Allenatore di basket prendi a schiaffi una giocatrice per aver sbagliato un tiro

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Lo sport deve essere unione, passione, sacrificio, voglia continua di migliorarsi. Vedere un allenatore di basket prendere a schiaffi una ragazzina di 17 anni perché ha sbagliato dei tiri, fa davvero cadere le braccia. Non solo perché la violenza non dovrebbe essere contemplata in alcun ambito (figuriamoci, sbagliano i genitori a picchiare i figli, immaginate un allenatore), ma anche perché il basket è un gioco di squadra, uno di quelli in cui si è tutti per uno e uno per tutti, in cui devi essere concentrata non solo per te stesso, ma per tutta la squadra. Che esempio dai, tu allenatore, a una squadra, alzando le mani su una delle giocatrici? La paura deve restare fuori dal campo.

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Fonte: Pexels

Spero davvero di non dover essere costretta a dover leggere che ognuno allena come preferisce, perché picchiare una minorenne perché ha sbagliato dei tiri non può e non deve essere normale. Spero che i nostalgici delle bacchette con i chiodi o dei ceci sotto le ginocchia a scuola continuino a vivere la propria vita senza giustificare un allenatore violento che si è permesso di picchiare una persona. Perché che fosse una ragazza è una cosa circostanziale. Il problema in questo caso è la violenza di per sé.

Sia anche chiaro che l’allenatore può avere avuto tutte le più buone intenzioni, ma è proprio il gesto a essere sbagliato. Non cerchiamo di normalizzare uno schiaffo sulla nuca solo perché avvenuto in un contesto sportivo. È un adulto che alza le mani su una minorenne, e a prescindere da quanto si conoscano, da chi siano, dal contesto, è completamente e assolutamente sbagliato.

Allenatore di basket picchia una giocatrice: che è successo

Ci troviamo alla fine del secondo quarto di gioco, le due squadre in campo sono Basket Roma e Panthers Roseto. Il quintetto in campo si avvicina alle panchine per i 10 minuti di paura, dopo che una ragazza di 17 anni ha sbagliato un tiro sotto canestro. L’allenatore Luciano Bongiorno (il nome è stato reso pubblico e lui stesso ha chiesto scusa pubblicamente, per questo motivo scriviamo il suo nome e cognome) di 51 anni l’ha aggredita verbalmente, urlando e dandole infine un violento schiaffo dietro la nuca.

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Basket Roma è intervenuta con un comunicato per commentare l’accaduto: «In merito a quanto accaduto durante l’incontro di serie B femminile tra Basket Roma e Panthers Roseto, la società Basket Roma ritiene il gesto che si vede nelle immagini che stanno facendo il giro del web un gesto deplorevole che non fa parte minimamente del modo di educare e allenare tutti i nostri ragazzi e si scusa per quanto avvenuto, in primo luogo con l’atleta e la sua famiglia, dei quali chiediamo di rispettare la privacy».

«Vogliamo sottolineare che questo episodio, avvenuto in un momento di tensione agonistica sarebbe dovuto essere gestito diversamente come è doveroso da parte di chi come noi deve avere come primo obiettivo il rispetto e l’insegnamento di valori importanti come la “non violenza” verbale ne tantomeno fisica», conclude la società. Tuttavia, ricordiamo che ci sono modi e modi per incitare una giocatrice di basket. Purtroppo sono tanti gli allenatori che urlano e perdono la pazienza, ma dalle parole alla violenza fisica, c’è una netta distanza. Luciano Bongiorno, il diretto interessato, ha detto di esser

«stato protagonista di un episodio spiacevole e mi scuso per quanto è successo. Conosco l’atleta in questione da quando aveva 6 anni e sono entrato in campo a gioco fermo per spronarla, con un linguaggio del corpo troppo violento e facendo un gesto che dalle immagini appare diverso da quello che in effetti è stato, ovvero una pacca sulla coda dei capelli; non c’era nessun intento diverso, nessuna intenzione di colpirla in alcun modo. Faccio l’allenatore da 32 anni e non mi è mai successo niente del genere. Il Basket Roma è una società sana e rispettosa di determinati valori e completamente estranea ad atteggiamenti del genere».

Anche Patrizia Pacifici, madre dell’atleta coinvolta, ha risposto a phanters.roseto, dicendo di essere «molto amareggiata dal fatto che le immagini dell’episodio di ieri stiano facendo il giro del web. Mia figlia è molto tranquilla, e questo è quello che conta per me. Conosciamo Luciano da quando aveva 6 anni, età in cui ha iniziato l’attività di minibasket, abbiamo un ottimo rapporto e lui per mia figlia è come un secondo papà».

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Conclude: «Alla fine della partita con Luciano ci siamo confrontati su quanto accaduto convenendo che non sono gesti belli da vedere, e possono essere fraintesi da chi non conosce il rapporto che c’è tra di noi. Preciso anche, essendo stata presente all’incontro, che non è stato un ceffone ma una pacca sulla coda. Quindi vi pregherei di interrompere questa tempesta mediatica che non giova a nessuno».

Elisa Ercoli, presidente di Differenza Donne, scrive che «per noi di Associazione Differenza Donna è evidente che questo gesto non rappresenti lo sport ciò che esso significa per la crescita di tutti e tutte. Non è sport, ma è violenza». Per Luisa Rizzitelli, presidente di Assist è «una bruttissima pagina di sport, che non può che prevedere provvedimenti immediati ed esemplari. Vergognoso e inaccettabile».

La situazione, quindi, è questa: un uomo ha dato uno schiaffo a una minorenne. Lei e la madre sono tranquille perché conoscono il rapporto che c’è fra loro, ma comunque lei alla fine della partita ci ha parlato dicendo che può essere fraintendile. Tuttavia, il gesto brutto resta tale, a prescindere da tutto. Non pensiamo di normalizzare il fatto che, se c’è un bel rapporto e conosci una persona da una vita, sia accettabile dargli schiaffi sulla nuca, o sulla coda.

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