Parità salariale: approvato in Senato

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Se da una parte oggi è stato un orribile giorno per i diritti umani e civili (e no, non dirò delle persone LGBT, è stata una giornata tragica anche per tutte le persone che, semplicemente, sostengono i diritti umani di tutti gli esseri umani), almeno è stata approvata la legge sulla parità salariale, ovvero sul “gender pay gap”, sulla differenza di stipendi a cui sono sottoposte le donne sebbene facciano lo stesso lavoro di un uomo. Il testo è stato approvato, fortunatamente, all’unanimità al Senato.

Sì, nel 2021 in Italia e non solo le donne vengono (la legge entrerà in vigore dal primo gennaio 2022) pagate meno dell’uomo. Le donne vanno più spesso in bagno, le donne si assentano di più per le mestruazioni, le donne restano incinta, le donne si prendono cura dei bambini (già, perché un padre non può restare a casa se un figlio si ammala). Queste sono solo alcune delle cose affermante da alcuni uomini che sostengono che è giusto che ci sia il gender pay gap. Tuttavia, per loro sfortuna e per nostra fortuna, la discriminazione sulla parità salariale finisce adesso.

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Fonte: Twitter

Parità salariale: adesso è legge!

«Con il via libera definitivo di oggi al Senato, giunto all’unanimità, alla legge sulla parità salariale il nostro Paese compie un passo di fondamentale importanza verso il completo superamento delle disuguaglianze di genere, l’aumento dell’occupazione femminile, l’assunzione del principio di condivisione tra donne e uomini delle opportunità e delle responsabilità sul lavoro e in famiglia», hanno detto le relatrici della legge alla Camera e al Senato Chiara Gribaudo e Valeria Fedeli.

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Fonte: Pinterest

Ad annunciare la vittoria della parità salariale è stata Susy Matrisciano (M5S), in una nota. La legge però ha la firma di Chiara Gribuado (PD) e prevede le modifiche al codice sulle pari opportunità tra uomo e donna in ambito lavorativo. «Finalmente dal Senato è arrivata la buona notizia: il testo unificato sulla parità salariale è stato approvato all’unanimità ed è legge! Quella di oggi è una giornata di festa per tutte le donne che hanno combattuto e lottato per dare nuove tutele alle lavoratrici, per tutte coloro che sono sottopagate, discriminate o che sono state scartate perché donne», ha detto.

Aggiunge poi che questa legge è proprio dedicata alle donne, che adesso «avranno gli strumenti per difendere i loro diritti». Ringrazia poi «tutte e tutti coloro che hanno contributo a questo risultato, alla relatrice al Senato, Valeria Fedeli, e a tutti i gruppi parlamentari che sono voluti arrivare ad approvare questa legge di origine parlamentare, prima della fine della legislatura. Ora la sfida sarà attuarla al 100%. Ne discuteremo fin da subito con i ministri del Lavoro e delle Pari opportunità. L’Italia ha l’occasione di cambiare e di segnare finalmente un traguardo per le pari opportunità».

Nel merito la legge si basa su due capisaldi fondamentali: rispetto della parità di genere in tutte le scelte che riguardano lavoratrici e lavoratori e trasparenza: le aziende sopra i 50 dipendenti dovranno infatti compilare un rapporto sulla situazione del personale che conterrà molti indicatori, dai salari agli inquadramenti, dai congedi al reclutamento. L’elenco delle aziende che trasmetteranno il rapporto, e quello di chi non lo trasmetterà, sarà pubblico, e i dati saranno consultabili dai lavoratori, dai sindacati, dagli ispettori del lavoro, dalle consigliere di parità con sanzioni fino a 5mila euro per mancata o fallace trasmissione dei dati.

Chiara Gribuado sulla parità salariale
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Fonte: Pinterest

Ad oggi, secondo il Gender Gap Report 2021 di JobPricing, a parità di mansioni lo stipendio delle donne è inferiore dell’11,5% di quello degli uomini. La legge sulla parità salariale quindi prevede l’estensione dell’obbligo di redazione del rapporto sulla situazione del personale anche alle aziende, sia pubbliche che private, che abbiano più di 50 dipendenti (oggi è obbligatoria solo per chi ne ha più di 100). Viene anche integrata la nozione di discriminazione diretta e indiretta, includendo gli atti di “natura organizzativa, o oraria” che sfavoriscono le donne.

Almeno possiamo gioire per qualcosa! Le discriminazioni, almeno, hanno perso una battaglia. Adesso dobbiamo solo cercare di far qualcosa per la comunità LGBT.

Autore

  • Giulia, 22 anni, blogger. Amo scrivere, leggere, guardare serie tv e anime, i gatti e seguire le giuste polemiche. Instagram: @murderskitty

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