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Vannacci pubblica un video IA con l’esecuzione di Schlein, Conte, Prodi e Boldrini: perché non è satira, ma un messaggio pericoloso

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Un video generato con l’intelligenza artificiale, condiviso sul profilo Instagram di Roberto Vannacci, ha scatenato una forte polemica politica. Nelle immagini, ambientate nell’antica Roma, il generale appare nelle vesti di un imperatore romano che, con il classico gesto del pollice verso, ordina l’esecuzione pubblica di alcuni esponenti dell’opposizione, tra cui Elly Schlein, Giuseppe Conte, Laura Boldrini e Romano Prodi, rappresentati come prigionieri destinati a essere uccisi nel Colosseo.

La diffusione del video ha provocato la reazione di numerosi esponenti politici, che lo hanno definito un messaggio pericoloso e incompatibile con il confronto democratico. Vannacci, però, ha liquidato le critiche sostenendo di aver semplicemente ricondiviso un contenuto “fantascientifico e chiaramente irreale” già presente sul web. Qui si stanno persino superando persino gli standard di becero posti dall’ex collega Matteo Salvini.

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La difesa di Vannacci: “È solo satira”

Intervenendo dopo le polemiche, Vannacci ha accusato i suoi critici di avere una doppia morale. Secondo il generale, chi oggi protesta sarebbe lo stesso che apprezza la satira televisiva di autori come Maurizio Crozza o del duo Luca e Paolo. “Chi si arrabbia sono quelli dei diritti e delle libertà, soprattutto della libertà di espressione, che si scompisciano di risate davanti a Crozza e a Luca e Paolo ma non reggono la satira quando a riproporla è Vannacci“, ha dichiarato.

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E ancora: “Siamo di fronte alla seconda supercazzola di Giuseppe Conte, poiché la prima è quella in cui ha detto che non vota l’emendamento Vannacci sulle preferenze ‘perché è inaccettabile in un contesto inaccettabile’. Io altro non ho fatto che ripubblicare un bellissimo video ‘fantascientifico e chiaramente irreale’ presente sul web”. Conclude con un elegante invito: “Si prendano un antistaminico e staranno meglio“”.

Se davvero il metro di giudizio è quello proposto da Vannacci, allora vale tutto? Se domani qualcuno pubblicasse un video generato con l’intelligenza artificiale in cui Vannacci viene rappresentato a testa in giù in Piazzale Loreto, si dovrebbe liquidare tutto con un “è solo satira” o “è solo libertà di espressione”? Probabilmente no. Ed è proprio questo il punto.

Il problema non è chi sia il bersaglio, ma il principio: rappresentare l’eliminazione simbolica di un avversario politico non diventa automaticamente satira solo perché è realizzata con l’IA o perché viene definita tale da chi la pubblica. Se un contenuto del genere sarebbe considerato inaccettabile nei confronti di Vannacci, allora dovrebbe esserlo anche quando i bersagli sono Schlein, Conte, Boldrini o Prodi. La libertà di espressione tutela il diritto di pubblicare un contenuto, ma non impedisce che quel contenuto venga giudicato politicamente, culturalmente e moralmente per ciò che comunica.

Ma questa non è satira

Soprattutto, definire questo contenuto “satira” significa però svuotare completamente il significato della parola.

La satira, per definizione, è uno strumento che utilizza ironia, esagerazione e paradosso per criticare il potere, i suoi meccanismi o la società. Il suo obiettivo non è glorificare la violenza né immaginare l’eliminazione fisica degli avversari politici, ma mettere in discussione chi esercita il potere attraverso il linguaggio dell’umorismo.

In questo caso manca proprio l’elemento fondamentale della satira: la critica.

Qual è infatti il messaggio satirico del video? Quale riflessione propone? Quale comportamento denuncia? Non emerge alcuna critica verso il potere o verso la società. Si assiste semplicemente alla rappresentazione dell’uccisione simbolica di alcuni leader dell’opposizione, ordinata dal protagonista del video stesso. Come in un certo periodo storico…

La differenza è sostanziale. La satira prende di mira il potere; qui il potere immaginario celebra l’eliminazione dei propri oppositori.

L’eliminazione dell’avversario non è una battuta

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La politica democratica si fonda sul conflitto delle idee, non sull’annientamento dell’avversario. Anche quando la rappresentazione è palesemente fittizia, immaginare l’esecuzione pubblica di chi la pensa diversamente trasmette un messaggio profondamente diverso rispetto a una caricatura o a una parodia.

La storia europea insegna quanto sia pericoloso normalizzare il linguaggio della violenza politica. Prima ancora delle aggressioni reali, sono spesso arrivate la disumanizzazione dell’avversario e la sua rappresentazione come qualcuno da eliminare. Per questo motivo molti osservatori hanno giudicato il video non come una provocazione innocua, ma come un contenuto capace di alimentare un clima di odio, soprattutto in un momento storico in cui la polarizzazione politica è già molto elevata.

Le reazioni della politica

Tra i primi a intervenire è stato Giuseppe Conte, che ha accusato Vannacci di diffondere un messaggio che “incita alla violenza e rischia di incoraggiare i più fanatici”. Il leader del Movimento 5 Stelle ha dichiarato di non sentirsi intimidito, ma ha chiesto una presa di posizione da parte della presidente del Consiglio Giorgia Meloni e degli altri leader del centrodestra:

Anni di servizio nelle istituzioni, nell’esercito, e questo è il suo senso dell’onore, la sua sensibilità istituzionale. Questa è la campagna elettorale che ci aspetta? Proprio oggi Vannacci si è dichiarato disponibile a fare un accordo scritto con Meloni. È con questi qui che Meloni, La Russa (anche loro evocati nel video), Tajani e Salvini faranno un accordo? Meloni anche in questo caso non condanni e non condividi?“.

Anche la capogruppo del Partito Democratico alla Camera, Chiara Braga, ha parlato di un messaggio “gravissimo”, sostenendo che evocare la morte degli avversari politici non possa essere liquidato come una semplice provocazione: “Quello rilanciato oggi dai canali social di Roberto Vannacci è un messaggio gravissimo. Evocare la violenza e la morte degli avversari politici non è una provocazione: è un linguaggio incompatibile con il confronto democratico e un’inaccettabile istigazione all’odio”.

Conclude poi: “In quel video compaiono accanto a Vannacci, la Premier Meloni e il Presidente del Senato La Russa. Di fronte a immagini di questa gravità, il silenzio non è accettabile. Chi ha responsabilità di governo o istituzionali ha il dovere di prendere le distanze da ogni messaggio che legittima odio e violenza politica“.

Dello stesso avviso Angelo Bonelli, di Alleanza Verdi e Sinistra, che ha definito il filmato “criminale” e ha invitato Meloni a prendere pubblicamente le distanze dal contenuto condiviso dal generale. Secondo Bonelli, “Il metodo Trump, basato su delegittimazione e spettacolarizzazione della violenza, arriva in Italia e va a sostegno di Vannacci. Non è una provocazione, ma un messaggio che rischia di legittimare comportamenti pericolos“.

Naturalmente Vannacci ha il diritto di pubblicare contenuti provocatori, così come chiunque ha il diritto di criticarli. La libertà di espressione tutela entrambe le possibilità. Ma proprio perché la libertà di espressione è un diritto fondamentale, non dovrebbe essere utilizzata come scudo per sottrarsi al giudizio pubblico sulle conseguenze di ciò che si comunica.

Chi ricopre un ruolo politico, soprattutto se gode di un ampio seguito, ha una responsabilità particolare nel linguaggio che sceglie di utilizzare. Rappresentare l’eliminazione degli avversari politici può anche essere formalmente lecito, ma resta un messaggio profondamente discutibile sul piano culturale e democratico.

La democrazia vive di confronto, non di nemici da abbattere

La politica può essere dura, aspra e persino sarcastica. La satira può essere feroce e colpire chiunque, senza distinzioni di schieramento. Ma esiste una differenza evidente tra ridicolizzare il potere e immaginare l’eliminazione fisica di chi rappresenta un’opinione diversa.

La democrazia funziona proprio perché gli avversari politici si combattono nelle urne, nei parlamenti e nel dibattito pubblico, non attraverso la rappresentazione della loro morte come forma di intrattenimento.

Per questo motivo ridurre le critiche a una semplice questione di “chi non sa stare allo scherzo” rischia di spostare l’attenzione dal vero punto della vicenda. La questione non è il diritto di fare satira. La questione è che questo video non esercita la satira: mette in scena la violenza politica come spettacolo, e sono due cose profondamente diverse.

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Giulia, 27 anni, laureata in Filologia Italiana con una tesi sull'italiano standard e neostandard, "paladina delle cause perse" e insegnante di Italiano Lingua non materna. Presidente di ESN Perugia e volontaria di Univox. Amo scrivere, leggere, guardare serie tv e anime, nuotare, i gatti e seguire le giuste polemiche. Instagram: @murderskitty

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