Treccani: il primo vocabolario con i termini al femminile prima di quelli maschili (in ordine alfabetico)

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Il famoso dizionario Treccani, utilizzato non solo in modalità cartacea ma anche online, ha comunicato della propria scelta di lottare contro la disparità di genere: in che modo? I termini maschili e femminili saranno sistemati in ordine alfabetico, quindi se cercherete “maestro“, troverete “maestra, maestro” e, allo stesso modo, se cercherete “direttrice“, troverete “direttore, direttrice“. Non c’è alcuna discriminazione, né un modo che serve per storpiare la nostra lingua. Semplicemente i termini femminili saranno alla pari di quelli maschili e, in più saranno eliminati gli esempi con stereotipi di genere, come l’accostare la figura della donna alla cucina.

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L’Istituto ha per oggetto la compilazione, l’aggiornamento, la pubblicazione e la diffusione della Enciclopedia Italiana di Scienze, Lettere ed Arti iniziata dall’Istituto Giovanni Treccani, e delle opere che possono comunque derivarne, o si richiamino alla sua esperienza, in specie per gli sviluppi della cultura umanistica e scientifica, nonché per esigenze educative, di ricerca e di servizio sociale”, leggiamo sul sito di Treccani, aggiungendo addirittura che la nomina del suo Presidente, per l’importanza culturale che riveste, spetta al Presidente della Repubblica.

La stessa Treccani si occupa di curare anche il Festival della lingua italiana, che lo scorso anno si è volto a Lecco dall’8 al 10 ottobre. «“#leparolevalgono Festival della lingua italiana” è l’appuntamento annuale ideato dalla Fondazione Treccani Cultura per presentare i temi più rilevanti della costante ricerca di Treccani sulla lingua italiana, sia nei suoi specifici aspetti linguistici e lessicografici, sia come specchio dei cambiamenti sociali e civili del mondo contemporaneo, prestando sempre particolare attenzione al valore delle parole come mezzo di espressione, di ragionamento, di condivisione e di sincero, rispettoso e costruttivo confronto tra diverse posizioni», dissero nel comunicato stampa.

In genere è un’istituzione rispettata e apprezzata, ma sappiamo che se osi andare contro il pensiero comune di quelli affezionati al secolo scorso, per cui l’italiano non deve minimamente cambiare, non puoi scamparla. E anche la Treccani è stata vittima del web dopo questa scena unica e soprattutto rivoluzionaria, visto che è ufficialmente il primo vocabolario a inserire in ordine alfabetico i termini maschili e femminili. Per fortuna, però, c’è chi ha una mentalità più aperta ai cambiamenti.

Treccani e il vocabolario della parità di genere

A parlare di questa rivoluzione è La Repubblica, che fa sapere di come il vocabolario ha deciso di rispettare l’ordine alfabetico: quindi, se si cerca ad esempio l’attributo “adatto”, ci si imbatterà prima nella sua forma femminile, “adatta”. In più, si è scelto di abolire gli stereotipi che sono presenti non solo nei vari dizionari ma anche nei libri di testo di scuole elementari ma anche medie e superiori. Nel 2022 è inaccettabile leggere “la mamma cucina, il papà lavora“. E per fortuna Treccani è riuscito ad abbattere questo stereotipo.

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Foto condivisa da @valibona44 su Twitter

Online leggiamo: «Diretto dai linguisti Valeria Della Valle e Giuseppe Patota, il vocabolario Treccani è molto più che la versione aggiornata dell’opera pubblicata nel 2018. È lo specchio del mondo che cambia e il frutto della necessità di validare e dare dignità a una nuova visione della società, che passa inevitabilmente attraverso un nuovo e diverso utilizzo delle parole, promuovendo inclusività e parità di genere».

Della Valle, intervistato da La Lettura su Il Corriere, dice che «nel vocabolario tendiamo a usare il più delle volte il termine “persona”, risultando rispettosi nei confronti di tutti, indipendentemente dal sesso di appartenenza». Patota aggiunge: «immaginate quanta fatica c’è voluta per trasformare gli esempi d’uso, la fraseologia esemplificativa ed esplicativa che correda ogni voce, ogni volta che si parlava genericamente di “uomo”. Per esempio: “Bontà: qualità dell’uomo” l’abbiamo fatta diventare “qualità della persona” o “dell’essere umano”. Moltiplicate questa attenzione per migliaia di parole e vi renderete conto di quanto sia stato necessario un lavoro paziente che abbiamo condiviso con tutta la redazione».

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Tuttavia, questa rivoluzione non ha coinvolto anche la schwa, che fu bocciata anche dall’Accademia della Crusca: «il nostro non vuole essere un dizionario normativo che imponga un uso. Registriamo “medica” e “chirurga”, parole grammaticalmente correttissime che suscitano nell’opinione pubblica un senso di fastidio. Se suonano male o sembrano brutte è solo perché sono usate poco». Tra i neologismi troviamo anche lockdown, smartworking, termoscanner, reddito di cittadinanza, rider, terrapiattismo e transfobia.

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