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17 novembre: Giornata Internazionale degli Studenti

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Non tutti sanno che il 17 novembre di ogni anno si celebra la Giornata Internazionale degli studenti, una ricorrenza storica che ricorre dal 1941. Ma che senso ha oggi questa ricorrenza?

Un po’ di storia

La data del 17 novembre non è casuale. La Giornata Internazionale degli Studenti nasce come una commemorazione di un fatto storico che ha avuto esiti tragici.

Novembre, Praga: alcuni studenti universitari secondo in piazza per manifestare ma la rivolta viene sedata dai nazisti, che in quel momento storico occupavano la Cecoslovacchia.

Durante gli scontri uno studente viene colpito da un’arma da fuoco, motivo per il quale morirà pochi giorni dopo. In occasione di quello che avrebbe dovuto essere un corteo funebre per accompagnare la salma del giovane verso la sua abitazione, migliaia di studenti manifestarono il loro dissenso verso l’occupazione nazista.

I nazisti decisero quindi di ricorrere a misure più drastiche: le università furono chiuse, quasi 1200 studenti furono arrestati e deportati in campi di concentramento e il 17 novembre alcuni studenti e professori furono giustiziati senza processo.

Qualche decennio più tardi, in Grecia il 17 novembre è ancora una volta scenario di manifestazioni che vedono coinvolti nuovamente gli studenti: questa volta durante una manifestazione studentesca nata proprio per commemorare i fatti di Praga (nell’ambito di una più grande contestazione contro la dittatura dei colonnelli che si protraeva ormai da giorni) un carrarmato abbatte i cancelli dell’università ferendo decine di studenti coinvolti.

Ma non finisce qui. Nel 1989 nuovamente la Cecoslovacchia è coinvolta: durante una manifestazione nata con lo scopo di commemorare gli eccidi nazisti del 1939 che hanno dato vita alla Giornata Internazionale degli Studenti nuovi scontri portano alla morte di un altro studente.

Un po’ di diritto

Non sempre fortunatamente le manifestazioni studentesche portano a scontri così sanguinosi, o a eventi tragici. Tuttavia è indubbio il ruolo fortemente attivo che giovani studenti e studentesse hanno nella vita culturale, sociale e talvolta anche politica della nostra società.

La Giornata Internazionale degli Studenti nasce infatti (da un’idea degli studenti stessi) come l’occasione per ribadire più volte i diritti degli studenti di esprimersi liberamente.

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Fonte: Pixabay

L’istruzione dei giovani è un baluardo dei valori democratici della civiltà occidentale, com’è giusto che sia.

Ce lo ricorda, in primis, la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani che all’articolo 26 ne riconosce il diritto in capo ad ogni individuo, e la gratuità di questa almeno nelle classi elementari e fondamentali.

Conseguenza di ciò è anche quanto riporta l’articolo 14 della Carta dei Diritti fondamentali dell’UE all’articolo 14:

Ogni persona ha diritto all’istruzione e all’accesso alla formazione professionale e continua. Questo diritto comporta la facoltà di accedere gratuitamente all’istruzione obbligatoria.

In ultimo ma non per importanza, il testo fondante del diritto italiano ovvero la Costituzione. E’ ben noto quanto sancito all’articolo 34: “La scuola è aperta a tutti. L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita. I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.”

Essere uno studente nel 2020

Come già per quasi tutti gli aspetti della nostra vita, questo 2020 ci costringe a guardare le cose con una nuova prospettiva.  Una delle categorie più colpite da misure restrittive e lockdown vari è proprio quella degli studenti.

Molti storceranno il naso a queste affermazioni, in preda al benaltrismo: “E allora [inserire qui qualsiasi fascia sociale/categoria] cosa dovrebbero dire?”. Benaltrismo, appunto: eludere un problema sostenendo che ce ne sono altri, ben più gravi, da affrontare.

Chiunque con un briciolo di buon senso non oserebbe negare che in molti stanno soffrendo della situazione attuale, ma in un paese civile (anzi, in una società civile) un problema non dovrebbe escluderne un altro.

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Fontre: Pixabay

Gli studenti di qualsiasi grado quest’anno hanno continuato con mille sforzi e fatiche un’attività considerata normale e parte della vita quotidiana di ognuno. Da un giorno all’altro gli studenti e le studentesse del 2020 si sono trovati a dover mettere mano a forza di volontà e spirito di adattamento, in quella che è stata sicuramente una rivoluzione inaspettata: la didattica a distanza.

Che la didattica a distanza abbia funzionato (e continui a funzionare) o meno non è questa la sede per stabilirlo. Tuttavia, studenti e studentesse stanno affrontando un cambiamento senza precedenti con non pochi problemi.

Tra problemi di infrastrutture, connessioni altalenanti, professori anch’essi alle prime armi, difficoltà a concentrarsi non è certo stato facile terminare l’anno scolastico. A maggior ragione, iniziare quello nuovo.

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Fonte: Pixabay

Eppure la scuola e l’università sono quelle parole di cui la politica si riempie spesso la bocca in campagna elettorale. Ma arrivati ai ferri corti gli studenti e le studentesse del 2020 si sono sentiti spesso soli, abbandonati a loro stessi e con una carriera scolastica da portare avanti mentre il mondo va a rotoli intorno a loro. La pressione per i risultati, per gli esami da portare a casa (non dimentichiamoci che in questo periodo ci sono anche ragazzi e ragazze che si sono laureati), tuttavia, rimane la stessa.

Gli studenti sono il futuro di un paese come il nostro, che ha tanto bisogno di un ricambio generazionale in tanti ambiti diversi. Eppure, qualcuno sembra dimenticarlo. Sempre, e ancor di più questo periodo particolare, si son visti etichettare come scansafatiche, come quelli “con la pappa pronta”, quelli che non hanno altro da fare, i più facilitati da tutta questa situazione perché per l’italiano medio (che ha trasferito le chiacchiere da bar nei commenti di Facebook) per gli studenti è sempre tutto più facile.

Se la Giornata Internazionale degli Studenti ha un senso, quest’anno l’ha più che mai.

Non dimenticatevi di noi studenti. Non siamo solo un numero in elenco, una matricola nei vostri database. Non siamo solo dati da statistiche per stabilire quale sia la scuola o l’ateneo migliore. Non siamo solo una massa di ragazzini viziati che popola le scuole e le università (dove al posto di “popolare” non è raro sentire “pascolare”, come pecore).

Dietro tutto questo, ci sono delle persone che esercitano il proprio diritto a formarsi, ad educarsi per un domani migliore, quale che sia l’ambito di riferimento.

Non dateci per scontati. Non lasciateci da soli oggi o voi sarete soli domani.

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