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Trump trasforma il 4 luglio in un comizio: tra autocelebrazione, polemiche e un discorso rinviato dal maltempo

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Il 4 luglio 2026, giorno in cui gli Stati Uniti hanno celebrato il 250° anniversario della Dichiarazione d’Indipendenza, avrebbe dovuto rappresentare un momento di unità nazionale. Le celebrazioni del cosiddetto Semiquincentennial erano state pensate per ricordare un quarto di millennio di storia americana, i valori della democrazia e il percorso che ha trasformato gli Stati Uniti in una delle principali potenze mondiali.

Eppure, la ricorrenza è stata inevitabilmente segnata dalla figura del presidente Donald Trump, che ha scelto di imprimere un forte carattere personale all’intera giornata. Tra video realizzati con l’intelligenza artificiale, dichiarazioni fortemente politiche e un lungo discorso davanti ai sostenitori, la Festa dell’Indipendenza ha assunto i toni di un grande evento elettorale più che di una celebrazione condivisa.

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Una Festa dell’Indipendenza sempre più politica

Già alla vigilia della festa, Trump aveva attirato l’attenzione pubblicando su Truth Social un video generato con l’intelligenza artificiale. Nelle immagini compare una versione dorata del celebre Monte Rushmore, il monumento che raffigura i presidenti George Washington, Thomas Jefferson, Theodore Roosevelt e Abraham Lincoln.

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Accanto ai quattro presidenti storici compare anche il volto dello stesso Trump, mentre una voce narrante, anch’essa ricreata artificialmente, afferma: «Sarò il più grande presidente per molti, molti anni a venire». Un messaggio che ha immediatamente alimentato il dibattito politico, soprattutto perché il Monte Rushmore rappresenta uno dei simboli più importanti della storia americana.

Anche durante la giornata del 4 luglio il tono non è cambiato. Trump aveva infatti anticipato che il Paese dovesse guardarsi dalle «minacce crescenti della sinistra politica», arrivando a definire il comunismo «un pericolo mortale per la libertà americana». Molti osservatori hanno sottolineato come, per la prima volta, la Festa dell’Indipendenza sia stata utilizzata in maniera così evidente come strumento di mobilitazione politica, in vista anche delle prossime elezioni di metà mandato.

Il maltempo costringe a evacuare il National Mall

La giornata è stata però complicata anche dalle condizioni meteorologiche. Violenti temporali hanno infatti colpito Washington proprio nelle ore precedenti al discorso presidenziale.

Poco dopo le 19, gli organizzatori e le forze dell’ordine hanno ordinato l’evacuazione del National Mall, costringendo migliaia di persone a cercare riparo nei musei, nelle stazioni della metropolitana e negli edifici federali vicini. Anche il Secret Service ha sospeso temporaneamente i controlli di sicurezza, mentre alcuni sostenitori del presidente hanno deciso di restare comunque nell’area continuando a intonare slogan patriottici.

Il risultato è stato un lungo rinvio: Trump è salito sul palco soltanto intorno alle 23.30 ora locale, quando in Italia erano già le 5.30 del mattino.

Il discorso di Trump: “Il sogno americano è tornato”

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Una volta salito sul palco insieme alla first lady Melania Trump, il presidente ha pronunciato un intervento durato circa quaranta minuti. Tra le prime frasi ha dichiarato: «Siamo un solo popolo, una sola famiglia con una sola bandiera e, come ci insegna la nostra Dichiarazione di Indipendenza, siamo tutti creati a immagine di un unico Dio Onnipotente».

Successivamente ha commentato il calo di presenze dovuto al maltempo: «Si stimava la presenza di 375.000 persone prima che tutti dovessero allontanarsi. E ora ci sono 150.000 persone. È una cosa incredibile, mai vista prima!».

Il presidente ha poi celebrato il ruolo degli Stati Uniti nel mondo affermando:

«Per 250 anni, gli Stati Uniti d’America sono stati la speranza, la promessa, la luce e la gloria tra tutte le nazioni del mondo e, con l’aiuto di Dio, possiamo continuare a esserlo o addirittura migliorare. Qui, sul nostro National Mall, celebriamo il trionfo della libertà sulla tirannia, la vittoria della libertà sull’oppressione e il successo duraturo dello spirito americano, dal 4 luglio 1776 al 4 luglio 2026. Stasera, il nostro Paese è più forte, più libero, più ricco, più sicuro e più orgoglioso che mai».

Dal Save America Act al diritto di portare armi

Nel corso del suo intervento Trump ha ripercorso praticamente tutti i temi centrali del proprio programma politico. Ha ribadito che «Il sogno americano è tornato» e ha sostenuto che le forze armate e di polizia stiano ricevendo così tante nuove candidature da rendere “difficile” trovare lavoro in quei settori.

Ha poi parlato del Save America Act, spiegando che sarebbe fondamentale per garantire elezioni sicure: «Tutti gli elettori dovranno fornire un piccolo documento chiamato prova di cittadinanza, e non ci saranno più schede elettorali per corrispondenza, tranne che per malattia, disabilità, dispiegamento militare o viaggi, e non ci saranno più brogli elettorali». Ha definito la riforma «molto semplice».

Il presidente ha inoltre ribadito il proprio sostegno al Secondo Emendamento, cioè il diritto dei cittadini americani a possedere armi da fuoco, e ha rivendicato le proprie politiche internazionali sostenendo che gli Stati Uniti abbiano “annientato” Iran e Venezuela.

“Il comunismo è un sistema perdente”

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Tra i passaggi più duri del discorso vi è stato quello dedicato al comunismo. Trump ha dichiarato:

«Il comunismo è un sistema perdente, e lo sarà sempre. Il sistema comunista è l’opposto del sistema americano, e non ha mai funzionato. Ci piace fermare una minaccia del genere immediatamente, prima ancora che inizi, è come un cancro, bisogna estirparla, bisogna estirparla in fretta».

Parole accolte dagli applausi dei sostenitori presenti.

Uno spettacolo pirotecnico da record

Al termine dell’intervento, Trump ha assistito insieme a Melania all’esecuzione dell’inno nazionale, salutando militarmente mentre le bande delle forze armate statunitensi suonavano.

Subito dopo è iniziato uno spettacolo pirotecnico senza precedenti: i cieli di Washington sono stati illuminati da 850.000 fuochi d’artificio, distribuiti nell’arco di quaranta minuti. Era questo il momento culminante di quella che Trump aveva definito «la festa di compleanno più indimenticabile che un Paese abbia mai visto».

Una festa nazionale trasformata in un evento politico

Il punto che ha fatto maggiormente discutere, però, non è stato soltanto il contenuto del discorso, ma l’intera impostazione delle celebrazioni. Il Giorno dell’Indipendenza è tradizionalmente una ricorrenza che appartiene a tutti gli americani, indipendentemente dall’appartenenza politica. Quest’anno, invece, molti osservatori hanno evidenziato come la manifestazione sia apparsa fortemente identificata con la figura di Donald Trump, trasformando una festa nazionale in un evento dal sapore elettorale.

Dall’utilizzo dell’intelligenza artificiale per inserirsi idealmente sul Monte Rushmore fino ai continui riferimenti ai propri successi politici, al Save America Act, alla lotta contro il comunismo e alle critiche verso la sinistra, il presidente ha costruito un racconto incentrato soprattutto sulla propria leadership. Una scelta che ha inevitabilmente diviso l’opinione pubblica e che ha portato numerosi artisti a rinunciare alla partecipazione, oltre a spingere diversi Stati a non inviare delegazioni ufficiali.

È inevitabile che un presidente utilizzi le celebrazioni nazionali anche per parlare della propria visione del Paese. Tuttavia, quando una ricorrenza simbolo dell’unità nazionale viene percepita come patrimonio di una sola parte politica, il rischio è quello di perdere proprio il valore universale che il 4 luglio dovrebbe rappresentare: quello della nascita di una nazione fondata su libertà, rappresentanza e pluralismo. Una festa che, almeno nelle intenzioni dei Padri Fondatori, apparteneva a tutti gli americani, non soltanto ai sostenitori del presidente in carica.

Tra problemi organizzativi e polemiche

La giornata, però, è stata segnata anche da numerosi problemi organizzativi.

La cosiddetta Grande Fiera Americana, allestita lungo il National Mall, è rimasta in larga parte semideserta per diverse ore a causa del caldo, dei blackout e del maltempo. Anche alcune attrazioni, come la ruota panoramica, sono rimaste ferme per problemi ai generatori.

Almeno dieci Stati, quasi tutti guidati da governatori democratici, hanno inoltre rifiutato di inviare delegazioni ufficiali. Numerosi artisti inizialmente annunciati, tra cui Martina McBride e Bret Michaels, hanno rinunciato a partecipare sostenendo che l’evento avesse assunto una connotazione eccessivamente politica e “trumpiana”.

Nel frattempo, Fox News descriveva una manifestazione “gremita di patrioti”, mentre diverse immagini diffuse online mostravano ampie aree del prato del National Mall poco affollate, soprattutto nelle ore precedenti al discorso.

Un confronto inevitabile con il bicentenario del 1976

Molti commentatori hanno inevitabilmente paragonato queste celebrazioni a quelle del 1976, quando gli Stati Uniti festeggiarono il bicentenario dell’Indipendenza.

All’epoca, nonostante il Paese fosse reduce dalle ferite del Vietnam e dallo scandalo Watergate, le celebrazioni furono pensate come un momento di riconciliazione nazionale. Il presidente Gerald Ford mantenne un profilo molto più istituzionale, lasciando spazio soprattutto agli eventi culturali e civili.

Questa volta, invece, diversi storici ritengono che la ricorrenza sia stata utilizzata anche per rafforzare l’immagine personale del presidente. Lo storico dell’Università di Yale David Blight ha dichiarato: «Trump non è diverso da Mussolini, che voleva lasciare il suo segno su tutta Roma».

Nel frattempo, un sondaggio Reuters/Ipsos evidenzia un clima di forte incertezza: il 38% degli americani dubita che gli Stati Uniti esisteranno ancora tra altri 250 anni, mentre quasi due cittadini su tre dichiarano di essere preoccupati per lo stato della democrazia americana.

E mentre il National Mall viveva una giornata segnata dalle polemiche, altrove il Paese celebrava il proprio anniversario con iniziative meno divisive: dalla commissione bipartisan America250, che ha organizzato un grande concerto con Queen LatifahChris Stapleton e gli Smashing Pumpkins, fino all’inaugurazione del centro presidenziale di Barack Obama a Chicago e alle celebrazioni di Philadelphia, dove migliaia di persone hanno visitato Independence Hall, il luogo in cui, 250 anni fa, nacque ufficialmente una nuova nazione fondata sul celebre motto “E pluribus unum”: dai molti, uno.

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Giulia, 27 anni, laureata in Filologia Italiana con una tesi sull'italiano standard e neostandard, "paladina delle cause perse" e insegnante di Italiano Lingua non materna. Presidente di ESN Perugia e volontaria di Univox. Amo scrivere, leggere, guardare serie tv e anime, nuotare, i gatti e seguire le giuste polemiche. Instagram: @murderskitty

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