Gelmini e Brunetta abbandonano Forza Italia

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Il governo dei migliori ci ha riportato in campo il magico trio Gelmini – Brunetta – Carfagna, che ci ha fatto tornare indietro a tempi oscuri, ma soprattutto ha messo fra le poltrone del governo diversi ministri di Forza Italia, partito di Silvio Berlusconi. Tuttavia, non avendo votato la fiducia a Mario Draghi e quindi al suo governo, sia Brunetta che Gelmini hanno deciso di abbandonare il partito che li ospita e accoglie da anni. E non sono i soli. C’è un vero e proprio terremoto in Forza Italia.

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Proprio di recente abbiamo parlato di un altro parlamentare di Forza Italia che ha scelto di abbandonare il partito, Elio Vito, il politico che si è sempre distinto fra tutti gli omofobi e razzisti che condividevano con lui le poltrone. «Mi auguro che questa decisione possa contribuire ad aiutare le giovani ed i giovani del nostro Paese a ritrovare il senso della fiducia nelle Istituzioni, nel Parlamento e più in generale nella politica», scrisse su Twitter, dando poi ufficialmente le sue dimissioni dopo 25 anni di politica con il partito di Berlusconi.

Quindi, che ci fosse una bella discussione in casa Forza Italia, era ben evidente, quando persino Vito arrivò ad andare contro una sua collega, Anna Maria Bernini, che mentre affossava la legge pubblicava post LGBT sul proprio profilo Instagram. Scrisse che «il rainbowashing sta venendo proprio male» e poi spiegò a Gay.it che «è evidente, non è un’accusa. Lei da mesi fa questi post carini, nei confronti della comunità LGBT. Però poi si deve concretizzare tutto questo». Ma adesso la situazione sembra essere ancora più seria.

Non solo, ovviamente, perché parliamo dell’ennesima crisi di governo a cui gli italiani devono assistere durante la pandemia, ma anche perché al momento due dei ministri di Forza Italia che fanno parte del governo (o facevano), hanno deciso di lasciare il partito, e insieme a loro anche il senatore Cangini. La prima, però, è stata Mariastella Gelmini, attualmente ministra degli Affari regionali. È stata poi seguita dal ministro per la Pubblica amministrazione, Renato Brunetta.

Brunetta e Gelmini lasciano Forza Italia

Mariastella Gelmini, anche lei dopo 25 lunghi anni, lascia ufficialmente Forza Italia. Non spenderemo ovviamente dei complimenti nei suoi confronti, perché come Ministra dell’Istruzione e non solo ci ha davvero fatto passare le pene dell’inferno da cui ci stiamo ancora riprendendo, tuttavia c’è da dire che ha fatto una scelta almeno coerente, in quanto per lei, «quello che è successo ieri è gravissimo».

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Infatti, se all’inizio «la crisi si era aperta a causa delle convulsioni del M5S: non era facile riuscire a prendersi la responsabilità di portare il Paese al voto in mezzo a una crisi senza precedenti, con l’inflazione ai massimi da quaranta anni, e una guerra», Forza Italia non ha fatto niente per dare una mano all’Italia. Ritiene che «la FI che ho conosciuto in questi venticinque anni di militanza e di impegno politico, sarebbe stata dalla parte di Mario Draghi, che ha fatto un ottimo lavoro, è un convinto europeista, e che certo non è di sinistra».

Nell’intervista con il Corriere, ha parlato dei suoi colleghi e di quel che penso, ritenendo che «siano come me basiti, ma non posso rispondere per loro. Certamente anche loro hanno sofferto la totale estromissione dalla gestione del partito. Siamo sempre stati per tutti questi mesi isolati al governo. FI anziché rivendicare i risultati di un esecutivo che le tasse ha iniziato a tagliarle, che ha gestito bene la pandemia, che ha avviato un’enorme opera di differenziazione energetica, ha continuamente messo i bastoni fra le ruote in Parlamento».

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E solo il giorno dopo arriva anche la dichiarazione di Renato Brunetta, che ritiene che «non votando la fiducia a Draghi, Forza Italia ha tradito la sua storia e i suoi valori. Non sono io che lascio, è Forza Italia che lascia se stessa. Non votando la fiducia a Mario Draghi il mio partito ha deviato dai valori fondanti della sua cultura: l’europeismo, l’atlantismo, il liberalismo, l’economia sociale di mercato, l’equità. I cardini della storia gloriosa del Partito popolare europeo, a cui mi onoro di essere iscritto, integralmente recepiti nell’agenda Draghi e nel pragmatismo visionario del Pnrr».

Ha aggiunto anche che «io non cambio, è Forza Italia che è cambiata. Mi batterò ora perché la sua cultura, i suoi valori e le sue migliori energie liberali e moderate non vadano perduti e confluiscano in un’unione repubblicana, saldamente ancorata all’euroatlantismo. Perché dobbiamo contrastare la deriva di un sistema politico privo degli anticorpi per emanciparsi dal populismo e dall’estremismo, piegato a chi lavora per modificare gli equilibri geopolitici, anche indebolendo l’alleanza occidentale a sostegno dell’Ucraina. È una battaglia per il futuro che coincide con la difesa della mia storia, e di quella di Forza Italia».

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