Il Principe Harry sulla scia di Lady Diana: l’invito a fare il test dell’HIV

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Come la madre negli anni Ottanta e Novanta, quando c’era tanta ignoranza intorno alla malattia dell’HIV, anche il principe Harry ha invitato, ancora una volta, i cittadini inglesi e non solo a fare il test dell’HIV, in modo da proteggere se stessi e i propri partner. Il principe, infatti, ha esortato le persone a «conoscere il proprio status» e fare il test HIV, affermando di voler continuare il lavoro che sua madre, Lady Diana, aveva iniziato, in modo anche da sradicare lo stigma e tutta l’ignoranza che c’è ancora oggi intorno a questo virus.

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Secondo il Terrence Higgins Trust e l’NHS, l’HIV sta per Human Immunodeficiensy Virus. L’immunodeficienza consiste nell’indebolimento del sistema immunitario da parte del virus. Si può convivere con l’HIV, ma se non trattata potrebbe divenire AIDS in fase avanzata e portare alla morte. Con i farmaci, invece, è possibile convivere in buona salute e a lungo con questa malattia, e proprio per questo motivo è importante testarsi e capire contro cosa si deve lottare. Solo nel 2020 c’erano più di 106.000 persone affette da HIV.

Prima di Harry, come già anticipato, la madre Diana aveva lottato in prima linea negli anni Ottanta e Novanta, cercando di rompere questo stigma. Era il 1987 quando la Principessa del Galles, una persona con tantissima influenza non solo in Gran Bretagna ma in tutto il mondo, strinse la mano a un uomo positivo all’HIV senza indossare un guanto, lanciando un grandissimo messaggio. In quel momento Diana inaugurava la prima unità specializzata in HIV e AIDS del Regno Unito presso il Middlesex Hospital di Londra.

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Fonte: BBC

«L’Hiv non rende le persone pericolose da conoscere. Puoi stringere loro la mano e abbracciarli. Il cielo sa che ne hanno bisogno», disse Diana al culmine di quella pandemia. E oggi, trent’anni più tardi, suo figlio lancia lo stesso messaggio, prendendo il testimone e cercando di non solo sensibilizzare le persone, ma soprattutto di salvare la vita di alcuni di loro. Perché solo facendo il test è possibile guarire dall’HIV. Non è comunque la prima volta che Harry si espone in questa causa.

Il principe Harry e la lotta alla sensibilizzazione sull’HIV

Era il 2016 quando il principe Harry, accanto a Rihanna, ha acconsentito a testarsi all’HIV. Quel semplice test da parte di un reale e di una cantante di fama mondiale contribuirono a un aumento pari al 500% di persone che hanno richiesto un test sul sito del Terrence Higgins Trust. Anche lo scorso primo dicembre, in occasione della Giornata mondiale contro l’AIDS, a 40 anni dalla prima segnalazione di casi positivi, ha scritto una lettera per rendere omaggio alla comunità scientifica.

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Fonte: BBC

«In questa Giornata mondiale contro l’Aids riconosciamo i 40 anni che hanno plasmato la vita di molti. Onoriamo coloro le cui vite sono state interrotte e riaffermiamo il nostro impegno nei confronti di una comunità scientifica che ha lavorato instancabilmente contro questa malattia», ha scritto, per poi citare la madre: «Mia madre sarebbe profondamente grata per tutto ciò che rappresentate e che avete realizzato. Condividiamo tutti questa gratitudine, quindi grazie».

Negli ultimi giorni, poi, insieme alla star del rugby Gareth Thomas, il duca di Sussex ha continuato con questo suo attivismo. Per chi non lo sapesse, Gareth Thomas convive con il virus e, nel podcast Tackle, ha parlato proprio di come normalizzare il farsi il test, poiché potrebbe salvare tantissime persone e anche mettere fine ai nuovi casi nel Regno Unito entro il 2030. «Voglio che le persone si sentano come me, che riescano ad emanciparsi. Voglio che tutti possano parlare di come si sentono, senza dover vivere nel silenzio», ha detto lo sportivo.

Il principe, invece, ha parlato di doveri: «Ognuno di noi ha il dovere, o almeno l’opportunità di fare il test. Testatevi fino a farla diventare un’attività regolare come tante altre», facendo riferimento anche ai test che sono stati fatti durante il Coronavirus. Ha poi citato ancora una volta la madre, che sicuramente sarebbe fiera di come il figlio è cresciuto: «Il lavoro di mia madre rimane incompiuto, è mio dovere cercare di portarlo avanti il più possibile». Le persone, comunque, non l’hanno presa molto bene:

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