Terrorismo anti-DAD: ascoltiamo tutte le voci degli studenti

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Aumentano i casi, gli studenti cominciano a chiedere la dad o almeno la didattica mista. Alcune università concedono questo privilegio (che poi, più che privilegio, è un diritto, visto che le tasse universitarie le paghiamo tutti), altre invece si rifiutano perché «non siamo università telematiche», e non c’è niente di più sbagliato di vietare ai propri studenti di studiare e sostenere degli esami. Più volte abbiamo parlato della dad e dei tanti vantaggi, e non lo faremo di nuovo in questo articolo. Utilizzeremo questa pagina per raccogliere alcune delle testimonianze che abbiamo letto online, sui gruppi dedicati e non solo, di come la didattica a distanza aiuti gli studenti universitari.

Facciamo una premessa: in questo articolo parleremo solo degli studenti universitari, più che altro perché la dad alle scuole superiori o alle medie è una questione un po’ più complessa. All’università si è più autonomi, alcuni lavorano, altri hanno una famiglia da badare. Altri invece hanno dei problemi fisici, come delle disabilità che non gli consentono di andare a frequentare le lezioni in presenza, e con la didattica a distanza finalmente hanno potuto iniziare a studiare. La dad non discrimina. La dad permette a tutti di studiare, seguire le lezioni e conseguire gli esami. Dagli studenti lavoratori alle mamme studentesse, dagli studenti disabili a quelli con difficoltà economiche.

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Fonte: Pexels

Qual è il problema, quindi? Il problema, come al solito, sono i soldi. Come fanno i mezzi pubblici e gli affittuari a guadagnare se gli studenti non sborsano 100 euro e passa di abbonamento mensile a Trenitalia o minimo €300 di affitto (parlo del sud, in un buco di stanza, perché se ci spostiamo a Roma o Milano la situazione è anche peggiore)? Se gli studenti possono stare a casa loro, insieme alla loro famiglia nella loro città e quindi non si trovano a dover fare un lavoro sottopagato solo per pagarsi l’università, l’affitto e i viveri, poi i commercianti chi possono sfruttare? Dovranno dare un vero stipendio.

Due giorni fa Nicola Porro, un famoso giornalista, blogger, saggista e persino vice-direttore de Il Giornale, ha condiviso sul suo blog e sul suo profilo Facebook un articolo con una lettera da parte di uno studente: «Le riferisco l’ultima notizia appena decisa dal rettore: anche per la sessione gennaio-febbraio gli esami possono essere svolti a distanza da chi lo richiede. Ci hanno fatto vaccinare (giustamente) tutti, dobbiamo fare la terza dose, ci hanno fatto paura dicendoci di disinfettare banchi, sedie e mani, ci hanno detto di indossare la mascherina possibilmente ffp2, ma nonostante questo c’è sempre la possibilità di fare gli esami a casa. Allora tutto quello che abbiamo fatto non serve?», scrive questo studente.

Non comprendo davvero il problema di questo ragazzo. Se vuoi, puoi fare gli esami in presenza. Se invece sei un pendolare o addirittura fuori regione, non devi fare ore di viaggio per un esame. Qual è il problema? Ah, giusto. «Chi studia e si impegna può fare anche meno e viene incoraggiato chi fa il furbo», scrive dopo. Perché chi non è un privilegiato è indubbiamente un furbo e bara a ogni esame, vero? Conclude chiedendo: «il diritto allo studio per noi ragazzi conta?». Giusto, Leonardo. Il diritto allo studio per tutti gli studenti senza far alcuna discriminazione? O conta solo il tuo di diritto? Dai, su.

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Fonte: Pexels

In ogni caso, questa lettera condivisa dal giornalista ci fa solo comprendere come sia in atto una vera e propria propaganda anti-dad, per far passare la dad come il demonio e la didattica in presenza come un angelo. La testimonianza di ciò? Un articolo del Corriere della Sera intitolato: «Lasciano gli studi universitari per produrre girarrosti: Abbiamo perso interesse a causa della Dad“». A cosa mai potrà servire un articolo del genere se non a buttare fango sulla didattica a distanza che, al contrario, ha concesso a tante persone di iniziare gli studi? Di questo le testate non ne parlano.

Noi, però, non siamo una testata. Noi siamo un blog di studenti a cui piace fin troppo fare polemica, dire la nostra opinione e soprattutto lottare per il nostro futuro, e per questo motivo abbiamo raccolto delle testimonianze da parte di altri studenti come noi che sono stati aiutati dalla dad. Non siamo fancazzisti, non siamo scansafatiche, non diteci che “non sappiamo come funziona il mondo“, perché purtroppo lo sappiamo fin troppo bene e, per questo, vogliamo cogliere l’opportunità che la didattica a distanza ci sta offrendo.

I vantaggi della dad: le testimonianze

Questa foto la pubblico per tutti quelli che dicono che la DAD è per chi non ha voglia di seguire.. ecco la DAD è per…

Pubblicato da Carolina Fiorani su Lunedì 10 gennaio 2022

Di questo post vorrei anche far notare i commenti a sproposito sulle università telematiche che, ricordiamolo, costano molto di più di quelle pubbliche e soprattutto non offrono tutte le facoltà. Ma questo è l’italiano medio: poca empatia, credersi un genio e pensare solo al proprio sedere. Se sta bene lui, allora stanno bene tutti. Il futuro non è rovinato dalla didattica a distanza che rende gli studenti pigri, ma dalle persone che pensano solo a se stesse. Ma andiamo avanti.

Una testimonianza che mi ha molto colpita l’ho trovata nel gruppo UNIDAD (Universitari per la Didattica a Distanza Integrata) ed è una lettera di un padre al rettore dell’Università di Palermo, che più che lettera è uno sfogo di un genitore in apprensione e che davvero vuole il meglio per il proprio figlio:

Le sto scrivendo in quanto genitore di uno studente fuori sede per raccontarle la mia storia. Sono genitore adottivo di un ragazzo di che studia da voi a Unipa. Questo ragazzo, per questioni puramente fiscali, risulta proprietario di un appartamento per studenti che condivide con altri colleghi, quindi, risulta residente a Palermo. Stando alle nuove disposizioni sulla modalità di esame si è dovuto comunque trasferire a Palermo. Ebbene una volta arrivato lì, ha contratto in Covid e risulta al momento ricoverato perché dopo diversi giorni di febbre alta ha iniziato ad avere afasia, difficoltà di movimento e confusione.

Da genitore non le dico il tormento di questi giorni di sapere che il proprio figlio si trova a Km di distanza da solo, senza che potesse contare nemmeno sui suoi coinquilini, che ovviamente si sono dileguati una volta scoperta la sua positività, con febbre elevata e con le USCA che non rispondono al telefono perchè oberate di lavoro. L’unica soluzione è stata quella di chiamare il 118 e solo dopo DUE GIORNI gli hanno dato una sistemazione degna di questo nome.

Detto ciò, le chiedo, come potete mandare i ragazzi a Palermo consci di quanto sta succedendo in questi giorni? Non sarebbe il caso di posticipare ancora per un po’ il ritorno alla normalità? Sono sicuro che questa situazione da me vissuta, purtroppo, non rimarrà un caso isolato. La ringrazio per la cortese attenzione.

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Fonte: Pexels

Tornando alle studentesse mamme, c’è un racconto simpatico e molto spronante da parte di una studentessa, sempre pubblicato su quel gruppo: «stamattina ho svegliato e vestito i miei gemellini di tre anni, li ho portati all’asilo e complice il ritorno alla DAD, oggi mi sono data una svegliata motivazionale e stamattina ho fatto arte contemporanea e nel pomeriggio tento legislazione. Approfittando del fatto di essere interrogata per ultima, mentre ascoltavo i miei colleghi interrogati, ho sistemato casa, fatto la lavatrice, controllato le email di lavoro. Dato l’esame, ho spento il pc e tre minuti dopo ero al supermercato a fare la spesa. pranzo, esame pomeridiano e vado a prendere i bambini».

E nei commenti, c’è chi empatizza con lei: «Come ti capisco! Anche io con i 2 bimbi all’asilo mi è capitato di riuscire a tentare 2 esami in una giornata ( superati entrambi) oltre che a potermi dedicare ai bambini e alla casa. Diversamente avrei rimandato entrambi gli esami a chissà quando essendo anche fuori sede» e ancora: «Io ormai come tradizione pulisco sempre il bagno prima di un esame e faccio lavatrici. Mi faccio mettere, quando possibile, nei turni al primo pomeriggio cosi mattina lavoro e entro le 16 riesco ad andare a prendere la mia bimba dall’asilo!».

Una diversa testimonianza riguarda invece la partecipazione a un convegno da parte di una studentessa:

«Ieri decido di prendere un permesso studio per partecipare, in presenza, al convegno di una società scientifica della mia Uni.

Risultato:

– in presenza saremo stati una cinquantina, relatori inclusi, rispetto agli oltre 300 partecipanti da casa (per alcuni interventi abbiamo superato i 350)

– le sessioni parallele si tenevano in dipartimenti e aule diversi: quindi ogni volta esci, prendi freddo, mostra il green pass, igienizzati, cambia banco, …

– la maggior parte delle relazioni erano online, quindi in aula si sentiva malissimo- come al solito hanno sforato con i tempi: quindi niente a pausa “pipì e caffè” e pausa pranzo “in mezz’ora al primo bar che trovi”, perché ovviamente dentro non si può sostare.

Considerate che la maggior parte degli iscritti erano professionisti del settore, alcuni dei quali proprio professori universitari e… hanno scelto di partecipare a distanza! Ma non perché avessero il Covid, ma perché era più semplice conciliare tutto!In presenza c’erano solo “sclero e stanchezza”, basta. E io mi sono “mangiata le mani”: perché da casa avrei potuto seguire meglio; prendere appunti al computer e non su un foglio, in un banco minuscolo; e avrei rischiato molto meno di beccarmi qualcosa (tipo influenza, non solo il Covid).Tutto questo a dimostrazione che, dal mio punto di vista, ancora una volta la duale vince… anche se proprio chi la sceglie per sé, non lo vuole ammettere».

Queste sono solo alcune delle testimonianze, ma io vi invito a entrare in quel gruppo a leggere le varie storie, e di non farlo con l’occhio critico e soprattutto pronti a scrivere «esistono le telematiche». Perché un giorno potreste aver bisogno voi, e non ci sarà nessuno ad aiutarvi. Non si chiede un’università con la dad in toto, ma semplicemente la possibilità per tutti gli studenti di seguire le lezioni e sostenere gli esami, sia in presenza che a distanza, senza alcuna discriminazione.

Autore

  • Giulia, 23 anni, blogger. Amo scrivere, leggere, guardare serie tv e anime, i gatti e seguire le giuste polemiche. Instagram: @murderskitty

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