Salvini al Festival di Venezia per “Padrenostro”, Favino: «non lo abbiamo invitato»


Il Festival del Cinema di Venezia è iniziato da qualche giorno e, con tutti gli outfit stupendi, il drama con Georgina Rodriguez ed Ester Exposito che sembra essere sempre la più amata sui social, ci mancava solo Matteo Salvini!

Recentemente il leader della Lega Matteo Salvini avrebbe avvisato che sarebbe stato presente alla proiezione di “Padrenoto”, film di Claudio Noce che racconta il terrorismo con gli occhi dei figli delle vittime e dei terroristi. Sarà infatti in parte un’autobiografia del regista, che si è ispirato all’attentato che ha subito suo padre nel 1976.

In quell’attentato persero la vita l’agente di polizia Prisco Palumbo e il terrorista Martino Zicchitella, mentre Claudio Noce è riuscito a salvarsi, ispirando suo figlio a girare questo film affrontando gli anni di piombo da una prospettiva che però non era mai stata vista: quella dei figli delle vittime.

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«Roma, 1976. Valerio (Mattia Garaci) ha dieci anni e una fervida immaginazione. La sua vita di bambino viene sconvolta quando, insieme alla madre (Barbara Ronchi), assiste all’attentato ai danni di suo padre Alfonso (Favino) da parte di un commando di terroristi. Da quel momento, la paura e il senso di vulnerabilità segnano drammaticamente i sentimenti di tutta la famiglia. Il film sarà nelle sale il 24 settembre.»

Tuttavia, Pierfrancesco Favino, che sarà protagonista del film, ha affermato di non aver invitato né Matteo Salvini né la sua fidanzata Francesca Verdini.

Le parole di Favino su Matteo Salvini

«Non l’abbiamo invitato, credo che ciascuno sia libero di andare alle proiezioni. Conoscendo la sua capacità di saperci essere in un momento importante, mi fa piacere. Non credo che ci incontreremo. Ma se devo ragionare in termini di manipolazione, non credo che questo sia un film che dia questa possibilità, non è manipolabile.»

Queste sono state le parole di Pienfrancesco Favino a Il Sole 24 ore quando gli è stato chiesto cosa ne pensasse della presenza di Matteo Salvini durante la proiezione di Padrenostro la sera del 4 settembre.

«Non è un film pro poliziotti o pro Nap (Nuclei armati proletari ndr.), è un film sui bambini, sui figli perciò spero che il suo non sia un viaggio a vuoto.»

Ha spiegato ancora. Dobbiamo quindi sperare che anche Matteo Salvini riesca a comprendere il significato del film e che non si metta a strumentalizzare anche i bambini dei film.

Claudio Noce su «Padrenostro»

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Fonte: rb casting

Il regista ha poi spiegato il significato del film e soprattutto quello che lui ha dovuto passare da bambino insieme a sua sorella:

«È stato un percorso lungo e molto doloroso rendere quello che era accaduto alla mia famiglia, a mio padre e che vive con me da tanto tempo, in una storia.

Ho pensato molto a quale doveva essere il punto di vista per raccontare un fatto che per anni è stato cancellato nella mia famiglia, alla fine di questo lungo percorso ho capito che volevo farlo dal punto di vista rigoroso di un bambino, che è mio fratello che ha assistito al fatto ma che sono anche io, che ero in casa ma avevo solo due anni e mia sorella, che era a scuola. Insieme l’abbiamo ricostruito.»

Le parole sono confermate dall’attore protagonista, Pierfrancesco Favino:

«Ci sono tanti film sugli Anni di piombo, tanti e meravigliosi ma la nostra urgenza non era raccontare quegli anni ma l’infanzia in quegli anni. Il messaggio politico sta in questo: un’attenzione alla generazione a cui appartengo, quella dei cinquantenni che proprio perché non ha partecipato a grandi eventi storici è stata un po’ messa da parte.

Non abbiamo avuto il problema di essere antagonisti, noi figli di una parte o dell’altra, perché siamo stati subito traghettati negli anni Ottanta, siamo stati la prima generazione consumista.

L’unica cosa che ho fatto io è stata la Pantera, ci siamo trasformati in una generazione laica che vede quel tempo non con una posizione di bianco e nero ma si affida alla fantasia dell’infanzia e questi ragazzi lo spiegano bene.

Siamo una generazione di silenti educati, che ci sentiamo di dover chiedere il permesso per ogni cosa, sono così stanco di dovermi scusare per essere nato dopo. E in quel padre che interpreto ci ho visto mio padre e i suoi silenzi, quel posto dove da bambino mi faceva male andare.»

Sembra quindi un film sentimentale, reale oltre che storico, che racconta davvero quello che un bambino subisce e cosa lo porta a diventare. Il regista Noce, dice ancora:

«È un film di pacificazione, avevamo l’intenzione di raccontare l’abbraccio di quella generazione di invisibili che ha subito quella guerra in modo involontario non vedevo mio padre e avevo paura che potesse morire.

Abbiamo cercato di dare un significato, di dare un nome a quella paura di due giovani uomini che, ognuno dalla sua parte, stanno cercando un significato nella figura del padre. Mi è capitato nella vita di ascoltare il respiro dall’altra parte; avendo amici ho capito che c’era un’assonanza e che anche loro, come noi, hanno subito un abuso.»

Padrenostro sembra un bel film, adesso non ci resta che Matteo Salvini non decida di strumentalizzare e rendere politico anche un film che vuole sensibilizzare.

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