girato dagli stessi ragazzi mentre si alternavano con la vittima, mentre per la difesa, al contrario, il video può essere utilizzato come una dimostrazione dell’innocenza del gruppo, poiché la giovane ragazza era pienamente consenziente.

Dal fascicolo giudiziario emergono nuovi particolari scabrosi, in cui sembra esserci stata violenza anche sulla seconda ragazza. Dalle prime istanze era stato constatato che R.M., la seconda ragazza, sarebbe stata risparmiata poiché dormiva, ma da nuove fonti risulta che anche lei sarebbe stata vittima di abusi e violenza sessuale.

La replica della difesa e della famiglia Grillo

Il comitato in difesa dei quattro ragazzi mostra nel materiale audiovideo alcuni degli screenshot condivisi da S.J sui social, in cui viene dimostrato che in quei momenti non traspare affatto la violenza e gli orrori descritti dalla ragazza. Per la parte civile si è trattato di un atteggiamento dovuto allo shock della serata, probabilmente ha raccontato tutto ciò solo per cercare di rimuovere temporaneamente l’accaduto dalla sua testa.

Inoltre, alcune persone che non erano fisicamente presenti nell’appartamento ma che potrebbero aver raccolto confidenze nei giorni successivi allo stupro, rivelano che ci sarebbe stata la consensualità dei rapporti.

Ieri Beppe Grillo ha difeso il figlio Ciro sbraitando in un video pubblicato su Facebook e Youtube: egli sostiene che il video è una prova dell’innocenza dei ragazzi, poiché il video stesso dimostra che non c’è stata nessuna violenza sessuale. «Si vede passaggio per passaggio» sostiene «si vede che sono ragazzi di 19 anni che si stanno divertendo, che sono in mutande e saltellano con il pisello di fuori perché sono quattro coglioni non quattro stupratori».

Fonte: Youtube

Il fondatore del Movimento 5 Stelle ha contestato inoltre gli otto giorni trascorsi tra la presunta violenza e la denuncia da parte della ragazza, dimenticandosi tuttavia che la legge contro la violenza sulle donne (approvata dallo stesso M5S) aveva decretato l’estensione per presentare denuncia fino ad un anno trascorso dalla violenza.

Ad ottobre fu interrogata Parvin Tadjik, la moglie di Beppe Grillo, che la notte del 16 luglio dormiva nell’appartamento accanto a quello in cui si trovavano i quattro ragazzi con le due amiche. La donna viene ascoltata come testimone dal magistrato, e dichiara di non aver udito nulla di particolarmente strano.

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Fonte: Facebook

«C’è un video che testimonia l’innocenza dei ragazzi, dove si vede che lei è consenziente, la data della denuncia è solo un particolare» risponde così in un commento sotto il post di Maria Elena Boschi su Facebook, dove la ex-ministra di Italia Viva critica il video in cui Beppe Grillo difende il figlio Ciro e i suoi tre amici dall’accusa di stupro.

La risposta di Boschi non si fa attendere: «Parvin Tadjik, la moglie di Beppe Grillo, risponde al mio video di ieri dicendo che suo figlio è innocente, che la ragazza era consenziente, che ci sono le prove. Io non faccio il processo sui social, gentile signora. Le sentenze le decidono i magistrati, non i tweet delle mamme. Questo modo di concepire la giustizia, giocandola sui social e non nelle aule di tribunale, è aberrante».

Entrambe le parti forniscono le proprie motivazioni, ma come staranno procedendo le indagini?

Le indagini sono andate avanti per 21 mesi e si sono concluse lo scorso novembre, dopo alcune proroghe richieste per analizzare tutto il materiale informatico acquisito, dagli audio, foto e video, dalle intercettazioni e dalle perizie.

Il caso alla Camera, la condanna al video di Beppe Grillo

Il caso ha suscitato la disapprovazione di molte figure di rilievo politico, tutti a sfavore della famiglia Grillo e a scapito del M5S. Il video condiviso da Grillo non ha fatto altro che alimentare la ghigliottina mediatica, molti sono stati i commenti indignati contro le sue dichiarazioni:

Così Giulia Bongiorno a L’Aria Che tira su La7: «Porterò il video di Beppe Grillo in procura perché reputo che sia una prova a carico, poiché documenta una mentalità dell’eufemizzazione, spesso usata dagli uomini per giustificarsi quando sono imputati». Proseguendo su questa linea di difesa aggiunge: «Si dice alle vittime, state attente. Ma noi non ci facciamo intimidire!».

Naturalmente il signor Grillo non avrà educato suo figlio a bighellonare e saltellare con il membro in bella vista, ma tentare di giustificare un comportamento simile è veramente una mancanza di rispetto inaccettabile nei confronti di questa ragazza.

Immaginiamo per un momento di essere nei suoi panni: come ci si deve sentire ad essere vittime di violenza, verbale o fisica che sia? Forse nel nostro piccolo tutti sappiamo cosa si prova: il divertimento altrui potrebbe causare un’enorme ferita in coloro che subiscono. Non restiamo in silenzio, denunciamo sempre! 

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Fonte: Twitter
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