Non tutti quelli che non hanno il Green Pass sono no-vax o complottisti

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Dopo aver fatto un giro nell’hashtag #GreenPassObbligatorio su Twitter, mi vedo proprio costretta per dignità personale a scrivere quest’articolo. Lo scrivo in grassetto in modo che tutti possiate comprenderlo: non tutti coloro che non posseggono il Green Pass sono dei no vax, dei no Green Pass o addirittura dei non vaccinati. Ci sono anche delle persone che stanno subendo l’incompetenza e i tempi della burocrazia italiana, e fra questi ci sono anche io, vaccinata con la seconda dose da luglio scorso, ma che sono ancora senza un Green Pass valido.

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Fonte: Twitter

Quando cominciò a uscire la notizia della certificazione verde per tornare alla normalità, non vi nego che ero felice, tuttavia sin da subito mi spuntarono dei dubbi: ma le persone senza tessera sanitaria o documenti italiani, magari proprio i migranti che il governo vuole difendere? Ma le persone transgender con i documenti non aggiornati che dovranno automaticamente subire un outing? Ma i ragazzini minorenni con genitori no-vax che ancora non possono prendere delle decisioni sulla propria salute? Tuttavia, non avrei mai pensato che tra le persone discriminate mi sarei aggiunta persino io.

Tra l’altro non ho mai compreso in che modo il Green Pass ci possa far tornare alla normalità, se alla fine dei conti il vaccino non ci rende immuni. Da quando è iniziata la pandemia non c’è stato un giorno in cui non ho indossato la mascherina. O meglio, se mi trovo in una strada desolata, la porto abbassata senza problemi, ma se la strada è affollata non riesco proprio a non indossarla e questo perché anche le persone vaccinate possono prendere il Covid-19 e trasmetterlo. Le probabilità sono più basse, ma non impossibili.

Invece da quando esiste il Green Pass vedo che chi lo possiede si sente immortale, immune, si permette di prendere in giro chi non lo ha. Anche se siete vaccinati la mascherina la dovete indossare, dovete mantenere le distanze e ovviamente anche igienizzarvi le mani. Davvero dopo due anni di pandemia c’è bisogno di dirlo ancora? Ma, a parte questo, davvero avete così tanta fiducia nell’Italia? Perché adesso voglio raccontarvi la mia storia, la storia di una ragazza di 22 anni che si è vaccinata tra fine maggio e inizio luglio e che a più di metà settembre non possiede ancora una certificazione valida.

Apro i social e mi vedo persone che ridono, che si prendono gioco di chi non ha il Green Pass, pensando che tutti quelli che non lo possiedono sono dei mentecatti ignoranti e complottisti. Ma non è così. Ci sono anche io. Ci siamo anche noi, noi che siamo vittime della burocrazia italiana lenta e nullafacente, che una settimana dice una cosa e quella dopo un’altra. Oggi vi racconto la mia storia, ma anche le testimonianze che mi sono arrivate dopo averla raccontata sul mio profilo Instagram. Perché non sono solo io, siamo in tanti a non essere minimamente considerati dallo stato italiano, dal governo dei migliori.

Green Pass: dietro ai complottisti ci sono persone vaccinate o persone che non possono vaccinarsi

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Mi chiamo Giulia, ho quasi 23 anni e lo scorso semestre sono stata in Erasmus a Zadar, in Croazia. Lì con le vaccinazioni sono andati un po’ più veloci, poiché c’è molta meno popolazione rispetto all’Italia, per cui già a fine aprile per gli studenti è stato possibile vaccinarsi. Io comunque ho dovuto aspettare un po’ più che altro perché il sito era in croato e non comprendevo come fare, ma quando sono andata in sede mi sono prenotata e la settimana stessa, a fine maggio, sono stata vaccinata con la prima dose di Pfizer.

Prima di ciò, ovviamente, mi ero informata. Essendo a conoscenza dei tempi di attesa, mi sono chiesta e ho chiesto ai medici e alle Asl in Italia (chiesi anche in Croazia ma per sicurezza volevo averne la certezza dall’Italia): posso fare una dose in Croazia e una in Italia? La risposta fu affermativa e infatti dopo essere tornata nella mia bella Puglia, a inizio luglio sono stata vaccinata con la seconda dose di Pfizer e ho avuto il mio Green Pass. Voglio sottolineare che per farlo mi sono prenotata a uno sportello ad hoc per i casi simili ai miei e sono stata prenotata come seconda dose, non come prima.

Perché ho voluto sottolinearlo? Perché dopo che mi sono vaccinata, quando mi hanno dato la certificazione, mi hanno detto che ero stata registrata come prima dose nonostante fosse la seconda, perché non hanno rapporti con la sede estera e quindi non era possibile farlo. Chiesi comunque se dovessi far qualcosa o se questo non mi avrebbe permesso di avere il Green Pass, ma tutte le persone a cui l’ho chiesto (tre in tutto, in tre sedi diverse), mi hanno detto: «no, non devi fare nulla e no, tranquilla, otterrai comunque il certificato». Peccato che dopo un mese il mio Green Pass è scaduto.

Ebbene sì, signori. Sono una vaccinata con due dosi da inizio luglio senza Green Pass perché in Italia non riescono ad allineare due dosi di vaccino fatte in due sedi diverse (parlo di sedi e non di Stati perché il problema c’è anche se vi vaccinate in due regioni diverse). Ho già raccontato la mia avventura in un altro articolo, ma lo ripeterò in breve. La prima cosa che ho fatto è stata chiamare il 1500. Presero i miei dati, codice fiscale, numero di telefono, via di casa, città in cui abito, e mi dissero che in una settimana si sarebbe risolto tutto e avrei avuto un Green Pass valido.

Dopo una settimana richiamo, mi risponde un’altra operatrice e mi dice che no, loro non fanno queste cose e quindi io devo andare all’Asl della mia residenza (curiosa di sapere cosa l’operatrice della settimana prima abbia fatto con i miei dati personali). Considerando che devo partire di nuovo in Erasmus a fine mese, chiedo quanto ci avrebbero messo, e la signora mi risponde tranquillamente «ci mettono tanto». Le chiedo anche perché questa cosa non c’è scritta da nessuna parte e come sia possibile che gli operatori o chi si occupa di consegnare la certificazione o addirittura delle prenotazioni non siano istruiti, non mi risponde neanche.

In ogni caso all’Asl la signorina è stata tanto gentile, e non in modo ironico. Ha fatto la prenotazione e ha spiegato a mio padre (visto che io non mi trovo nella mia residenza e quindi non avevo la possibilità di andare) che i tempi possono essere molto lunghi, ma non dipende da loro bensì dell’help desk a cui ha inoltrato la mia richiesta. In poche parole devo aspettare che qualcuno si decida ad allineare le mie dosi in modo che non risultino due prime dosi da una prima e una seconda. Fino a quel momento io sono una no-vax/no-Green Pass qualsiasi, non posso fare niente.

Se a voi sembra normale che io, vaccinata, debba comunque spendere €15 di tampone nonostante debba avere per diritto il mio Green Pass, forse dovreste fare un corso di empatia e soprattutto forse dovreste rendervi conto che non è poi così tanto il governo dei migliori se non si è reso conto che le istituzioni in Italia fanno schifo e sono lente come poche. Forse io me l’aspettavo perché sono una studentessa universitaria e paragono tutte le istituzioni alle segreterie universitarie, ma non penso che chi ci lavora non sia consapevole di ciò. E se lo sono, fa ancora più schifo come siamo stati ignorati.

Casi analoghi al mio

Parliamo adesso dei casi analoghi al mio. Vi ho già parlato della storia di Viro, lo studente dell’Università di Bari Aldo Moro che ha preso il Covid-19 in Spagna, in Erasmus, ma che qui in Italia è come se non lo avesse mai avuto. Per cui lui non può ottenere il Green Pass né può vaccinarsi perché, sono sicura che lo sapete già, se una persona prende il Covid-19 prende automaticamente degli anticorpi per cui non ha bisogno per i primi mesi del vaccino. Anche Viro è una vittima dei rapporti assenti in un continente. Perché non parliamo dell’America, parliamo di Spagna e Italia, che sono nella stessa Europa.

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Fonte: Twitter

Insieme a Viro, dopo aver condiviso la mia storia su Instagram, mi sono arrivate tante testimonianze, sia da persone che come me si sono vaccinate per metà all’estero e per metà in Italia, che di persone che, addirittura, hanno fatto una dose in una regione, magari in quella in cui studiano, e una in un’altra, in quella della loro residenza. Come me, anche loro si ritrovano con due prime dosi ovviamente scadute e quindi inutili. Alcune, dopo un’attesa infinita, sono riuscite a risolvere, altre stanno ancora aspettando da mesi. Non è giusto che a causa dell’incapacità italiana noi dobbiamo essere senza Green Pass e soprattutto veniamo private di diritti che dovremmo avere in quanto vaccinate.

Ancora, però, ho ascoltato le storie di persone che hanno avuto il Covid-19 e poi hanno fatto la prima dose di vaccino, senza quindi doversi sottoporre alla seconda. Anche loro stanno avendo dei problemi con il Green Pass in quanto quella prima dose è scaduta. Oppure, viceversa, c’è chi ha fatto la prima dose di vaccino e poi ha contratto il Covid-19 prima che potesse fare effetto, e ora si trovano anche loro senza una certificazione valida. L’Asl, a queste ultime persone, ha addirittura detto che non dipende da loro e non possono fare niente, si può solo aspettare che il governo si decida a rendere questa una delle eccezioni di chi può ottenere la certificazione.

Ci sono tante situazioni che si nascondono dietro il non possedere il Green Pass, per cui smettetela di considerare tutti come dei complottisti e ascoltate e condividete le loro storie, perché non è giusto che anche noi che siamo vaccinati, o che ci vaccineremmo, non abbiamo la possibilità di vivere la nostra vita, di viaggiare, di studiare in presenza, di andare a lavoro, solo perché un governo ha deciso che chiunque non ha il Green Pass è un complottista. Ascoltate le nostre storie e non ignorate la nostra esistenza, aiutateci a dare una strigliata alle istituzioni lente e incapaci.

I post su #GreenPassObbligatorio

Autore

  • Giulia, 22 anni, blogger. Amo scrivere, leggere, guardare serie tv e anime, i gatti e seguire le giuste polemiche. Instagram: @murderskitty

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