Mariupol: ancora centinaia di persone nei sotterranei, intanto i russi negano ancora l’attacco

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È un po’ un mistero il bombardamento di Mariupol. Da una parte c’è il mondo intero sconvolto, che punta il dito contro la Russia per aver attaccato un luogo con la scritta bambini che si vedeva dai satelliti e con l’Italia che si è persino offerta di ricostruire il teatro distrutto. Dall’altra, i russi che negano, ancora una volta, di aver attaccato dei civili, con anche dei video pubblicati online in cui degli ucraini sostengono la loro versione, parlando di come le truppe Azov abbiano sparato contro i civili. La verità, probabilmente la sapremo quando sarà troppo tardi. Quello che è certo, però, è che delle persone sono state uccise, e su questo tutti dovremmo concentrarci.

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Il teatro di Mariupol dal satellite

Mentre sul web le persone litigano su chi difendere, se l’Ucraina di Zelensky o la Russia di Putin, qualcuno decide di schierarsi, a prescindere, dalla parte del popolo. Perché nella lotta al potere l’unica cosa che dovrebbe importare è quella di difendere i cittadini, i bambini, le donne e gli uomini, tutta quelle persone che si sono trovate in una situazione più grande di loro. Che il colpo sia stato sparato dalla Russia (che comunque ha negato praticamente tutti gli attacchi ai civili, quindi fino a che punto possiamo crederci?) o dall’Ucraina (che, dalla sua, ha comunque diversi problemi con il nazismo e per questo bisogna riflettere a lungo prima di farla entrare in Europa), i cittadini vanno tutelati.

Sotto il teatro di Mariupol ci sono ancora circa centinaia persone, bambini, donne incinta, ragazzi e ragazze con una vita intera davanti. È proprio a Mariupol, città del Donetsk che alla fin fine in molti hanno conosciuto solo nelle ultime settimane a causa della guerra, che viene fondato nel 2014 il battaglione Azov, di ispirazione neonazista, che si macchia di crimini di guerra e tortura nei confronti dei cittadini e dei simpatizzanti filo-russi e di estrema sinistra. La strage di Odessa è forse una delle peggiori stragi di quel periodo, in cui persero la vita tantissime persone, tra cui anche donne incinta e ragazzi.

Con questo, ovviamente, non vogliamo alludere a niente. Nessuno, soprattutto noi che ci troviamo al sicuro in Italia, sa davvero chi ha lanciato quel missile su un edificio popolato dai bambini, per cui dire è stato Putin o è stato Zelensky, è davvero impossibile e, al momento, inutile. Quello però che vogliamo sapere è con quali soldi l’Italia aiuterà a ricostruire un teatro, quando i terremotati si trovano ancora a vivere nella miseria, senza una casa, dopo anni. Perché tutti, mi auguro, siamo favorevoli a inviare aiuti umanitari. Ma un teatro, per quanto la storia e la cultura siano fondamentali, può aspettare.

Mariupol: le ultime notizie dopo il bombardamento al teatro

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Fonte: Mariupol Now

«Secondo i dati preliminari, oltre mille persone vi si trovavano, il numero di morti e feriti è sconosciuto. La probabilità di arrivare lì per scavare le macerie è  bassa a causa dei continui bombardamenti sulla città» aveva detto Petro Andriushchenko, consigliere del sindaco di Mariupol. Serhiy Orlov, vice sindaco, ha confermato alla BBC la presenza di circa 1000-1200 persone all’interno dell’edificio. In una nota il Consiglio comunale ha accusato i russi di aver «deliberatamente e cinicamente distrutto il teatro Drama nel cuore della città di Mariupol. L’aereo ha lanciato una bomba su un edificio dove centinaia di pacifici residenti di Mariupol si stavano nascondendo».

«Si sa che dopo la bomba, la parte centrale del teatro Drama era distrutta e l’ingresso al rifugio anti-bombe nel palazzo era distrutto. E’ impossibile trovare parole che possano descrivere il livello di crudeltà e cinismo con cui gli occupanti russi stanno distruggendo la popolazione civile della città ucraina dal mare. Donne, bambini e anziani restano nel mirino del nemico. Sono persone del tutto disarmate e pacifiche», si legge ancora nella nota.

La Russia, però, non è d’accordo. Secondo il ministero della Difesa di Mosca è stata la milizia ultranazionalista ucraina del Battaglione Azov a distruggere l’edificio, secondo quanto riferisce l’agenzia Tass. «Il 16 marzo l’aviazione russa non ha colpito nessun obiettivo dentro il perimetro della città. Secondo dati certi del ministero i militanti del battaglione nazionalista ucraino ‘Azov’ hanno messo in atto un’altra provocazione, facendo saltare in aria il teatro che avevano minato in precedenza», scrivono in una nota.

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Fonte: Mariupol Now

In più raccontano di testimonianze che si vedono anche in alcuni video su Twitter (non ne conosciamo l’attendibilità, per cui prendeteli con le pinze): «Recentemente gli abitanti di Mariupol in fuga hanno rivelato che nel teatro gli estremisti di Azov avrebbero preso in ostaggio i civili utilizzando i piani superiori come postazioni di fuoco. In questo contesto, visto il pericolo per i civili, il teatro nel centro della città non è mai stato considerato un obiettivo da colpire». Ricordiamo che il Donetsk, regione dove si trova Mariupol, è filo-russo, e che secondo i russi il battaglione Azov è ovunque, nella realtà dei fatti però a morire sono solo donne, uomini e bambini civili.

Pavlo Kyrylenko, governatore del Donetsk, comunque, smentisce tutto. Ha detto che i russi mentono quando ritengono che «lì era il quartier generale del battaglione Azov. Sanno benissimo che lì c’erano solo civili, c’erano donne incinte e bambini. Questo è terrorismo». Quello di cui siamo sicuri, è che circa 130 persone sono state salvate, ma, secondo Zelensky, sono centinaia quelle che si trovano ancora sotto le macerie. I soccorritori stanno lavorando per salvare quante più persone possibile.

Nel frattempo, il ministro della Cultura Dario Franceschini, ha scritto su Twitter che «l’Italia è pronta a ricostruire il Teatro di Mariupol. Approvata dal Consiglio dei Ministri la mia proposta di offrire all’Ucraina mezzi e risorse per riedificarlo appena sarà possibile. I teatri di ogni paese appartengono a tutta l’umanità», causando non poche polemiche. Subito Zelensky lo ha ringraziato: «Grazie Dario Franceschini, hai dato un buon esempio da seguire. Insieme ricostruiremo il Paese fino all’ultimo mattone».

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