Le criticità del Green Pass all’università: «ho avuto il Covid-19 in Spagna e ora non posso vaccinarmi né avere il Green Pass», la storia di uno studente di Bari

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Abbiamo più volte parlato di Green Pass, l’ultima volta in merito alle persone che lo acquistavano illegalmente su Telegram e che poi si son trovate a dover pagare un’ingente somma di denaro in Bitcoin per non venire denunciati dagli stessi che lo vendevano. Abbiamo anche visto alcune criticità del documento verde che sembra essere il compromesso per tornare alla normalità, in primis quelle che riguardano le persone transgender. Oggi, invece, ci dedicheremo al mondo universitario, quello che dalla politica è stato dimenticato per tutto il periodo pandemico.

Da ormai qualche giorno, da quando il Consiglio dei Ministri nella seduta del 5 agosto ha approvato un decreto legge “Misure urgenti per la sicurezza delle attività scolastiche, in materia di università e trasporti” secondo cui «tutto il personale universitario e gli studenti universitari (che potranno essere controllati a campione) devono possedere il Green Pass», non si fa che parlare d’altro, tanto che si sono formati anche dei gruppi su Telegram “studenti contro il Green Pass” con più di 11k membri. Ovviamente c’è anche chi ritiene che questo sia l’unico modo per riprendere le lezioni in presenza, tuttavia bisogna prendere in considerazione tutte le situazioni.

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Il movimento “Studenti Contro GreenPass”
Fonte: Twitter

Il Green pass è stato introdotto in tutta Italia a partire dal 6 agosto con l’intento di far accedere a bar e ristoranti, ma solo se questi sono al chiuso e se i clienti devono sedersi a un tavolo, in palestre, cinema, teatri, musei, stadi, palazzetti, eventi sportivi e concerti solo chi lo possiede. Potremmo definirlo una sorta di compromesso per la normalità. A essere esentati da questa regola saranno gli under 12, poiché ancora non esiste un vaccino autorizzato, e ovviamente chi non può vaccinarsi per motivi di salute. Come abbiamo scritto in altre occasioni, per ottenerlo basterà un tampone negativo oppure aver fatto la prima dose di vaccino (oppure l’unica).

Peccato, però, che ci siano delle situazioni che il Governo non ha minimamente preso in considerazione. Se da una parte il green pass ci sembra necessario in quanto i locali sono più sicuri, dall’altro è una discriminazione per alcune persone e no, non sto parlando dei no-vax che scelgono di non vaccinarsi perché «non so cosa c’è dentro» o tutti gli altri complotti ma poi vanno a mangiare al McDonald’s che non è sicuramente il fast food più salutare e amato dai dietologi o nutrizionisti. Sto parlando di persone transgender, a cui il green pass fa un outing forzato. Parlo delle persone migranti che non posseggono ancora dei documenti.

Parliamo di chi ha una tessera sanitaria scaduta e ancora non ha ricevuto quella nuova da uno Stato lento. Ma anche semplicemente dei minorenni che non hanno la possibilità di scegliere se vaccinarsi o no perché magari un genitori gli impone di non farlo. A questi, si aggiunge anche quella di chi ha avuto il Covid-19 all’estero, di cui parleremo oggi. E voi direte: «si faranno dei tamponi», ma i tamponi non sono gratuiti. I tamponi costano e doverne pagare uno ogni volta che si vuol fare qualcosa in cui è previsto il Green Pass, è una prassi che non tutti possono permettersi. .

Green Pass obbligatorio alle Università: la mail di Viro al suo rettore

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La mia prima vaccinazione a Zadar, non presente sul mio Green Pass

Viro Garzone è uno studente di ingegneria elettronica alla magistrale del Politecnico di Bari che, nell’ultimo semestre, è stato in Erasmus in Spagna, dove, purtroppo, ha contratto il Covid-19. Per chi non ne fosse a conoscenza, se ti vaccini all’estero o se contrai il Covid-19 all’estero, l’Italia non riconosce né la malattia né il vaccino (tant’è che, io che mi sono vaccinata in Erasmus a Zadar, ho sul mio Green Pass solo “1 di 2 dosi effettuate”), tuttavia, mentre con il vaccino la situazione si risolve semplicemente conservando il documento della vaccinazione effettuata, con la malattia è diverso.

Viro si è trovato a dover scrivere una mail al Rettore del Politecnico di Bari, facendo presente la sua circostanza che non dipende da lui ma da come lo Stato italiano non ha la corretta comunicazione con le nazioni dell’Unione Europea. «La misura in questione è inopportuna e discriminatoria dal momento esistono minoranze, come nel mio caso, che NON POSSONO in alcun modo avere il Green Pass», ha scritto, postando poi lo screen sul suo profilo Facebook.

Perché non tutte le persone che non sono vaccinate o che non hanno il Green Pass sono dei complottisti, ci sono delle persone che, semplicemente, non possono. «Io, così come altri studenti che sono stati in Erasmus negli ultimi mesi, sono stato positivo in Spagna senza alcuna possibilità di riconoscere la malattia in Italia. In sintesi, per lo stato italiano non ho mai avuto il virus» e per questo non può avere il Green Pass in seguito alla guarigione. Ma quindi può vaccinarsi?

Certo, Viro come tutti gli studenti potrebbero vaccinarsi, tuttavia «il medico curante, ASL, igienisti e gli operatori del Ministero della Salute mi hanno fortemente sconsigliato di vaccinarmi prima di 6 mesi dalla positività, che nel mio caso risale al recentissimo 29 giugno», come sicuramente in molti già saprete. D’altronde, viene dato il Green Pass a chi guarisce dal Covid-19 proprio perché possiede gli anticorpi e perché non potrebbero farsi il vaccino.

Tutto questo per dire che il Green Pass è sì il nostro compromesso alla normalità, noi siamo favorevoli e riteniamo che solo vaccinandoci riusciremo a tornare alla nostra vita pre-Covid-19, tuttavia il Governo avrebbe dovuto pensare alle minoranze che non possono vaccinarsi per questioni che vanno oltre quelle di salute per cui esistono già eccezioni, per cui adesso, bisogna cercare di risolvere questa situazione in meno di un mese, perché gli studenti devono poter seguire le lezioni in presenza e accedere agli esami.

Che tristezza essere costretti ad essere NoGreenPass…

Pubblicato da Viro Garzone su Lunedì 9 agosto 2021

“Studenti contro il Green Pass”: più di 11k membri su Telegram

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Fonte: Telegram

È stato fondato il 2 agosto e conta già più di 11k iscritti. È un canale in cui degli studenti si riuniscono per parlare di questa situazione discriminatoria. «Il Green Pass non è una misura sanitaria, è una misura di controllo sociale. Con il Green Pass i diritti che prima ci venivano riconosciuti dalla Costituzione ora ci vengono concessi dietro accettazione del Green Pass. Il Green Pass non deve entrare nelle scuole e nelle università perché è antidemocratico e discriminatorio», recita il primo messaggio nel canale.

Il canale è anche contro la didattica a distanza, poiché ritiene che con essa «lo Stato si toglierà piano piano il problema di garantire il diritto allo studio con borse di studio e infrastrutture. Chi potrà permettersi studi da fuori sede (affitto, bollette, ecc.) seguirà in presenza, chi no a distanza», non ritenendola «istruzione e non lo sarà mai. Qualcuno ventila l’ipotesi di didattica a distanza per i non vaccinati e in presenza per i vaccinati, come se fossero equivalenti. Non esistono studenti di serie A e studenti di serie B. Scuola e università devono essere in presenza, per tutti

La situazione è diversa da quella che abbiamo descritto prima. Mentre Viro vorrebbe avere il Green Pass ma si trova a essere un “NoGreenPass” per una condizione più grande di lui, gli studenti in questo canale sembrano essere dei veri e propri NoGreenPass che ritengono che il documento verde sia discriminatorio. Promuovono addirittura un gruppo trasversale con gli studenti di medicina, veterinaria, odontoiatria e professioni sanitarie contrari all’obbligo vaccinale per svolgere il tirocinio.

Autore

  • Giulia, 22 anni, blogger. Amo scrivere, leggere, guardare serie tv e anime, i gatti e seguire le giuste polemiche. Instagram: @murderskitty

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