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#BlackLivesMatter: Daunte Wright ucciso dalla polizia

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L’hashtag #BlackLivesMatter torna in tendenza dopo quasi un anno dalle rivolte di Minneapolis in seguito all’omicidio di George Floyd, il cui video della morte ha fatto il giro del mondo con lo sconvolgimento di tutti i cittadini. Nelle ultime ore, invece, la vittima è Daunte Wright, un ventenne che è stato sparato e ucciso da un poliziotto dal grilletto fin troppo facile. Il ragazzo era un giovane padre, di colore, e la sua morte ha causato altre rivolte, per strada e sui social network. E ovviamente anche le persone inappropriate che «oh che strano non c’è Trump!!» come se le sue ideologie fossero morte e come se potessi eliminare 4 anni di razzismo in qualche mese.

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L’hashtag #BlackLivesMatter è primo in tendenza e le persone si reputano ancora una volta sconvolte da quanto la polizia si prenda il diritto di uccidere delle persone solo perché di colore, per cui, dopo il razzismo verso gli asiatici, ritorna sotto i riflettori anche quello verso le persone di colore. In realtà si dovrebbe comprendere che, anche se Daunte Wright fosse stato colpevole, anche se avesse rubato qualcosa, anche se avesse nascosto qualcosa non meritava di morire in questo modo. Esiste la giustizia e la pena di morte non è giustizia, soprattutto se scelta da un poliziotto.

Daunte Wright: un altro uomo ucciso dalla polizia

È avvenuto ieri pomeriggio, la Polizia di Brooklyn Center ha riferito l’accaduto poco prima delle 14 (ora locale), quando un agente ha fermato un’auto per violazioni del codice stradale. Sulle dichiarazioni della polizia leggiamo che il guidatore del veicolo, Daunte Wright, aveva un mandato d’arresto, così gli ufficiali hanno cercato di prenderlo in custodia, tuttavia il ventenne è rientrato nella propria auto. A questo punto, uno dei poliziotti ha aperto il fuoco, colpendo il ragazzo.

Daunte Wright ha continuato a guidare per diversi isolati prima di andarsi a scontrare contro un’altra auto. Secondo le dichiarazioni del dipartimento «gli ufficiali che lo inseguivano e il personale medico hanno tentato di salvare la sua vita, ma la persona è morte sulla scena». Il nome di Daunte Wright è stato rilasciato dopo aver effettuato un’autopsia preliminare e dopo aver avvisato la famiglia. Anche un’altra donna (la ragazza di Daunte) è rimasta ferita durante l’incidente.

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La madre di Daunte Wright, Katie Wright, ha raccontato ai giornalisti di aver ricevuto una chiamata dal figlio quando è stato fermato dagli agenti perché aveva bisogno che gli mandasse l’assicurazione dell’automobile. Poi avrebbe sentito i poliziotti chiedere al figlio di scendere dall’auto, un trambusto e poi la linea è caduta. «Un minuto dopo ho richiamato mio figlio e mi ha risposto la sua ragazza, che era seduta accanto a lui, per dirmi che Daunte era stato colpito da un proiettile esploso da un agente ed era morto», ha raccontato.

In pochissimo tempo la notizia si è diffusa e tantissimi manifestanti sono scesi nelle strade a manifestare, proprio come è stato fatto per George Floyd. Il sindaco di Brooklyn Center, a nord di Minneapolis, ha imposto il coprifuoco in seguito alle manifestazioni, probabilmente per evitare quello che lo scorso anno è avvenuto a Minneapolis, soprattutto considerando che gli agente hanno già usato gas lacrimogeni. Il sindaco ha chiesto di stare «al casa, al sicuro», dicendo di star «monitorando attentamente la situazione».

Il 29 marzo un 13enne ispanico era stato ucciso da un poliziotto in quello che le forze dell’ordine chiamano «uno scontro armato». In seguito a quest’evento non ci furono rivolte, ma la famiglia disse che «nessuno ha nulla da guadagnare incitando alla violenza. Adam era un ragazzo dolce e amorevole. Non avrebbe voluto che nessun altro fosse ferito o morisse in suo nome», chiedendo anche di sapere cosa sia successo davvero al suo bambino. Secondo la polizia il bambino era armato e che «l’agente è scosso dalle circostanze, ma era giustificato. L’autore del reato stava fuggendo dalla polizia con un’arma. Indipendentemente dal fatto che avesse 13 anni».

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Fonte: newsonline

Che fosse armato o no, dobbiamo sempre e per sempre ricordare l’arresto di Dylann Roof, che uccise 9 persone nere in una chiesa, che venne portato persino a mangiare un panino. Perché un ragazzo, che sia Daunte Wright o George Floyd o chiunque sia stato ingiustamente ucciso dalla polizia, non merita di morire, anche se criminale. Esiste la giustizia, siamo nel 2021 e non possiamo ancora sostenere l’occhio per occhio, dente per dente.

Autore

  • Giulia, 22 anni, blogger. Amo scrivere, leggere, guardare serie tv e anime, i gatti e seguire le giuste polemiche. Instagram: @murderskitty

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