Uffizi: Alex Mucci ed Eva Menta fanno scattare una bufera per delle foto con maglietta semitrasparente

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In queste ultime ore non si fa che parlare d’altro: Alex Mucci ed Eva Menta, due influencer conosciute particolarmente per l’essere estremamente belle e sexy, si sono fatte scattare delle foto condivise poi sui social nel museo degli Uffizi di Firenze, di fronte alla Venere di Botticelli, con una maglietta molto trasparente che mostrava tutte le loro curve e non solo. E subito polemica fu, persino da esponenti politici come il capogruppo di Fratelli d’Italia a Firenze, Alessandro Draghi. Dalle influencer, però, nessun passo indietro.

Non c’è una legge scritta che spieghi come andare a visitare un museo, tuttavia potrebbe esserci un dress code. Ad esempio, se prendiamo in considerazione i Musei Vaticani, la Cappella Sistina, la Basilica di San Pietro e anche i Giardini Vaticani, è consentito l’ingresso solo ai visitatori che sono vestiti in “modo decoroso” e con “decoroso” si intende niente scollature, niente indumenti sbracciati o pantaloncini sopra le ginocchia, tantomeno minigonne o cappelli. In questo caso il “decoro” è poi esteso «ad eventuali oggetti personali visibili nonché a segni distintivi personali altrettanto visibili (come ad esempio tatuaggi) e che possano recare offesa alla morale cattolica».

Quindi, nonostante siano dei musei, ci si comporta come se si dovesse entrare in una chiesa. Allo stesso modo, per entrare al Louvre bisogna per forza essere vestiti, tanto che l’articolo 2 del Regolamento del visitator proibisce espressamente di girare nudi, in costume o con il petto scoperto e anche scalzi per le sale del museo. E per gli Uffizi non è poi così diverso. Sul sito, nel Regolamento del visitator, viene chiesto un «abbigliamento appropriato», evitando di visitare il museo in «costume da bagno o abiti succinti», e anche indossando abiti da sposa o costume d’epoca.

C’è anche un’altra regola di cui si parla in seguito alla ribellione delle due influencer: «per quanto riguarda le fotografie, ai sensi del D.Lgs 83/2014 (articolo 12 comma 3), è possibile scattare fotografie (ad eccezione delle opere in prestito per mostre temporanee) a fini personali o di studio, purché non si faccia uso di flash, cavalletti o treppiedi (altro). Per altri scopi (pubblicazioni o altri usi a fini commerciali), è richiesta una specifica autorizzazione, nonché il pagamento di una tassa, se applicabile». Ma sembra che le due influencer abbiano tentato di contattare gli Uffizi, senza però ricevere risposta.

Le foto sexy di Alex Mucci ed Eva Menta agli Uffizi

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«La Venere del Botticelli non può essere usata da costoro per uno spot indecente e mi pare strano che i custodi non se ne siano accorti, e che a distanza di diverse ore al direttore Schmidt non siano arrivate le indegne immagini delle due sexy influencer», scrive, indignato, il capogruppo di Fratelli d’Italia a Firenze, Alessandro Draghi. Aggiunge che «agli Uffizi si entra secondo il regolamento», ovvero con un «abbigliamento consono all’ufficialità degli ambienti museali» e per quanto riguarda le foto sono permesse solo «ai fini di uso personale e di studio».

Per questo motivo Draghi ritiene che «il regolamento è stato violato due volte: gli Uffizi chiedano la rimozione dei post che sfruttano l’immagine della Venere del Botticelli e sbeffeggiano il patrimonio artistico italiano; per stare in abiti succinti ci sono tante discoteche, evitiamo di farlo nel museo più importante di Firenze», e gli Uffizi, che però sembrano non rispondere alle due dirette interessate parlando solamente via stampa e social, sono d’accordo.

«Le immagini sono state subito segnalate e il museo si è immediatamente attivato per richiedere a Instagram la rimozione delle immagini non autorizzate. Evidentemente, le due persone sono entrate con le giacche chiuse, e si sono guardate bene, poi aprendole, dal farsi vedere dai custodi: altrimenti sarebbero state accompagnate fuori dal museo, come è successo negli altri analoghi casi (rari) avvenuti negli ultimi anni», comunicano le Gallerie degli Uffizi.

Le influencer, dal canto loro, non hanno rimosso le foto, ma sono state solo archiviate (quindi, sbagliato quello che molte testate hanno scritto): «La situazione è sfuggita di mano e sta diventando frustrante contenerla. Abbiamo deciso di archiviare (momentaneamente) il post per far calmare le acque. Questa non è un’ammissione di colpa da parte nostra. Continueremo a far valere il nostro gesto come atto creativo e non denigratorio. Il post è solo archiviato, per ora», hanno scritto Eva Menta e Alex Mucci nelle storie di Instagram, ma non solo. Alex Mucci in un’altra storia si spiega in altre storie:

«Ragazzi, eccomi costretta a dovermi difendere da accuse su qualcosa che non reputo di dover giustificare o che abbia violato una qualsiasi “regola formale”. Ho letto cose indicibili sotto il post, cose che vanno ben al di là delle pure opinioni rispetto all’argomento in sé: offese e minacce verso la mia persona, la mia famiglia, verso mia figlia… cose che toccano ogni aspetto della mia vita personale che nulla hanno a che fare con il fatto. Se l’accusa è quella di ‘denigrare’ una immagine con la mia immagine, vorrei ben capire in quale assurdo modo la figura del mio corpo vestito così possa ‘offendere’ l’immagine di un altro corpo effettivamente privo di indumenti.

Se l’accusa è quella di aver avuto poco decoro in un luogo considerato “sacro” per il suo valore artistico, posso accettarla. Ma non esistendo una legge a riguardo, una regola che impone legalmente (e sottolineo legalmente) un dress code in un museo, ed essendo che altresì la morale è un concetto estremamente soggettivo, e che io vado vestita in quel modo ovunque, posso dire senza vergogna che io non ho questa considerazione rispetto a quell’outfit, ovvero che per me non è un abbigliamento indecoroso».

Ha anche sottolineato che «le foto sono state scattate nella piena discrezione, cercando di non dare nell’occhio e soprattutto con delicatezza nel caso di presenza di minori. A testimonianza di questo, il fatto che nessuno si è lamentato o ha esplicitamente riportato la cosa alla sicurezza». Infine, conclude nelle sue storie: «dal mio punto di vista, io ed Eva abbiamo dato una visibilità al museo che esso stesso non ha mai visto in anni, considerando che quando siamo andate lì era semivuoto. In Italia siamo pieni di arte ma non sappiamo pubblicizzarla».

Alleghiamo anche le altre storie, che potete leggere da soli, in cui spiega il motivo per cui lei insieme all’amica Eva Menta hanno deciso di postare quelle foto, ovvero come «espressione libera artistica sul rapporto tra il corpo della donna di un tempo e quello moderno e come esso stesso è percepito artistico in un caso e diversamente nell’altro». Fa anche sapere che il post sarà ripubblicato e che la Galleria degli Uffizi avrebbe potuto contattare direttamente lei per poter risolvere questa storia, senza rivolgersi direttamente alla stampa facendo esplodere un polverone pressoché inutile.

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