Tokyo Ghoul: una nuova luce

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“Io non sono nemmeno il protagonista di un romanzo. Sono un semplicissimo studente universitario amante della lettura, come ce ne possono essere tanti. Però… se ipoteticamente si dovesse scrivere un’opera con me come protagonista… si tratterebbe indubbiamente… di una tragedia.”

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Ken Kaneki

Non avrei mai pensato che queste sue parole sarebbero state profetiche.
Ma ci troviamo di fronte a una tragedia in tutto e per tutto.
Tokyo Ghoul è questo genere di opera e rimarrà tale fino al suo epilogo in Tokyo Ghoul:re.

“Questo mondo è sbagliato”, lo ripete sempre in loop Ken Kaneki (quanto ha ragione).

Non il solito eroe

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Ken Kaneki

L’evoluzione di Kaneki come personaggio si differisce da quella a cui siamo abituati a leggere, qui non vedremo l’attuarsi del solito percorso dell’eroe ma il tema di questa storia è: la complessità della natura umana e l’essere Ghoul.

Questa dualità sarà la spaccatura che porterà Kaneki alla follia.

Dovremmo aspettare che il nostro protagonista venga torturato da Jason prima che riesca a prenderne coscienza.
Assistendo al suo cambiamento fisico e psicologico, Kaneki impara a diventare un ghoul e lo accetta perché desideroso di proteggere quelli che gli sono più cari, iniziando a nutrirsi di ghoul nemici implementando la sua forza.

“Umani o ghoul?”

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Da sinistra a destra: ghoul, Ken Kaneki e squadra Anti-ghoul

Durante la storia ci ritroveremo ad essere anche noi come Ken Kaneki e tenteremo di vedere le cose da tutti e due i punti di vista: umani e ghoul.

Dal valore che si dà ad una vita, o se una vita è più importante di un’altra.

A vista d’occhio capiremo che vige la “legge del più forte” e, durante la storia, Kaneki si troverà ad affrontare sulla sua stessa pelle le debolezze e le insicurezze dei più deboli che soccombono di fronte ai più forti.
In un mondo costellato da ingiustizie, Kaneki intuirà che l’unico modo per sopravvivere e proteggere gli altri è recare danni al prossimo, creando una scia di infelicità.

“Sui Ishida sulla spiaggia”

Proseguendo la narrazione, capiremo che Kaneki soffre di una grave psicosi. Un ragazzo come gli altri farsi strada verso la follia e vivere il suo peggiore incubo.
Sono questi toni cupi e scuri, nati dal tratto pulito e delineato di Sui Ishida, che sono il fiore all’occhiello della serie (come i riferimenti di Kafka inseriti ripetutamente nella storia).
Nel corso della serializzazione il suo tratto muterà più volte, accostando per un attimo il suo tratto distintivo per lasciare spazio a uno stile più abbozzato verso fine serie.

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Disegno di Sui Ishida che raffigura Ken Kaneki

“Accettazione”

È difficile per chiunque, tutti i protagonisti delle nostre serie del cuore ci sono passati e adesso tocca a Ken Kaneki.
Kaneki si ritrova a non voler accettare tutto questo, non riesce proprio ad accettarlo. Ma deve.
L’accettazione del suo lato Ghoul avviene in modo tempestivo nel manga.
Amici miei, ci troviamo davanti a una deflagrazione della dicotomia che lo spinge sull’orlo della pazzia, che lo porta a creare nuove personalità forgiate nella sua mente.
Tranquilli, in Tokyo Ghoul:re ce lo ritroveremo davanti.

Ecco lo smacco necessario che dà Sui Ishida: Kaneki non è più quello che conoscevamo, la sua mente ha creato una nuova versione di sé stesso: Haise Sasaki.

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Haise Sasaki

“Odi et amo”

La parte che aspettavamo tutti.

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Da sinistra a destra: Kirishima Touka e Ken Kaneki

Lo scenario si muta ancora e viene caricato come un carillon pronto a deliziarci con la sua melodia: arriviamo al capitolo 125 di Tokyo Ghoul:re: Kaneki e Touka.
Tutto loro questo capitolo, e anche nostro, perché finalmente vedremo l’accorciarsi delle distanze che li separano, essere spettatori del loro egoismo quando decidono di ignorare il mondo circostante e pensare per un attimo soltanto a loro stessi.

Chapeau!

Piccoli frammenti che si incastonano perfettamente in una magnifica cornice di passione, in cui i due capiscono che per mettere al sicuro l’altro nasceva il pensiero di non perdersi a vicenda.
L’approfondimento di certe dinamiche da parte dell’autore, quelle in cui la linea tra sanità e follia si taglia con un grissino, sono espresse in modo magistrale.

Ci fa uscire da questa sfera consapevoli della pazzia che pervade tutto il manga, facendoci capire quanto sia fottuto il mondo.

Anime o manga?

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Ken Kaneki

In parole spicciole, (vediamo se mi avanza qualche centesimo… Oh, eccolo!) lo studio Pierrot, che ha curato l’adattamento di Tokyo Ghoul:re, non è stato fedele al manga.
La prima stagione di Tokyo Ghoul bene o male si salva, ma dalla seconda stagione, (Root A) va a fatti suoi.

Ad esempio: se Kaneki nel manga decide di battersi contro l’albero di Aogiri, nell’anime si unisce all’organizzazione (alla cazzum).

Il brutto deve ancora venire e arriverà nella terza stagione, :re.

Al posto di prendere le vicende di Root A, non lo fa proprio.
Non prende in considerazione i fatti accaduti nella seconda stagione, come se non fossero mai esistiti.


La conseguenza: in molti che non hanno letto il manga, si ritrovano a vedersi l’anime di :re spaesati e si domandano moooolte cose.

Ad esempio: “che fine ha fatto Ken Kaneki?”
Bene, Kaneki è Haise Sasaki.

Inesistente anche l’introspezione psicologica dei personaggi che l’autore ha dato nel manga.
Un vero macello, mi viene da dire, signori miei.
Dulcis in fundo, non rende nemmeno la profondità del rapporto fra Kaneki e Touka. Zero.

Quindi, vi consiglio di leggere direttamente il manga.

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Commento (NON) richiesto dell’autore:

“Oshiete, oshiete yo sono shikumi wo
Boku no naka ni dare ga iru no?”

Ammettiamolo, appena leggiamo “Tokyo Ghoul” nella nostra testa cantiamo la opening “Unravel”.

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