Femminicidio a Spinea: lei aveva denunciato

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Il mio obiettivo per l’anno nuovo è quello di non dover più scrivere titoli come: “femminicidio, lei aveva denunciato“, ma probabilmente mi troverò ancora a rimandare e rimandare. A Spinea, infatti, due giorni fa c’è stato un altro femminicidio. La vittima è Lilia Patranjel, 40enne originaria della Moldavia, uccisa dal compagno Alexandru Ianosi, 35enne di origini rumene. La donna aveva denunciato a fine agosto, ma poi aveva deciso di “perdonare”. Ma lo Stato non dovrebbe comunque tenere sott’occhio determinati soggetti? Se non riusciamo a proteggerci noi, dovrebbero intervenire le forze dell’ordine.

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A volte siamo ingenue, ci fidiamo troppo e tendiamo a sminuire una situazione in realtà grave. Lilia aveva denunciato il compagno, ma poi ha deciso di non proseguire perché lui le aveva chiesto scusa, perché l’ha manipolata per bene per far sì che tornasse fra le sue braccia. E poi, a distanza di un mese, l’ha uccisa. Una tragedia che, inevitabilmente, si sarebbe potuta evitare se l’Italia tenesse davvero alla vita delle donne e considerasse il femminicidio un problema serio e reale. E con questo governo, con una premier donna che va contro le donne (che ha postato il video di uno stupro in campagna elettorale), le cose potranno solo peggiorare.

Durante la Giornata contro la violenza sulle donne dello scorso anno la Polizia Criminale ha postato sul sito del Viminale i dati che vanno dal 1° gennaio 2021 al 21 novembre 2021, secondo cui su un totale di 263 omicidi volontari compiuti in Italia il 35% (quindi 93) sono femminicidi. “Ma è sempre un omicidio, non è un femminicidio“. Apriamo quest’altra parentesi per chi ancora non ne conosce la differenza. Se un giorno decidi di uccidere una persona a caso che incontri per strada, e per casualità è una donna, quello è un omicidio. Se invece decidi di uccidere la tua fidanzata perché vuole lasciarti, quello è un femminicidio.

Nel corso dell’ultimo anno, invece, tra il 1 agosto 2021 e il 31 luglio 2022, è stata uccisa più di una donna ogni 3 giorni, e c’è stato un incremento rispetto all’ultimo anno. Sono aumentati del 15,7% i femminicidi, 108 maturati in ambito familiare e 68 quelli commessi dal partner o dall’ex partner. È quello che emerge dal dossier del Viminale concernenti i femminicidi. Solo nel 2022, le vittime di femminicidio sono 41, un numero troppo alto e che evidenza un problema di cui non si parla, un problema che si combatte con l’educazione dell’uomo sin da bambino.

Il femminicidio di Lilia Patranjel

Secondo quanto racconta Ilinca Buhnaici, connazionale di Liliana e madrina di battesimo del figlio di lei, e anche vicina di casa della donna vittima di femminicidio, «Alexandru lo avevamo visto verso le 21 la sera prima, sotto casa in garage con un amico, sempre nelle solite condizioni. Aveva la bottiglia di birra in mano. Se avessi anche solo intuito quello che stava per succedere, se avessi sentito una lite, delle urla, forse a quest’ora Lilia sarebbe viva». Ma la colpa non è sua, non deve colpevolizzarsi per non aver compreso l’arrivo di una tragedia. Di colpevole ce n’è solo uno, in questa storia.

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Racconta anche che «ad agosto li aveva chiamati Lilia raccontandomi poi che Alexandru l’aveva picchiata in testa e su un fianco, e allora i militari le avevano consigliato di farsi refertare al Pronto soccorso, e così aveva fatto dopo aver denunciato il suo compagno. È stata lei a cercarmi, quando è tornata a casa. Mi ha detto scendi, vieni a prendere un caffè. E così mi ha mostrato la denuncia e mi ha raccontato delle botte. Le ho detto vai via da qui, e mi ha risposto: “Dove vado con il bambino?”».

Il 28 agosto dopo una discussione molto violenta, Lilia aveva chiamato i carabinieri che si sono presentati con 3 o 4 pattuglie. Tuttavia, lui era corso da lei e le aveva chiesto scusa piangendo, promettendole che sarebbe cambiato. Così la donna, tre giorni dopo, ha ritirato la querela. Purtroppo, però, dopo pochi giorni è tornato a maltrattare la donna, fino a ucciderla giovedì scorso con più coltellate. Al figlio che hanno insieme ha detto che “la mamma è caduta“. Ma è stato lui ad ammazzarla, è lui la bestia che ha tolto la vita a una donna, e la madre a dei figli.

Lilia, assistente domiciliare a Chirignago, aveva altre due figlie, entrambe minorenni e avute da una precedente relazione ma che non vivevano con lei. La più grande aveva deciso di andarsene e andare a vivere dal fidanzato, mentre la più piccola ha scelto di tornarsene in Moldavia proprio a causa di Alexandru, che lei non sopportava. «Non la faceva uscire, non poteva vedere le amiche, la rimproverava per tutto e la opprimeva, come faceva con sua madre», ha raccontata Ilinca Buhnaici. Anche il femminicida ha due figli avuto da un precedente matrimonio, ed entrambi vivono in Romania.

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La sindaca di Spinea, Martina Vesnaver, si è detta «vicina a nome di tutta l’amministrazione alla tragedia. Siamo a disposizione con i servizi sociali per l’aiuto che sarà necessario alla famiglia e al bambino della coppia. C’è molto da fare sulla cultura del rispetto e sul valore della vita che va tutelata e rispettata prima di ogni altra cosa. Ho spostato io stessa la panchina rossa dedicata a Roberta Vanin in piazza Donatori di Sangue, affinché fosse ben visibile e il ricordo di quel delitto efferato rimanesse vivo, per non dimenticare».

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