R. Kelly, cantante di “I believe I can fly”, accusato di abusi e sfruttamento sessuale

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Qualsiasi sia la nostra età, conosciamo tutti la canzone “I believe I can fly”, ma non tutti sappiamo il nome di chi la canta: R. Kelly. Del cantante, però, oggi si canta per un motivo ben peggiore che fa dimenticare tutti i bei sorrisi che quella canzone ci ha trasmesso: recentemente è stato riconosciuto colpevole di abusi sessuali nei confronti di moltissime donne, tra cui anche delle minorenni, dopo un processo durato sei settimane. Al momento rischia l’ergastolo.

Cantautore, produttore discografico statunitense, un grandissimo nome per la comunità fan della musica R&B. 54 anni e una carriera di 30 anni alle spalle, 12 album in studio e collaborazioni con artisti celebri come Céline Dion, Aaliyah, Michael Jackson, Chris Brown e Lady Gaga. tantissimi brani iconici come Bump n’ Grind (1994), I Believe I Can Fly (1996), Ignition (2003) e I’m a Flirt (Remix) (2007). Tuttavia, tutto questo è completamente debellato dai suoi comportamenti.

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Fonte: Pinterest

È una grande delusione per i fan della musica e dell’R&B, per tutti coloro che sono cresciuti con quella canzone. Tuttavia, dopo un processo di sei settimane per abusi e sfruttamento sessuale e associazione a delinquere in seguito alle testimonianze di 45 persone, non possiamo dire “ha solo fatto un errore“, “errare è umano“, perché sì, anche i vip sbagliano, ma in questo caso ha rovinato la vita di tantissime persone e non merita il perdono né di essere giustificato.

Tuttavia, non è neanche la prima volta che R. Kelly finisce nel mirino legale. Il Vibe e il Chicago Sun-Times hanno infatti denunciato il fatto che il cantante avesse sposato una 15enne. Entrambi hanno sempre negato tutto ma anni dopo lei ha intentato una causa alla Contea di Cook, dove si era sposata, per far espellere i suoi precedenti documenti di matrimonio, sostenendo di essere minorenne al momento del matrimonio e di aver mentito firmando il certificato di matrimonio come diciottenne.

È stato anche accusato di pedopornografia, tuttavia nessuna di queste accuse ha finito per risultare veritiera o comunque a dargli delle condanne. E ancora, il BuzzFeed News ha nel 2017 ha riportato le parole di Jim DeRogatis, secondo cui R. Kelly è stato accusato da tre gruppi di genitori di tenere le loro figlie in un “culto violento”. Tuttavia sia il cantante che le presunte vittime hanno respinto tutte le accuse, sebbene anche gli anni dopo siano uscite altre testimonianza come quella di Asante McGee che ha deciso di parlarne in un articolo della BBC.

E le questioni legali non finiscono neanche qui. Sono così tante che scriverle non sarebbe impossibile ma comunque ci impiegherebbe un bel po’ di tempo. Per questo motivo arriviamo subito a quello di cui R. Kelly è stato accusato e ritenuto colpevole negli ultimi giorni, ovvero di abusi e sfruttamento sessuale e associazione a delinquere, che è la prima vera condanna per il cantante nonostante tutte le denunce degli anni precedenti. Vi consigliamo comunque il documentario del 2019 “Surviving R. Kelly” (che è stato quello che ha fatto muovere di nuovo le acque) se volete sapere qualcosa in più.

Il processo contro R. Kelly

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Fonte: ilriformista

Durante il processo che si è tenuto a New York, sono stati ascoltati ben 45 testimoni, tuttavia le testimonianze chiavi sono state undici, di nove donne e due uomini, che hanno raccontato dei numerosi episodi di violenza, minacce e abusi, spesso avvenuti quando loro erano ancora minorenni. Secondo la tesi dei procuratori, per più di un decennio R. Kelly avrebbe sfruttato la sua fama per attrarre a sé delle giovani donne e persino ragazze minorenni interessate alla carriera musicale, per poi sottoporle ad abusi fisici, psicologici e sessuali.

Dopo sei settimane di processo in cui tutte quelle persone sono state ascoltate nel minimo dettaglio dalla giuria e dal giudice, è stato riconosciuto colpevole anche di associazione a delinquere, poiché secondo la tesi dell’accusa tutti i manager e gli assistenti che lo aiutavano a incontrare tantissime ragazze facendo anche sì che lui potesse soggiogarle affinché non parlassero con nessuno di quel che avveniva costituivano una vera organizzazione criminale.

È stato anche riconosciuto colpevole di aver violato il “Mann act”, ovvero una legge federale del 1910 che mirava a contrastare il traffico di esseri umani e lo sfruttamento della prostituzione, che vieta a chiunque di far viaggiare una persona fuori dallo stato per «scopi immorali». Le condanne sono arrivate due giorni fa, lunedì 27 settembre, tuttavia per aspettare la pena detentiva dovremo aspettare il 4 maggio 2022. Ovviamente rischia l’ergastolo.

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Fonte: adnkronos

Molte testimonianze hanno raccontato di come abusava delle minorenni facendo sì che fossero completamente sottomesse a lui. Non potevano lasciare la stanza senza chiedere a R. Kelly il permesso, neanche per andare in bagno. Dovevano indossare degli abiti scelti da lui e dovevano chiamarlo «Daddy», dovevano saltare in piedi e baciarlo ogni volta che entrava in una stanza. Se sbagliavano o se si rifiutavano, venivano punite con sculacciate violente per aver infranto le così dette “regole di Rob“. Ci sarebbero anche dei video in cui R. Kelly avrebbe sporcato il viso di una donna con le feci per aver infranto le regole.

Tutte delle testimonianze di persone che avevano già parlato negli anni ma che non erano state credute. Ma adesso, nel 2021, dopo tantissime lotte anche del movimento #MeToo, è stato riconosciuto colpevole di tutti e otto i capi d’accusa. «È arrivato il momento che l’accusato venga ritenuto responsabile per il dolore che ha inflitto a ciascuna delle sue vittime: Aaliyah, Stephanie, Sonja, Jerhonda, Jane e Faith. È ora che Robert Kelly paghi per i suoi crimini», ha detto il vice procuratore federale Elizabeth Geddes nella requisitoria finale, aggiungendo un «condannatelo». E per fortuna così è stato. Adesso tutte le vittime hanno ottenuto giusta.

Autore

  • Giulia, 22 anni, blogger. Amo scrivere, leggere, guardare serie tv e anime, i gatti e seguire le giuste polemiche. Instagram: @murderskitty

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