Schwa e asterisco: i due bocciati da parte dell’Accademia della Crusca

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In uno dei nostri articoli di qualche mese fa avevamo parlato della schwa, una nuovissima vocale singolare e plurale utilizzata per includere le persone non-binary nel nostro linguaggio comune parlato e scritto.

La vocale schwa“⟨ə⟩” non era ancora ufficialmente entrata a far parte della grammatica italiana, tuttavia proprio in questi giorni l’Accademia della Crusca ha confermato la bocciatura sia dello schwa sia dell’asterisco.

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Fonte: Twitter

Maschile, femminile, neutro, singolare, plurale. Nella lingua italiana ci sono tante desinenze per ogni genere e numero, ma senza schwa e asterisco come possiamo riferirci alle persone che si definiscono non binarie?

Schwa e asterisco secondo l’Accademia della Crusca

L’Accademia della Crusca ha esposto il suo parere riguardo il linguaggio inclusivo: bocciatura ufficiale sia dell’asterisco sia dello schwa per motivi fonetici e pratici. Secondo i linguisti italiani il sesso biologico e l’identità di genere devono essere trattate come questioni differenti dal genere grammaticale.

Tale scelta è stata giustificata ricordando che l’italiano ha due generi grammaticali, il maschile e il femminile ma non il neutro, così come, nella categoria grammaticale del numero, distingue il singolare dal plurale ma non ha il duale, presente in altre lingue tra cui il greco antico.

Interviene anche il linguista accademico Paolo D’Achille: “È senz’altro giusto, e anzi lodevole, quando parliamo o scriviamo, prestare attenzione alle scelte linguistiche relative al genere, evitando ogni forma di sessismo linguistico. Ma non dobbiamo cercare o pretendere di forzare la lingua – almeno nei suoi usi istituzionali, quelli propri dello standard che si insegna e si apprende a scuola. “Niente schwa e asterischi. Non forziamo la lingua al servizio dell’ideologia per quanto buona questa ci possa apparire”.

Schwa e asterisco: genere biologico e genere grammaticale

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Fonte: Pinterest

Il dibattito sul genere biologico e grammaticale è nato in seguito all’utilizzo sempre più comune dell’asterisco, che ha preso piede in particolari ambiti tra cui la posta elettronica.

L’asterisco negli ultimi anni ha ricevuto l’approvazione di molti sostenitori del linguaggio gender neutral, ma dall’altro lato è stato aspramente criticato poiché visto come una “forzatura” della nostra lingua, quasi come fosse una storpiatura di un linguaggio così armonioso e fluido come quello della lingua italiana.

Il problema principale dell’asterisco è l’uso corretto: per i testi che richiedono la lettura silenziosa può essere utilizzato tranquillamente, ma lo stesso non si può dire per i testi di legge, avvisi o comunicazioni pubbliche, poiché richiede la lettura ad alta voce e potrebbe generare incomprensione.

Ecco spiegato perché in alternativa all’asterisco è stato recentemente proposto di adottare lo schwa, ma a questo proposito l’Accademia della Crusca è stata ancora più categorica: “Si tratta di una proposta ancora meno praticabile rispetto all’asterisco”. Intanto perché mentre l’asterisco ha una pur limitata tradizione all’interno della scrittura, il segno per rappresentare lo schwa (la e rovesciata) non è usato come grafema in lingue che pure, diversamente dall’italiano, lo hanno all’interno del loro sistema fonologico”.

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Secondo i membri l’efficacia della decisione è dimostrata dal fatto che il genere come categoria grammaticale è presente in molte lingue, ma ancora più numerose sono le lingue che presentano il genere neutro, l’esempio classico sono proprio il latino e il greco. Tuttavia il neutro non si riferisce, se non eccezionalmente, ad esseri umani, bensì ad oggetti o enti inanimati, di conseguenza non può essere utilizzato per riferirsi ad individui, per estensione diretta non può essere utilizzato per le persone non binarie.

Del resto, anche in inglese il rifiuto dei pronomi he e she da parte delle persone non binarie non ha comportato l’adozione del pronome neutro it, che in inglese pure esiste ma non viene usato per riferirsi ad esseri umani.

La proposta dell’Accademia della Crusca è dunque quella di utilizzare lo standard maschile plurale al posto dell’asterisco e dello schwa. Nella grammatica italiana comune il maschile al plurale è da considerare solo come genere grammaticale, per esempio nel caso di participi o aggettivi in frasi come “Maria e Pietro sono stanchi” o mamma e papà sono usciti“.

Schwa e asterisco: opinioni contrastanti

Se questa è l’idea dell’Accademia della Crusca e dei puristi del linguaggio vediamo insieme cosa ne pensa invece “il volgo”, ovvero mi riferisco a tutti coloro che non sono esperti di lingua italiana.

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Ok, ammetto che l’ultimo tweet l’ho inserito perchè mi ha fatto molto ridere. Che dire, le opinioni sono divergenti ed è diffcile capire da che parte sta la maggioranza. Per chiunque stia leggendo questo articolo, tu cosa ne pensi?

Forse l’utilizzo consapevole del maschile plurale come semplice genere grammaticale e non come prevaricazione del sesso biologico maschile su quello femminile o sul gender neutral potrebbe essere la chiave per risolvere tutti i problemi d’inclusione di genere, ma le parole devono essere correlate ai fatti.

Pensiamo ai normali avvenimenti di cronaca che sentiamo al telegiornale: dal caso dei due ragazzi che si baciano e vengono malmenati sui binari della metropolitana, al caso di Malika o delle ragazze cacciate da una spiaggia solo perché omosessuali, al giornalismo italiano che discrimina la scelta di Elliot Page, Aurora Leone che non può partecipare ad una partita amatoriale di calcio perchè donna, le studentesse afghane che non possono accedere alle università, in Italia gli assorbenti con IVA al 22% considerati beni di lusso al contrario dei normali rasoi, il numero di femminicidi avvenuti nel 2021. Mi fermerò qui, per adesso.

Le discriminazioni di genere purtroppo esistono ancora e non sono le parole o la lingua a definirle, ne sentiamo parlare ogni giorno, lo vediamo con i nostri occhi e spesso ne facciamo anche parte. I cambiamenti sociali conducono ad un cambiamento del linguaggio, poiché esso deve essere attualizzato e coerente con il periodo storico-culturale in cui stiamo vivendo.

Al giorno d’oggi la sessualità non è più da considerare come un tabù, dunque ritengo sia giusto valorizzarla e andare incontro alle esigenze di tutti coloro che si sentono al di fuori della comunità, solo in questo modo saremo in grado di accettare e comprendere l’altro.

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