Camihawke, la skinpositivity e i difetti della pelle

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Oggi voglio parlare, con il cuore in mano, di nuovo di skinpositivity, dopo che Camihawke ha postato una foto su Instagram parlando dei suoi “brufoletti“. Io ho 22 anni, ne compirò 23 a novembre, e sin da quando avevo la tenera età di 11 anni, ho avuto dei brufoli sul volto. Ma non dei brufoletti, i miei erano propri brufoli grossi e rossi, di quelli che guardi e ti viene da piangere. Venivo insultata per questo, perché tutte le mie coetanee avevano la pelle perfetta, e io ci ho sofferto e anche tanto. Per questo sento quasi il dovere di dover dire la mia umile opinione.

Qualche mese fa vi avevo presentato il movimento free the pimple con la skinpositivity, che io apprezzo tanto. Ancora oggi quando un loro post mi appare sulla home di Instagram non riesco a non mettere like, perché loro, e tutte le ragazze che postano con l’#, lottano ogni giorno contro l’acne e soprattutto contro la demonizzazione che c’è nei confronti dell’acne che, in fin dei conti, è una malattia che può venire in seguito ad altre o persino per la nostra ansia, per lo stress, per come mangiamo. Non tutti abbiamo la stessa pelle e gli stessi problemi e il fatto che qualcuno venga insultato per questo, fa davvero pena.

Oggi ci sono diverse persone che cercano di sdogmatizzare il demone acneico con la skinpositivity. Una di queste è Matilda De Angelis, attrice bellissima e talentuosa che non ha paura di mostrare il proprio viso con l’acne, e più volte ha anche sottolineato come le foto o la sua immagine sullo schermo siano frutto di modifiche. Quella di Matilda De Angelis è skinpositivity. Quella di Camihawke, per quanto possa aver avuto le migliori intenzioni, non lo è stata. E il web ha cercato di farglielo notare (anche con dei toni per nulla critici o offensivi), tuttavia lei, che nel post scrive di volersi assumere la responsabilità di parlare di skinpositivity, blocca chiunque non la pensi come lei. Salvini feels.

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Camihawke e la skinpositivity

Cos’è la skinpositivity (o acnepositivity)? È un movimento che potrebbe essere paragonato alla bodypositivity che però consiste nel normalizzare la pelle con l’acne. Quante volte ci è capitato di sentirci dire «è colpa della tua alimentazione» o ancora «dovresti lavarti la faccia» o ancora «devi cambiare trucchi» o ancora «è perché non ti strucchi», come se non le avessimo già provate tutte. Come se non ci guardassimo allo specchio, come se non ci toccassimo la pelle, come se non fossimo andate da medici che ne sanno giusto un po’ più di loro. Però no, loro, con la pelle perfetta di natura, decidono di darci dei consigli sulla malattia che stiamo combattendo da anni. Perché questo è sbagliato?

Magari non lo fanno con cattiveria. Sicuramente neanche Camihawke con il post sulla skinpositivity in collaborazione con Dove che ha reso lei e altre persone con la pelle perfetta delle ambasciatrici aveva delle cattive intenzioni. Tuttavia, c’è una piccola differenza dal scrivere di parlare come una persona che non soffre di acne, di brufoli e di non avere dei difetti sulla pelle, dallo scrivere «mentirei se vi dicessi che prima di postare questa foto non sono stata tentata di togliere quei brufoletti sulla guancia, alleggerire un po’ le pieghe sotto l’occhio o rifarla mettendo un po’ di burrocacao», perché, scrivendo ciò, come dovrebbe sentirsi una ragazzina già insicura che pagherebbe per avere solo quelli che lei chiama difetti?

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La foto di Camihawke

Il punto del discorso è, come molti hanno cercato di farle notare, che lei non può fare la paladina della skinpositivity o dei nofilter con una pelle perfetta. E la colpa non è neanche sua, perché non è stata lei a scegliersi da sola come ambasciatrice della campagna di accettazione che tratta anche di skinpositivity. Andiamo sull’hashtag della campagna #doveprogettoautostima: non troviamo neanche una persona con dei problemi alla pelle. Finché però si parla semplicemente di filtri o modifiche al volto, va bene, ma nel momento in cui ti lamenti di quei “brufoletti”, la situazione cambia.

Non puoi delegare l’attivismo su una campagna sulla skinpositivity che vuole sdoganare i difetti (o meglio, le normalità) della pelle, a chi non ha difetti. È come se un giorno una modella di Victoria’s Secret decidesse, con il suo corpo perfetto e privo di qualsiasi imperfezione, di fare bodypositivity. Non sarebbe corretto, perché il suo corpo è perfetto e non normalizza invece cose come cellulite, smagliature, rotolini alla pancia, con cui noi persone comuni lottiamo ogni giorno perché qualcuno ci ha detto che dobbiamo essere proprio come quella modella per essere belle.

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Una delle ragazze di Free the pimple

Camihawke può parlare di come quei brufoletti sul volto la facciano sentire male, in fin dei conti ognuno ha le proprie insicurezza e noi non siamo nessuno per giudicarla, tuttavia se ne avesse parlato sottolineando come quelli non siano dei difetti, come lei abbia una pelle, non dico perfetta, ma molto vicina alla perfezione, insomma, parlando da un punto di vista esterno, probabilmente tutto questo drama non sarebbe nato. Perché il problema è stato proprio il fatto di aver scritto di avere delle responsabilità nei confronti dei giovani, e di averlo scritto in una foto in cui ha parlato dei difetti della sua pelle che però non ha oggettivamente difetti (e se li ha, son ben nascosti).

Diciamo che non puoi dire alle ragazzine di accettarsi così come sono, cercando di lanciare un messaggio di skinpositivity (perché lei parla dei difetti della sua pelle!) mentre posti una foto in cui nascondi i brufoletti con il fondotinta. È un messaggio sbagliato. E sia chiaro, non c’è niente di male nel truccarsi, ma forse farlo il un post in cui cerchi di far comprendere che la tua pelle ha dei difetti così com’è normale che sia, non è il massimo.

Avete presente quando un uomo bianco ed etero afferma che gli omosessuali non sono vittime di omofobia in Italia, oppure che la donna deve subito denunciare quando stuprata o che ne*ro non è una parola offensiva? Ecco, la sua opinione su questi determinati argomenti non è allo stesso livello di quella di un omosessuale che ogni giorno ha paura ad uscire da casa, di una donna che è stata stuprata e che ci ha messo un mese per elaborare il trauma, di un ragazzo nero che ogni giorno viene chiamato in quel modo dispregiativo. Non puoi parlare di un problema che non ti riguarda in prima persona, sminuendolo.

E, probabilmente involontariamente, Camihawke con il post sulla skinpositivity ha sminuito il problema dell’acne. Ci sono tantissime ragazze che soffrono di acne che sarebbero felicissime di mostrarsi senza filtri per dimostrare che l’acne è normale, che i brufoli, le macchie, la pelle ruvida, le cicatrici, sono normali. Solo che a quanto pare si preferisce far fare della skinpositivity a chi già ha una pelle perfetta, e non parlo solo di Camihawke.

Autore

  • Giulia, 22 anni, blogger. Amo scrivere, leggere, guardare serie tv e anime, i gatti e seguire le giuste polemiche. Instagram: @murderskitty

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