Libertà di espressione, ma solo finché vai contro le persone LGBT: la storia di Don Giulio

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Don Giulio Mignani è un raggio di sole. È quel tipo di prete che ha preso alla lettera il concetto di amore e rispetto per tutti, anche per le persone omosessuali. E questo alla Chiesa Cattolica (all’istituzione, non ai fedeli che hanno compreso di non poter far completamente affidamento a una Bibbia scritto secoli fa e che ha bisogno di un aggiornamento morale) non va bene, e quindi il prete LGBT Friendly che ha anche firmato per rendere legale l’eutanasia è stato sospeso e non potrà più celebrare la messa trasmettendo messaggi che avrebbero solo fatto un favore all’umanità.

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Don Giulio

Lo sapevamo già da tempo che quelli che si professano cristiani, in realtà sono solo dei fanatici che di cristianesimo conoscono solo il testo ma che non ne hanno compreso e abbracciato i valori. D’altronde, lo sappiamo anche dal leader della Lega, che bacia rosari, mostra sempre santini e collanine varie, abbraccia e bacia vangeli, ma poi lascia tranquillamente morire delle persone in mare. Il cristianesimo non è un quaquaraquà, ma è una dimostrazione. Non dimostri di essere cristiano preservando la razza italiana, o evitando che due persone possano amarsi legalmente, o che, sempre, un bambino possa avere una famiglia che lo ama.

Come Don Giulio, tra l’altro, è finito Papa Francesco. Se Papa Wojtyla nel 2000 diceva che il Pride era contrario alla legge naturale condannando l’omosessualità, il nostro Papa (occhio, non il Vaticano ma il Papa) ha più volte dimostrato di essere dalla parte della comunità LGBT. Ad esempio, oltre al sostegno ai genitori cristiani di persone omosessuali, inviò una lettera «in occasione del webinar del ministero cattolico Outreach LGBTQ, che si è svolto ieri, esprimendo il suo sostegno a questo ministero e incoraggiandoci a imitare lo “stile” di Dio di “vicinanza, compassione e tenerezza”…».

«E possa il caloroso messaggio del Santo Padre incoraggiare e ispirare tutti coloro che nella chiesa servono i cattolici LGBTQ e, inoltre, ricordano alle persone LGBTQ di tutto il mondo la “vicinanza, compassione e tenerezza” di Dio.»

La condanna nei confronti di Don Giulio

Eppure, Don Giulio Mignani è stato sospeso e non potrà più continuare a celebrare le messe con amore, devozione e rispetto. Perché? Nel provvedimento del tribunale ecclesiastico della diocesi di La Spezia a firma del vescovo, monsignor Luigi Ernesto Palletti leggiamo che «nel corso degli anni più volte ha rilasciato esternazioni pubbliche, apparse anche su vari quotidiani e interviste televisive, nelle quali ha ripetutamente sostenuto posizioni non conformi all’insegnamento della Chiesa Cattolica».

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Don Giulio

Quindi, «gli è stato imposto di astenersi da esternazioni pubbliche contrarie al magistero della Chiesa, stabilendo che se ciò non venisse osservato sarebbe incorso nella sospensione dalla celebrazione pubblica dei sacramenti e sacramentali e dalla predicazione». Lui però ha continuato a ribadire le sue opinioni su temi come matrimoni e adozioni per coppie omosessuali, eutanasia e aborto nel corso di alcune interviste alla stampa. Per questo motivo nel decreto si evidenzia come «il tenore sereno e consapevole con il quale sono state rilasciate porta ad escludere la presenza di fattori che possano avere influenzato la capacitando libera espressione del chierico, lui stesso ha riconosciuto sue le affermazioni».

E infine concludono dicendo che «ogni volta è stato ammonito e richiamato all’osservanza degli impegni pastorali e canonici» ma «gli episodi però hanno continuato a ripetersi nel tempo, suscitando sempre più grave scandalo tra i fedeli». Don Giulio divenne popolare anche quando, in occasione della domenica delle Palme, decise di scioperare e non benedire le palme dei fedeli perché la dottrina vietava di benedire quelle delle coppie omosessuale. Disse che «nella Chiesa si benedice di tutto, ma non l’amore vero tra omosessuali».

Ovviamente, dopo questa sospensione, Don Giulio si è difeso. Al Corriere, ha detto che «le posizioni che ho assunto non hanno mai voluto essere offensive né polemiche nei confronti della Chiesa e ciò che mi ha sempre mosso è la preoccupazione che la Chiesa possa essere considerata sempre più marginale e sempre meno credibile nella società contemporanea: eventualità molto reale qualora non maturi la capacità di mettere in discussione quegli aspetti che in passato possono anche aver assolto una funzione storica, ma che nel presente, cambiate le conoscenze e le sensibilità, rischiano di essere causa di allontanamento quando non addirittura di rifiuto».

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Don Giulio

Continua: «per ovviare il pericolo che la Chiesa si chiuda in una sterile autoreferenzialità mi sembra che la via sia quella di permettere a tutti i suoi membri, clero compreso, di poter esprimere liberamente il proprio desiderio di cambiamento». Ritiene poi che «solo alcuni dei fedeli sono rimasti in qualche modo turbati a seguito delle mie affermazioni o posizioni da me assunte non conformi all’insegnamento della Chiesa; certo, mi dispiace» ma «una gran parte di fedeli ha apprezzato quanto da me condiviso traendone motivo di crescita e rimotivazione spirituale».

Il suo obiettivo era quello di attuare «un serio esercizio di ascolto delle persone che ho incontrato nel mio ministero pastorale (in conformità fra l’altro anche con le indicazioni del Papa relative al Sinodo attualmente in corso nella Chiesa Cattolica)». Intanto, arriva la solidarietà dal web e anche dai suoi fedeli che lo apprezzavano proprio per essere fuori dal comune.

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