Le aziende che si oppongono alle proposte LGBT, ma che poi finanziano i legislatori che le sponsorizzano

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Un’interessantissima analisi di Data For Progress, una società di sondaggi di sinistra, ha denunciato come diverse aziende, fra cui anche Amazon e Pfizer, si siano schierate contro la legislazione statale anti-LGBTQ+ firmando un impegno, abbiano poi donato migliaia di dollari per le campagne dei legislatori che, però, sostengono i vari progetti di legge. Insomma, da una parte si fanno vedere LGBT Friendly ma nel concreto la situazione sembra essere ben diversa.

Sono state diverse le aziende che si sono mosse contro la legislazione anti-transgender, più di 70 hanno voluto mettere la propria firma sul documento. «I leader aziendali sono stati chiari sul fatto che la discriminazione è dannosa per le imprese e la competitività economica, che si basa su ambienti di lavoro equi e inclusivi per i loro dipendenti», disse ai tempi Kasey Suffredini, CEO di Freedom for All Americans e Direttore della campagna nazionale.

Continua spiegando che «i legislatori statali dovrebbero concentrarsi sull’approvazione di leggi per proteggere i mezzi di sussistenza degli americani, senza minacciare di approvare leggi che discriminano le persone LGBTQ e danneggiano tutti nei loro stati mettendo a repentaglio lo sviluppo economico futuro e allontanando le imprese. Questa è una politica particolarmente sbagliata durante una pandemia. Siamo grati ai leader aziendali che hanno firmato questa lettera e hanno continuato a parlare pubblicamente di come queste politiche fuorvianti siano dannose per i dipendenti, per gli affari e per l’America».

Viene specificato nell’articolo di Freedom for All American che «le aziende che aderiscono a questa dichiarazione fanno affari, creano posti di lavoro e servono clienti in tutti gli Stati Uniti. Le nostre attività abbracciano fortemente la diversità e l’inclusione perché vogliamo che tutti coloro che lavorano per noi o fanno affari con noi si sentano inclusi e accolti come se stessi autentici», e proprio per questo motivo quello che ha evidenziato l’analisi di Data For Progress, ha fatto discutere diverse persone. Tra i firmatari troviamo Airbnb, Amazon, Apple, Facebook, Google, H&M, IKEA, Paypal, Twitter e tantissime altre ancora.

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Aziende con la doppia faccia: l’analisi di Data For Progress

«Ogni anno, centinaia di aziende in tutto il paese partecipano al Pride, una celebrazione annuale della storia e del progresso della comunità LGBTQ», scrive Data For Progress. D’altronde, come dare torto? Nel mese di giugno applicazioni e aziende diventano arcobaleno, fanno prodotti per il Pride e condividono contenuti LGBT. Ma, allo stesso tempo, «dozzine di queste società stanno sostenendo economicamente i politici statali con politiche più bigotte e dannose in oltre un decennio».

Il sondaggio si è tenuto fra il 4 e il 9 maggio 2022, su 1.157 probabili elettori nazionali, in cui si evidenzia come gli elettori disapprovano le aziende che donano ai politici che sostengono la legislazione anti-LGBTQQ+. «Aziende come AT&T, Blue Cross Blue Shield, Disney, Home Depot, Lowe’s, Sprint, State Farm e Walgreens, che hanno tutte sostenuto finanziariamente i politici che hanno sponsorizzato la legislazione anti-LGBTQ+, vedono una significativa diminuzione della preferenza».

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Continuano: «Finanziare le campagne dei legislatori che sponsorizzano leggi che prendono di mira la comunità LGBTQ+ non è insignificante per gli elettori e non rimarrà impunito. La maggior parte dei probabili elettori riferisce che conoscere queste donazioni galvanizzerebbe l’azione contro AT&T, Blue Cross Blue Shield, Disney, Home Depot, Lowe’s, Sprint, State Farm e Walgreens:

  • Oltre un quarto degli elettori afferma che diffonderà la consapevolezza sulle donazioni;
  • Quasi un quarto degli elettori afferma che smetterà di acquistare prodotti o servizi di queste società;
  • Il 16% afferma che dirà ad amici e parenti di smettere di acquistare prodotti o servizi di queste società;
  • Il 12% afferma che farà volontariato o donerà a un’organizzazione focalizzata sulla lotta per i diritti LGBTQ+ e sul sostegno della comunità».
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Alcune delle aziende si sono già mosse per rispondere a questi dati. Ad esempio, AT&T, ha fatto sapere che «i contributi a un particolare legislatore non significano che sosteniamo le loro opinioni o azioni su ogni questione. Siamo consapevoli delle diverse e complesse questioni sociali che ci riguardano e affrontiamo immediatamente queste questioni attraverso programmi sociali diretti, filantropia, benefici per i dipendenti e coinvolgimento della comunità». Non hanno invece risposto i legislatori.

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