Enola Holmes 3 recensione: un sequel piacevole, ma la formula inizia a mostrare i suoi limiti
Quando Netflix ha acquisito Enola Holmes nel 2020, durante il periodo della pandemia, probabilmente non immaginava di ritrovarsi tra le mani una delle pochissime saghe cinematografiche originali capaci di conquistare davvero il pubblico. Il primo film è stato una piacevole sorpresa, mentre il secondo è riuscito persino a migliorare alcuni aspetti della storia, rendendo la protagonista ancora più matura e offrendo un’indagine più coinvolgente. Per questo motivo Enola Holmes 3 aveva una responsabilità importante: dimostrare che le avventure della sorella minore di Sherlock Holmes avevano ancora qualcosa di nuovo da raccontare e che non si trattava soltanto di un sequel realizzato per cavalcare il successo dei precedenti capitoli.
Il risultato finale è positivo, ma meno entusiasmante rispetto a quanto speravo. Il film rimane divertente, leggero e scorrevole, con tutti gli elementi che hanno reso popolare la saga, ma è anche il primo episodio in cui si percepisce chiaramente che la formula narrativa sta iniziando a ripetersi. Non siamo assolutamente di fronte a un brutto film, né a un capitolo da dimenticare, ma la sensazione è quella di assistere a un’avventura che gioca molto sul sicuro e che preferisce non rischiare mai davvero.

Vi ricordo anche che Enola Holmes è una serie letteraria, e potete trovarla su Amazon:
- Il caso del marchese scomparso. Enola Holmes (Vol. 1)
- Il caso della dama sinistra. Enola Holmes (Vol. 2)
- Il caso del bouquet misterioso. Enola Holmes (Vol. 3)
- Il caso del ventaglio segreto. Enola Holmes (Vol. 4)
- Il caso del messaggio perduto. Enola Holmes (Vol. 5)
- Il caso della lettera in codice. Enola Holmes (Vol. 6)
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ToggleLa mia onesta recensione di Enola Holmes 3
Millie Bobby Brown continua a essere il punto di forza della saga
Se c’è una certezza all’interno di questa trilogia è senza dubbio Millie Bobby Brown. L’attrice conosce ormai perfettamente il personaggio di Enola Woods e riesce ancora a trasmettere quella combinazione di intelligenza, ironia, determinazione e leggerezza che aveva conquistato gli spettatori fin dal primo film. Le sue continue rotture della quarta parete, con cui coinvolge direttamente il pubblico nelle indagini, funzionano ancora molto bene e contribuiscono a mantenere il tono brillante che caratterizza tutta la serie.
Allo stesso tempo, però, è inevitabile notare quanto l’attrice sia cresciuta rispetto al 2020. In alcuni momenti diventa difficile credere che il personaggio abbia ancora poco più di vent’anni e appartenga pienamente all’epoca vittoriana. È una sensazione che non rovina la visione, ma che emerge soprattutto nei primi minuti del film. Del resto è un problema che accompagna molte saghe costruite attorno ad attori molto giovani: il tempo passa anche per loro, mentre quello dei personaggi sembra scorrere molto più lentamente.
Un cambio di ambientazione che poteva essere sfruttato meglio
Uno degli aspetti che più incuriosivano prima della visione era il trasferimento della storia a Malta. Dopo due film ambientati principalmente in Inghilterra, cambiare completamente scenario sembrava un’ottima occasione per dare nuova linfa alla saga e costruire un’avventura diversa dalle precedenti.
La storia prende il via con il matrimonio tra Enola e Tewkesbury, destinato però a trasformarsi rapidamente in un nuovo caso da risolvere quando Sherlock Holmes scompare misteriosamente. Da quel momento il film si trasforma nuovamente in un’indagine fatta di inseguimenti, indizi e complotti, cercando di sfruttare anche la storia dell’isola e il contesto del colonialismo britannico.
Purtroppo, però, queste potenzialità rimangono solo parzialmente sviluppate. Malta offre scenari suggestivi e una fotografia molto curata, ma l’ambientazione finisce quasi per diventare uno sfondo, senza influenzare davvero la narrazione quanto avrebbe potuto. Mi sarebbe piaciuto vedere un maggiore utilizzo del contesto storico e culturale, che avrebbe reso questa avventura molto più originale rispetto alle precedenti.
Il mistero convince meno rispetto ai film precedenti
Se dovessi individuare il principale punto debole di Enola Holmes 3, probabilmente sceglierei proprio l’indagine.

Nei primi due film il mistero riusciva a catturare la curiosità dello spettatore praticamente fino ai titoli di coda. Gli indizi erano distribuiti con equilibrio e la soluzione finale riusciva quasi sempre a sorprendere senza risultare forzata. Qui, invece, la trama investigativa procede con un ritmo decisamente più lento e lineare.
Non mancano i colpi di scena, ma molti risultano prevedibili e la sensazione di voler continuare a guardare esclusivamente per scoprire la verità è meno forte rispetto al passato. La storia preferisce concentrarsi maggiormente sul percorso personale della protagonista piuttosto che sulla complessità dell’enigma da risolvere. È una scelta legittima, ma per un film ambientato nell’universo di Sherlock Holmes ci si aspetta inevitabilmente qualcosa di più elaborato.
Continua il messaggio femminista che ha reso speciale la saga
Uno degli aspetti che continuo ad apprezzare maggiormente di Enola Holmes è il modo in cui affronta temi importanti senza trasformarsi mai in una lezione di morale. Anche in questo terzo capitolo la storia riflette sul ruolo della donna nella società vittoriana e su quanto alcune istituzioni, come il matrimonio, potessero rappresentare un limite per una donna indipendente.
Sherlock stesso manifesta più volte i suoi dubbi sul fatto che Enola possa rinunciare alla propria libertà scegliendo di sposarsi. Parallelamente il film introduce anche alcuni riferimenti al colonialismo britannico e alle contraddizioni dell’Impero, dimostrando ancora una volta come questa saga cerchi sempre di inserire una componente storica all’interno delle sue avventure.
Il problema è che questi temi, pur essendo interessanti, rimangono spesso sullo sfondo. Gli sceneggiatori li introducono, ma preferiscono non approfondirli fino in fondo, tornando rapidamente alla componente investigativa. Rimane quindi la sensazione che il film avrebbe potuto dire qualcosa di più coraggioso senza perdere il proprio tono leggero.
Sherlock Holmes e il resto del cast funzionano, ma restano in secondo piano
Anche questa volta Henry Cavill interpreta uno Sherlock Holmes molto diverso dalle versioni più classiche del personaggio. Il suo ruolo, però, rimane piuttosto limitato e spesso dà l’impressione di essere poco più di una presenza simbolica. È una scelta coerente con l’idea della saga, che vuole mantenere Enola sempre al centro della scena, ma è difficile non desiderare qualche sequenza in più dedicata al detective più famoso della letteratura.

Fa piacere ritrovare anche Helena Bonham Carter nei panni della madre di Enola, capace come sempre di dare personalità a ogni scena in cui compare, mentre Louis Partridge continua a interpretare un Tewkesbury convincente, anche se il suo personaggio fatica ancora a trovare uno spazio davvero significativo all’interno della storia. Più discutibile, invece, il ritorno di Moriarty, che questa volta appare meno sfaccettata e decisamente più sopra le righe rispetto al capitolo precedente.
Una regia corretta ma poco memorabile
Dietro la macchina da presa troviamo Philip Barantini, chiamato a raccogliere l’eredità di Harry Bradbeer. La regia è pulita, ordinata e non presenta particolari sbavature, ma allo stesso tempo manca di una vera personalità. Non ci sono sequenze memorabili né scelte stilistiche particolarmente coraggiose. Tutto è costruito per accompagnare la storia senza mai rubare la scena ai personaggi.
Anche le scene d’azione risultano decisamente più contenute rispetto ai precedenti capitoli e il film, nel complesso, appare meno ambizioso. La sensazione è che Netflix abbia preferito realizzare un sequel solido piuttosto che rischiare con qualcosa di più spettacolare.
Vale comunque la pena guardarlo?
Assolutamente sì. Enola Holmes 3 resta un ottimo film d’intrattenimento, perfetto per chi ha apprezzato i primi due capitoli e desidera trascorrere un paio d’ore tra misteri, ironia e avventura. La durata più contenuta rispetto ai precedenti episodi contribuisce inoltre a mantenere alto il ritmo e rende la visione molto piacevole.
Allo stesso tempo, però, questo terzo capitolo rappresenta anche un piccolo campanello d’allarme per il futuro della saga. Per la prima volta si avverte chiaramente che la formula narrativa sta iniziando a ripetersi e che sarà necessario introdurre cambiamenti più significativi se Netflix deciderà di proseguire con un quarto film. Serviranno un mistero più complesso, una maggiore evoluzione dei personaggi e forse anche il coraggio di rompere alcuni degli schemi che hanno accompagnato Enola fino a oggi.
Il mio voto è 7,5/10. Un sequel piacevole, ben interpretato e ancora capace di divertire, ma che non riesce più a sorprendere come aveva fatto la saga nei suoi primi due capitoli.
Giulia, 27 anni, laureata in Filologia Italiana con una tesi sull'italiano standard e neostandard, "paladina delle cause perse" e insegnante di Italiano Lingua non materna. Presidente di ESN Perugia e volontaria di Univox. Amo scrivere, leggere, guardare serie tv e anime, nuotare, i gatti e seguire le giuste polemiche. Instagram: @murderskitty






