Ucciso coordinatore dei Si Cobas: «non è stato un incidente»

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Leggere nel 2021 che un 37enne è stato ucciso durante uno sciopero è scandaloso, eppure è la tragica realtà che ha dovuto affrontare Adil Belakhdim, coordinatore della sede di Novara di Si Cobas, travolanto da un tir che non si è neanche fermato per prestare soccorso. «Non è stato un incidente: Adil è stato ammazzato in nome del profitto», scrive la pagina ufficiale dei lavoratori su Facebok, arrabbiata perché molti giornali stanno facendo passare l’omicidio dell’uomo come un incidente.

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Adil Belkhdim
Fonte: web

La tragedia si è svolta questa mattina a Biandrate, nel Novarese, durante un blocco organizzato dal sindacato Si Cobas, che manifestava con il comparto della logistica davanti alla Lidl di via Guido il grande. All’improvviso, però, un camionista ha investito Adil Belkhdim e ha trascinato il suo corpo esanime per una decina di metri. Insieme a lui sono rimasti feriti altri due uomini che, però, non sarebbero in pericolo di vita. In più, il camionista non si è fermato ma è scappato e, solo grazie alle telecamere di videosorveglianza, è stato bloccato e arrestato dai carabinieri.

Prima di raccontarvi la dinamica e la denuncia di Si Cobas, vi parliamo di Adil Belakhdim, la vittima, papà di due bambini piccoli. «È stato per anni operaio della Tnt, quando aveva scelto di tornare al suo paese per avviare una attività», scrive la pagina di Si Cobas. Una vicina di casa racconta a La Stampa che la famiglia, in questi giorni, si trovava in Marocco, suo paese di orgine, e lui li avrebbe raggiunti nei prossimi giorni, «e invece qua l’hanno ammazzato».

Un suo collega, Pape Ndiaye, racconta che ieri sera «abbiamo fatto insieme la sintesi della situazione per dare copertura allo sciopero nazionale della logistica. Lo Stato ha abbandonato i lavoratori della logistica, ricattati, al loro destino» e lo raccontata come un sognatore, il suo obiettivo era proprio quello di «unire i lavoratori di tutte le nazionalità nelle lotte che portava avanti». «Aveva le qualità per fare il delegato sindacale, era un duro».

La denuncia di Si Cobas su Facebook

Ucciso da un camion il nostro Coordinatore dei SiCobas Novara Adil durante lo sciopero nazionale in corso alla Lidl di…

Pubblicato da Si Cobas Lavoratori Autorganizzati su Giovedì 17 giugno 2021

«Contrariamente a quanto affermato su alcuni organi di stampa padronali, Adil è stato ammazzato da un camion che ha forzato il presidio dei lavoratori ed è poi fuggito senza prestare soccorso al nostro compagno!», scrive Si Cobas 6 ore fa su Facebook, quando ancora cominciavano a uscire le prime notizie dell’accaduto e, come al solito, si teneva a fare passare tutto come un incidente. Parliano di un «incidente» e che l’assassino «si è allontanato» quando, in realtà, è stato un omicidio ed è scappato.

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Fonte: web

Un’ora fa, poi, la pagina Facebook ha rilasciato un comunicato stampa, spiegando tutta la situazione per bene e sottolineando ancora una volta come Adil non fosse stato ucciso per un incidente ma «in nome del profitto». Spiegano che un Tir, vedendo il presidio composto da alcune decine di persone davanti la Lidl di Biandrate, abbia accelerato e abbia travolto prima due lavoratori (ora ricoverati ma che non rischiano la vita) e poi «schiacciando il nostro compagno, passandogli addosso e scappando». Parlano poi di Adil:

«È lui che ha dato il suo impegno in quel di Novara per costruire quel coordinamento provinciale, lavorando quotidianamente per sviluppare il SI Cobas sul territorio novarese. I compagni di altre città hanno avuto la possibilità di sentirlo all’ultimo coordinamento nazionale svoltosi domenica scorsa a Bologna, dove ha incitato alla lotta e alla partecipazione alla manifestazione di domani a Roma. Due anni fa, quando il SI Cobas si è incontrato in Marocco con il maggior sindacato, lui era presente con la nostra delegazione e con generosità ci aveva ospitato a casa sua.»

I lavoratori di Si Cobas sono «increduli ed esterrefatti», tuttavia hanno deciso di non «tacere» la loro «rabbia per una tragedia che non è in alcun modo derubricabile come un semplice incidente (come alcuni organi di stampa avevano fatto passare in un primo momento), ne tantomeno come la semplice opera di un folle isolato!!!». Hanno voluto sottolineare che l’omicidio del loro compagno «avviene all’apice di una escalation di violenza organizzata contro il Si Cobas, che si trascina da mesi ed è oramai senza limiti».

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Fonte: web

Il disegno organizzato dai «padroni e della criminalità organizzata (che fa giganteschi affari nella logistica» e che si è concluso, al momento, con l’omicidio di Adil, ha fra le altre «le cariche alla FedEx TNT di Piacenza, gli arresti, i fogli di via e le multe contro gli scioperi, le aggressioni armate di body guard e crumiri a San Giuliano e Lodi, passando per i raid punitivi alla Texprint di due giorni fa».

Si Cobas denuncia che i due mandanti hanno come obiettivo l’«agire in maniera unita e concentrica per schiacciare con la forza e la violenza gli scioperi dei lavoratori contro il supersfruttamento e in difesa delle conquiste strappate negli anni dal sindacalismo conflittuale, in primo luogo dal SI Cobas».

«Da settimane i padroni e i loro complici stanno veicolando sui luoghi di lavoro, con ogni mezzo e con ogni tipo di provocazione, il messaggio che i picchetti si possono sfondare, che operai e sindacalisti possono essere liberamente pestati a sangue, che gli scioperi possono essere schiacciati e le lotte messe a tacere con metodi mafiosi, il tutto con la complicità o il silenzio-assenso dello Stato e della polizia», scrivono ancora, denunciando questa violenza che è solo «la punta dell’iceberg di una strategia politica tesa a silenziare le rivendicazioni dei lavoratori e a isolare il sindacalismo di classe».

E soprattutto, a Si Cobas non bastano le «dichiarazioni di sconcerto e di prese di posizione da parte dei vertici del governo», fra cui c’è persino il premier Draghi ma anche Cgil-Cisl-Uil che «come di consueto, si decidono a proclamare lo sciopero solo quando il sangue operaio è già stato versato». Si Cobas vuole delle risposte, vuole delle azioni, vuole che la morte di Adil non sia vana, ma che renda «ancora più evidente ciò che era già chiaro alla luce della crescita esponenziale delle morti sul lavoro registrate in questi mesi di crisi pandemica», e così si rivolgono proprio ai diretti interessati:

«Il premier Draghi piuttosto che versare lacrime di coccodrillo dovrebbe spiegare per quale motivo da oltre 3 mesi il SI Cobas sta chiedendo al governo un tavolo di crisi al MISE per risolvere la vertenza alla Fedex di Piacenza con 280 lavoratori buttati per strada solo a causa della loro appartenenza al nostro sindacato, senza ricevere mai risposta e, anzi, ricevendo in cambio cariche e manganellate della polizia quando lo scorso 21 maggio ci siamo recati in presidio sotto a Palazzo Chigi.

Dovrebbe spiegare come mai da oltre un anno il SI Cobas si batte per ottenere dal governo (prima Conte, ora l’attuale) il varo di protocolli vincolanti sulla salute e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro senza mai aver ricevuto alcuna risposta; dovrebbe spiegarci come mai il governo stia sponsorizzando piani di ristrutturazione che prevedono migliaia di licenziamenti e una generale precarizzazione dei contratti (oggi in Fedex, domani dappertutto) senza che le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative nella logistica siano convocate ai tavoli di trattativa.

I vertici di Cgil-Cisl-Uil dovrebbero spiegarci come si concilia il giusto sciopero per la morte di Adil con l’opera sistematica di demonizzazione e criminalizzazione condotta dai confederali contro il SI Cobas (solo per restare agli eventi più recenti, gli inviti alla polizia ad intervenire contro le lavoratrici e i lavoratori in sciopero alla Ceva di Stradella) e, più in generale, contro il sindacalismo combattivo.»

Sono questi i motivi che hanno spinto Si Cobas a voler sottolineare come la morte di Adil non sia stata «la follia di un singolo», ma «il frutto di una guerra a tutto campo contro la classe lavoratrice, alimentata dall’omertà delle istituzioni e dal collaborazionismo dei vertici confederali.» Non si lasceranno però sconfiggere dalla morte di Adil, perché lui avrebbe voluto continuare a battersi, ed è quello che faranno anche loro, già domattina a Piazza della Repubblica.

«ADIL VIVE NELLE NOSTRE LOTTE! IL SUO SANGUE NON SARA’ VERSATO INVANO! ONORE A TE, COMPAGNO!»

Autore

  • Giulia, 22 anni, blogger. Amo scrivere, leggere, guardare serie tv e anime, i gatti e seguire le giuste polemiche. Instagram: @murderskitty

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