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Incendi in Calabria, la denuncia shock della Protezione Civile: “Gatti usati per propagare le fiamme”

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Una denuncia destinata a scuotere l’opinione pubblica arriva dalla Calabria, dove la Protezione Civile regionale ha raccontato di aver scoperto metodi sempre più crudeli e sofisticati utilizzati dai piromani per appiccare gli incendi. Tra questi, uno in particolare ha suscitato sgomento: gatti ai quali sarebbero stati legati alla coda stracci imbevuti di liquido infiammabile, per poi essere lanciati nei campi con l’obiettivo di diffondere le fiamme.

Se confermate dalle indagini, si tratterebbe di pratiche di una violenza estrema, che trasformano gli animali in strumenti per alimentare incendi dolosi, aggiungendo alla devastazione ambientale anche un gravissimo caso di maltrattamento nei confronti di animali d’affezione (visto che in Italia è legale uccidere determinati animali, ma altri no).

La denuncia della Protezione Civile

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A raccontare quanto sarebbe stato scoperto durante le operazioni di spegnimento è stato il direttore generale della Protezione Civile della Regione Calabria, Domenico Costarella, in un video condiviso sui social dal presidente della Regione Roberto Occhiuto.

Secondo Costarella, gli operatori impegnati sul territorio hanno trovato diversi inneschi chiaramente predisposti per provocare incendi. Tra questi ci sarebbero candele abbinate a stracci impregnati di liquido infiammabile, progettate per accendersi con un ritardo temporale così da permettere ai responsabili di allontanarsi prima dell’inizio del rogo. Sono state inoltre rinvenute bottiglie di vetro trasformate in ordigni incendiari attraverso l’utilizzo di stoppini imbevuti di sostanze infiammabili.

Per il direttore della Protezione Civile, non si tratta di gesti improvvisati, ma di azioni studiate nei minimi dettagli. “Sono il frutto non solo di una mente disturbata, ma di una vera e propria mente criminale“, ha dichiarato.

Il racconto sui gatti usati per alimentare gli incendi

L’aspetto più sconvolgente della denuncia riguarda però gli animali. Costarella ha raccontato che, in alcuni casi, sarebbero stati trovati gatti ai quali era stato legato alla coda uno straccio imbevuto di liquido infiammabile.

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Secondo quanto riferito, gli animali venivano poi liberati o lanciati nelle aree ricoperte da vegetazione secca, così da diffondere le fiamme durante la loro fuga. Un metodo che, se confermato, rappresenterebbe uno degli episodi più crudeli mai emersi nella lotta agli incendi boschivi.

Il peggior nemico dell’uomo è l’uomo“, ha concluso Costarella, sottolineando come sia necessario un profondo cambiamento culturale per contrastare comportamenti di questo tipo.

L’intervento dell’AIDAA

Dopo le dichiarazioni della Protezione Civile è intervenuta anche l’Associazione Italiana Difesa Animali e Ambiente (AIDAA), che ha annunciato la presentazione di esposti presso tutte le procure della Calabria.

L’associazione ha spiegato di voler chiedere che venga fatta piena luce su quanto denunciato e ha istituito una ricompensa di 1.000 euro destinata a chi, attraverso una denuncia alle forze dell’ordine, contribuirà all’identificazione e alla condanna definitiva dei responsabili che avrebbero utilizzato gatti o altri animali per provocare incendi:

La somma sarà pagata a chi con la sua denuncia, rilasciata nei termini di legge alle forze dell’ordine, permetterà di individuare e far condannare in via definitiva il piromane o i piromani che fanno uso di gatti o altri animali, che poi trovano la morte, per innescare o alimentare roghi o incendi boschivi”.

Gli incendi dolosi restano un’emergenza

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Ogni estate la Calabria, come molte altre regioni italiane, si trova a fare i conti con decine di incendi boschivi che distruggono ettari di vegetazione, mettono in pericolo abitazioni e costringono migliaia di persone a lasciare temporaneamente le proprie case.

Accanto alle cause naturali o accidentali, una parte consistente dei roghi viene attribuita alla mano dell’uomo. Per questo motivo le autorità stanno intensificando i controlli e le attività investigative, cercando di individuare i responsabili prima che i danni diventino irreparabili.

Se gli episodi denunciati dalla Protezione Civile dovessero trovare conferma, non si tratterebbe soltanto di incendi dolosi, ma anche di gravissimi atti di violenza nei confronti degli animali.

Utilizzare esseri viventi come strumenti per provocare o alimentare un incendio significa infliggere loro sofferenze indicibili e, allo stesso tempo, aumentare il rischio di devastazione per interi territori. Una doppia violenza che colpisce sia l’ambiente sia gli animali e che rende ancora più urgente individuare e perseguire i responsabili di questi reati.

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Giulia, 27 anni, laureata in Filologia Italiana con una tesi sull'italiano standard e neostandard, "paladina delle cause perse" e insegnante di Italiano Lingua non materna. Presidente di ESN Perugia e volontaria di Univox. Amo scrivere, leggere, guardare serie tv e anime, nuotare, i gatti e seguire le giuste polemiche. Instagram: @murderskitty

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