Scienze Politiche della Sapienza occupata dagli studenti

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Il dipartimento di Scienze Politiche de La Sapienza di Roma è ufficialmente occupato da ieri, quando, dopo un’assemblea, gli studenti, coordinati dal movimento studentesco “Cambiare”, hanno deciso di procedere chiedendo le dimissioni della rettrice e anche la garanze che le forze dell’ordine non metteranno più piede nell’ateneo, non per manganellare dei ragazzi che semplicemente stanno manifestando. L’occupazione è conseguenza di quel che è avvenuto qualche giorno fa, sempre alla Sapienza.

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Riguardo alla manifestazione da cui è scaturito tutto, una studentessa comunicò a Fanpage che avevano deciso di protestare «per contestare una conferenza organizzata da Azione Universitaria, a cui sono stati invitati Daniele Capezzone e soprattutto Fabio Roscani, deputato di Fratelli d’Italia: siamo qui per dire che l’università non è la passerella dei partiti: sebbene sia al governo, sappiamo bene che Fratelli d’Italia porta ideologie fasciste». «Fratelli d’Italia odia le donne, le soggettività libere, i migranti. E odia i poveri. È razzista ed è fascista. Azione Universitaria può pensare di pulirsi la faccia da tutto questo, ma noi sappiamo chi sono veramente. E non li faremo passare», conclude.

Ad accompagnare le sue parole e il corteo, uno striscione: “Fuori i fascisti dalla Sapienza. Antifascismo è anticapitalismo“, insieme a cori per avere un confronto che la rettrice Polimeni ha rifiutato, dicendosi disponibile a ricevere solo due degli studenti. A La Stampa il Fronte della Gioventù Comunista ha fatto sapere l’università ha risposto alla manifestazione sotto Scienze Politiche con «cancelli sbarrati, cordone di polizia, cariche e fermi». Sotto i riflettori il fatto che «in un’università in cui mancano spazi, con tasse sempre più alte e barriere economiche per gli studenti degli strati popolari, Sapienza pensa ad organizzare convegni con esponenti di governo, pro-vita e antiabortisti».

Concludono poi: «un’università che manganella gli studenti e srotola il tappeto rosso ai reazionari è un’università che si schiera apertamente a favore della repressione e della reazione. È evidente che per l’amministrazione attuale, che non si è risparmiata neanche di fare i complimenti a Giorgia Meloni per la sua elezione, queste siano le priorità. Inammissibile e vergognoso: Sapienza condanni immediatamente ciò che è successo». E da quel momento è iniziata la resistenza, sfociata ieri sera in un’occupazione del dipartimento di Scienze Politiche.

Scienze Politiche alla Sapienza occupata

Sono circa duecento gli studenti dei vari collettivi che hanno occupato il corridoio a piano terra del dipartimento di Scienze Politiche.  «Ci riprendiamo le nostre aule», hanno detto gli studenti, che chiedono le dimissioni della rettrice Polimeni e anche «le guardie fuori dall’università». Selene, una ragazza di 26 anni iscritta alla magistrale di Scienze Politiche, ha detto a Il Corriere Roma di non far parte delle associazioni, ma di essere comunque presente all’occupazione perché ha avuto paura: «Ero a lezione quando ci hanno fatto uscire e mi sono ritrovata in mezzo a manganelli e teste spaccate», spiega.

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Ai microfoni invece ci sono i vari collettivi universitari, uniti per questa battaglia: «Nell’ateneo che invoca la neutralità in tutto, che esige controparti nelle iniziative che si provano a costruire dal basso, che sgombera luoghi che sono troppo connotati politicamente, quando a parlare sono un fascista e un liberale invitati dalla giovanile del partito di governo, imparzialità non è più un valore». In più, accusano anche la rettrice Polimeni di aver consentito l’ingresso dei blindati nella città universitaria.

Fanno sapere in un comunicato che «le violente cariche sugli studenti hanno spinto gli universitari riuniti in assemblea ad occupare Scienze Politiche. Le nostre richieste sono chiare: vogliamo le dimissioni immediate della rettrice Polimeni e la garanzia che non verranno mai più fatte entrare le forze dell’ordine nell’ateneo -aggiungono- Richieste semplici, atte a ristabilire livelli minimi di democrazia e vivibilità nell’università, prendendo atto che le massime istituzioni interne alla Sapienza non sono state in grado di garantire la sicurezza degli studenti».

La rettrice intanto ha cercato di calmare le acque, inviando a tutti gli studenti una lettere in cui spiega che «l’intervento delle forze dell’ordine nel corso delle contestazioni è stato deciso e coordinato dal dirigente del servizio predisposto dalla Questura di Roma, che lo ha ritenuto necessario per garantire l’ordine pubblico» . Una delle studentesse ha detto che dopo aver letto la lettera di è sentita «sola, senza che nessuno garantisse la mia sicurezza. È inaccettabile».

Anche il Consiglio di dipartimenti di Scienze Politiche ha condannato l’uso della forza delle forze dell’ordine, sottolineando come l’Università sia «il luogo del confronto, del pluralismo e della libertà di espressione e che continuerà a garantire il diritto di tutti ad esprimere le proprie idee, condanna l’uso della forza per la risoluzione di conflittualità che vedano coinvolti gli studenti. Ribadisce che l’utilizzo della forza pubblica all’interno dell’Università deve essere riservato a situazioni eccezionali e richiede la massima responsabilità nella gestione dell’ordine pubblico all’interno dell’Ateneo. Auspica per il futuro che si riescano a trovare forme di mediazione e conciliazione, che valorizzino lo strumento del dialogo come forma di risoluzione dei conflitti».

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Sulla questione è intervenuta anche Giorgia Meloni, ovviamente dalla parte della rettrice e della polizia: «io vengo dalla militanza giovanile. In tutta la mia vita non ho mai lavorato per impedire a qualcun altro di dire ciò che voleva dire. Non l’ho mai fatto. Ma quello a cui» la senatrice Ilaria Cucchi si riferiva erano «manifestanti che con un picchetto volevano impedire ad altri di esprimere le loro idee. La democrazia è nel rispetto delle idee altrui. Altrimenti che facciamo? Consentiamo che chi non la pensa come noi impedisca di farci parlare? Se la mia parte politica impedisse ad un’altra parte politica di parlare sarei la prima a denunciarlo».

Ma non è la sua parte politica a vietare a delle associazioni LGBT di educare gli adolescenti nelle scuole al rispetto nei confronti di tutti gli orientamenti sessuali e, soprattutto, ad amare se stessi per come si è e non per come i genitori e i docenti pretendono che loro siano? Perché il DDL Zan non si è mica bocciato da solo. Continuano a insistere sulla libertà di opinione senza mai comprendere che il fascismo, l’omofobia, l’odio, non sono un’opinione. Siamo uno stato antifascista, abbiamo delle università antifasciste e anche il governo dovrebbe essere antifascista.

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