Spider-Man: Brand New Day recensione del Peter Parker più maturo, umano e malinconico del MCU
Attenzione: l’articolo contiene spoiler su Spider-Man: Brand New Day.
Dopo il finale di Spider-Man: No Way Home, era difficile immaginare come il Marvel Cinematic Universe avrebbe proseguito il percorso di Peter Parker. L’ultimo film aveva infatti chiuso ogni certezza: il sacrificio compiuto dal protagonista aveva cancellato la sua esistenza dalla memoria di tutti, lasciandolo completamente solo. Brand New Day avrebbe potuto scegliere la strada più semplice, riportando rapidamente tutto alla normalità, oppure puntare ancora una volta sull’effetto nostalgia. Invece sceglie qualcosa di molto più coraggioso: accetta le conseguenze del film precedente e costruisce un Peter Parker completamente nuovo, costretto a convivere con il peso delle proprie scelte.
Il risultato è probabilmente il capitolo più maturo della saga con Tom Holland. Uno Spider-Man meno spensierato, più consapevole e decisamente più fragile, che riesce finalmente a trovare una propria identità al di fuori del classico adolescente impacciato che abbiamo conosciuto negli ultimi anni.
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ToggleUn Peter Parker finalmente cresciuto
La cosa che mi ha colpito di più è proprio l’evoluzione del protagonista. Questo non è più il ragazzo che affronta qualsiasi situazione con una battuta pronta o che riesce sempre a trovare un momento leggero anche durante le battaglie più complicate. Qui vediamo un Peter Parker profondamente segnato dalle perdite subite, dalla morte di zia May e, soprattutto, dalla consapevolezza di aver rinunciato volontariamente a ogni rapporto umano per salvare il mondo.
Tom Holland interpreta questa nuova versione del personaggio con una maturità che, probabilmente, non gli avevamo mai visto prima. Peter vive praticamente da eremita, passa le giornate a combattere il crimine e torna in un appartamento vuoto, dove non esiste più nessuno ad aspettarlo. È uno Spider-Man molto più efficiente, più preparato e persino più potente, ma ogni sua vittoria ha un sapore amaro perché non ha nessuno con cui condividerla. Ed è proprio questa solitudine a rendere il personaggio incredibilmente umano.
La scelta più giusta
Se c’è un aspetto che mi ha fatto soffrire per tutta la durata del film, è il rapporto tra Peter e MJ. Ogni loro incontro è emotivamente devastante, soprattutto perché noi spettatori ricordiamo perfettamente tutto quello che hanno vissuto insieme nei capitoli precedenti. Peter continua ad amarla, mentre lei davanti a lui vede soltanto uno sconosciuto.
Eppure è stata una delle scelte narrative che ho apprezzato di più. Sarebbe stato facilissimo farle recuperare improvvisamente la memoria o costruire una scena romantica in cui tutto tornava come prima (tipo bacio del vero amore Disney). Invece il film decide di essere coerente. MJ non conosce Peter. Non ha vissuto nessuno dei momenti che hanno fatto innamorare noi di questa coppia e, di conseguenza, è assolutamente normale che non ricambi quel “ti amo”. Ho sofferto tantissimo nel vedere Peter completamente distrutto da questa distanza, ma credo che sia una delle decisioni più realistiche dell’intero film. Il suo sacrificio, proprio perché continua ad avere conseguenze così dolorose, acquista ancora più valore.
I personaggi di Spider-Man Brand New Day
Jean Grey è una delle sorprese migliori del film
Tra le novità che mi hanno entusiasmato maggiormente c’è senza dubbio l’introduzione di Jean Grey, interpretata da una magnifica Sadie Sink. Era uno dei personaggi più attesi dai fan Marvel e il film riesce a inserirla nella storia senza dare la sensazione di voler semplicemente preparare il prossimo crossover.
La sua presenza apre scenari enormi per il futuro del MCU e, personalmente, è uno degli elementi che mi ha lasciato più curiosa per quello che verrà. Jean Grey è un personaggio con un potenziale praticamente infinito e questa prima apparizione lascia intuire che Marvel abbia intenzione di costruire qualcosa di molto importante intorno a lei. Non vedo davvero l’ora di rivederla nei prossimi film (se non erro, non nel prossimo Avengers, ma in quello immediatamente dopo).
Anche Yelena Belova è una gradita aggiunta
Un’altra sorpresa che ho apprezzato moltissimo è stata la presenza di Yelena Belova, la sorella di Natasha Romanoff. È un personaggio che negli ultimi anni si è ritagliato uno spazio sempre più importante nel Marvel Cinematic Universe e anche qui riesce a funzionare benissimo. La sua ironia alleggerisce alcuni dei momenti più pesanti del film, senza però rompere il tono più malinconico della storia.
Mi è piaciuto soprattutto il rapporto che si crea con Peter Parker: due persone profondamente segnate dalle perdite, che affrontano il dolore in modo completamente diverso ma finiscono per comprendersi molto più di quanto sembri all’inizio. È una dinamica che spero venga sviluppata anche nei prossimi film, perché aggiunge ulteriore spessore emotivo a un protagonista che, per gran parte della pellicola, combatte soprattutto contro la propria solitudine.
Il rapporto con The Punisher è una delle cose migliori del film
Un’altra dinamica che ho adorato è quella tra Spider-Man e The Punisher. I due sono agli antipodi sotto ogni punto di vista: Peter continua a credere che ogni persona possa essere salvata, mentre Frank Castle è convinto che alcuni criminali meritino soltanto di essere eliminati.
Proprio questo continuo scontro tra due filosofie completamente diverse rende i loro dialoghi e le loro scene insieme estremamente coinvolgenti. Si passa continuamente dall’odio reciproco al rispetto, fino ad arrivare a una collaborazione che nessuno dei due avrebbe davvero voluto. È uno dei rapporti meglio costruiti del film e dimostra come Spider-Man funzioni particolarmente bene quando viene affiancato da personaggi moralmente molto diversi da lui.

Hulk torna in una veste inaspettata
Mi è piaciuto molto anche rivedere Bruce Banner/Hulk. La sua presenza non è una semplice comparsata pensata per strappare l’applauso del pubblico, ma contribuisce davvero alla storia e al percorso di Peter. Senza entrare troppo nei dettagli, il modo in cui viene utilizzato mostra ancora una volta quanto il Marvel Cinematic Universe stia cercando di creare connessioni tra i suoi personaggi senza che queste risultino forzate.
Le scene d’azione che lo vedono coinvolto sono tra le più spettacolari del film, ma ciò che ho apprezzato maggiormente è il contrasto tra la forza quasi incontrollabile di Hulk e l’approccio molto più razionale e responsabile di Spider-Man. Due eroi diversissimi che, proprio per questo, riescono a completarsi a vicenda e regalano alcune delle sequenze più riuscite dell’intero film. È però dispiaciuto molto vedere Bruce Banner ridotto in quel modo alla fine.
Spider-Man vs The Hulk in ‘SPIDER-MAN: BRAND NEW DAY’. pic.twitter.com/CAcKBrbOCY
— DiscussingFilm (@DiscussingFilm) July 10, 2026
Un film più maturo, anche se non perfetto
Naturalmente Brand New Day non è un film perfetto. Alcune sottotrame sembrano aprirsi e chiudersi troppo velocemente e in alcuni momenti il ritmo rallenta più del necessario. La sensazione è che una ventina di minuti in meno avrebbero reso la narrazione più compatta e incisiva.
Nonostante questo, ho apprezzato molto il fatto che il film non punti esclusivamente sull’azione o sugli effetti speciali. Le sequenze spettacolari ci sono, ma questa volta servono soprattutto ad accompagnare il percorso emotivo di Peter, che rimane sempre il vero centro della storia. È una scelta che rende il film molto più coinvolgente rispetto a tante altre produzioni recenti del Marvel Cinematic Universe.
Il miglior Spider-Man di Tom Holland?
Per me sì.
Non so se sia il miglior film dedicato allo Spider-Man di Tom Holland, ma credo senza dubbio che sia il miglior Peter Parker che abbia mai interpretato. Qui vediamo finalmente un protagonista che cresce davvero, che affronta le conseguenze delle proprie scelte e che smette di essere soltanto il ragazzo simpatico del gruppo.
Alla fine del film Peter non ritrova semplicemente la voglia di continuare a essere Spider-Man. Ritrova se stesso. Dopo aver sacrificato la propria identità per salvare New York e il multiverso, capisce che essere un eroe non significa soltanto rinunciare continuamente alla propria felicità, ma anche trovare la forza di andare avanti nonostante il dolore.
È uno Spider-Man più triste, più malinconico e molto meno spensierato di quello che avevamo conosciuto finora. Ma proprio per questo è anche il più umano che il Marvel Cinematic Universe ci abbia mai regalato.
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Giulia, 27 anni, laureata in Filologia Italiana con una tesi sull'italiano standard e neostandard, "paladina delle cause perse" e insegnante di Italiano Lingua non materna. Presidente di ESN Perugia e volontaria di Univox. Amo scrivere, leggere, guardare serie tv e anime, nuotare, i gatti e seguire le giuste polemiche. Instagram: @murderskitty


