Sofia Goggia: essere omotransfobici non significa avere “un’opinione”

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Quante volte dovremo ripetere che l’omotransfobia non è un’opinione? O almeno, non è un’opinione da difendere e di cui andare fieri. Il caso Sofia Goggia non solo ha evidenziato come anche un argento e un oro alle Olimpiadi possano essere una grandissima delusione, ma anche come le persone non ci mettono nulla a decidere che una ragazza che spara sentenze omofobe e transfobiche è la loro paladina contro il politically correct. Insomma, la Pio e Amedeo dello sport.

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Sofia Goggia

Quante volte dovremo continuare a parlarne prima che le persone comprendano che le regole per la partecipazione delle persone transgender, o meglio delle donne transgender gli sport femminili sono regolate dalle stesse associazioni sportive e che l’opinione di utente X a riguardo vale meno di zero? Prima di partecipare a una gara, la donna trans è sottoposta a dei controlli per accertarsi che i livelli di testosterone negli ultimi 12 mesi siano abbastanza bassi da non avere nessun vantaggio.

Pensate, addirittura, che Joanna Harper, medico sportivo e donna trans, ha detto a Medscape che «il 95% delle donne cisgender ha un testosterone inferiore a 2 nanomoli per litro. E in un recente studio su quasi 250 donne trans, il 94% di loro aveva testosterone al di sotto di due nanomoli per litro. Non importa se il limite è di 5 o 10 nanomoli per litro, perché la maggior parte delle donne trans sarà comunque sotto il due». Insomma, a livello di testosterone non c’è davvero alcun vantaggio!

Ha anche sottolineato che le donne trans potrebbero persino essere svantaggiate in alcune situazioni sportive, in quanto: «hanno strutture più grandi, alimentate da una ridotta massa muscolare e ridotta capacità aerobica, il che può portare a svantaggi in cose come velocità, resistenza nel recupero e in cose che potrebbero non essere così ovvie come avere una apparenza più grande. Come si manifestano questi svantaggi? Non lo sappiamo ancora perché la ricerca è molto acerba. Ma l’idea che le donne trans abbiano solo vantaggi non è vera».

Tuttavia, persone che semplicemente vogliono essere transfobiche senza minimamente informarsi su quello che le donne trans devono già passare ogni giorno, decidono che un uomo un giorno si sveglia e pensa: “oh! Oggi ho voglia di vincere le Olimpiadi, quindi divento donna“. E pensano persino che una cosa del genere sia possibile e che non bisogni seguire un percorso psicologico lungo e complicato. Che amarezza, davvero. Finita questa premessa, leggiamo le parole di Sofia Goggia.

Sofia Goggia: l’omotransfobia e le scuse

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Sofia Goggia

Tutto è iniziato in un’intervista al Corriere della Sera con i giornalisti Aldo Cazzullo e Flavio Vannetti. Dopo un bel po’ di domande sulla sua vita personale, sulla sua infanzia, sul suo percorso di studio, le pongono una domanda un po’ più personale: «si considera femminista?». Lei risponde e non risponde: «credo che le donne debbano lottare per i loro diritti, compresa la parità di retribuzione. Ma le donne sono donne; gli uomini, uomini. Non mi piace quando dicono: donna con le palle. Perché devi giudicarmi da quello che non ho, che non sono?».

A questo punto, poi, seguono due domande che hanno scatenato molta polemica a causa delle risposte. La prima: «Ci sono omosessuali tra gli atleti?». E Sofia Goggia: «Tra le donne qualcuna sì. Tra gli uomini direi di no. Devono gettarsi giù dalla Streif di Kitz…», alludendo quindi al fatto che gli uomini omosessuali non siano coraggiosi, siano dei fifoni e magari non abbiano le palle per “gettarsi giù dalla Streif di Kitz“, che è una pista molto difficile in cui gli atleti raggiungo anche la velocità di 140 km/h.

La domanda seguente è «è giusto che i transgender gareggino con le donne?». E già qui c’è il problema con la domanda: I transgender?. Sono donne, donne trans. I pronomi dovrebbero essere femminili, non maschili. La risposta di Sofia Goggia: «A livello di sport, un uomo che si trasforma in donna ha caratteristiche fisiche, anche a livello ormonale, che consentono di spingere di più. Non credo allora che sia giusto». In primis: una uomo che si trasforma in donna? Trasforma? E cos’è? Una Winx? In secundis, abbiamo già stabilito come le donne trans siano controllate a livello ormonale.

Ovviamente, subito e giustamente, è esplosa la polemica. I sentinelli di Milano scrivono su Facebook: «Non abbiamo dubbi da tempo su quanto sia forte l’azzurra di sci Sofia Goggia. Da oggi invece sappiamo che ha un’idea stereotipata sull’omosessualità da età delle caverne. Quindi non esisterebbero gay fra gli sciatori italiani, perché nessuno sarebbe abbastanza coraggioso e maschio da sfidare una discesa libera così pericolosa. Se è una battuta, non fa ridere. Se è veramente il suo pensiero, è desolante».

Vladimir Luxuria, invece: «Questa idea di misurare l’eterosessualità attraverso la virilità è assurda. Se uno è capace di sfidare certe altezze lo fa indipendentemente dall’orientamento sessuale. Quella della Goggia è un’idea un po’ vecchia, secondo cui i gay di fronte ad una discesa ripida tornano indietro urlando e sculettando. Da sempre per qualcuno lo sport è dimostrazione di machismo. Già detto dagli uomini è terribile, ma detto da una donna è davvero umiliante».

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Sofia Goggia

Altre persone invece sono a suo favore, contro il politicamente corretto. Perché una persona è libera di esprimere la propria opinione, anche se quell’opinione implica sostenere degli stereotipi ottocenteschi che vede le persone omosessuali come dei fifoni che non riuscirebbero mai ad essere virili tanto quanto un eterosessuale. Essere omofobi e transfobici non è un’opinione, è semplicemente essere ignoranti. E per l’ignoranza bisogna chiedere scusa.

Non tardano infatti le scuse, che tuttavia sembrano tutto tranne che sincere, di Sofia Goggia: «Fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce. Mi dispiace e mi scuso con tutte le persone che si sono sentite offese per la frase che è uscita nell’intervista del Corriere che, sicuramente, quando l’ho pronunciata, non voleva essere di natura discriminatoria». Insomma, si scusa non per aver offeso, ma perché delle persone si sono sentite offese. Quando tutti impareranno l’importanza delle parole, sarà un mondo e una società migliore.

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