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Giovani in fuga dal Sud: oltre 300mila under 35 persi in sette anni mentre il Nord continua a crescere

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Il divario tra Nord e Sud Italia continua a riflettersi nei movimenti della popolazione giovanile. Negli ultimi anni, infatti, il Mezzogiorno ha assistito a un progressivo svuotamento della fascia più giovane della popolazione, con migliaia di ragazzi e ragazze che hanno scelto di trasferirsi nelle regioni settentrionali alla ricerca di maggiori opportunità lavorative, percorsi di carriera più solidi e prospettive economiche migliori.

I dati più recenti confermano una tendenza ormai consolidata: mentre il Nord continua ad attrarre giovani talenti, il Sud perde una parte importante del proprio capitale umano, con conseguenze che rischiano di pesare sul futuro economico e demografico dell’intero Paese.

pexels-photo-1170184 Giovani in fuga dal Sud: oltre 300mila under 35 persi in sette anni mentre il Nord continua a crescere

Un esodo che non si ferma

Secondo un’analisi elaborata da Il Sole 24 Ore sui dati Istat, tra il 2019 e il 2026 la popolazione compresa tra i 18 e i 35 anni residente nelle regioni meridionali è diminuita del 7,6%. Nello stesso periodo, invece, il Nord Italia ha registrato una crescita del 4,8%, mentre il Centro è rimasto sostanzialmente stabile.

In termini assoluti, il Mezzogiorno è passato da oltre 4,1 milioni di giovani residenti a circa 3,8 milioni, con una perdita che supera le 313mila persone. Al contrario, le regioni settentrionali hanno guadagnato quasi 240mila under 35, passando da 4,95 milioni a oltre 5,19 milioni di residenti.

Numeri che raccontano un fenomeno strutturale e non episodico. Per molti giovani il trasferimento verso il Nord rappresenta una scelta obbligata per accedere a un mercato del lavoro più dinamico, a salari generalmente più elevati e a maggiori possibilità di crescita professionale.

Le città che attirano i giovani

Le province che hanno registrato gli incrementi più significativi della popolazione giovanile sono quasi tutte collocate nel Nord del Paese. In testa alla classifica c’è Gorizia, che segna un aumento del 10,9%, seguita da Genova (+8,4%), Bologna (+8,1%), Pavia (+7,2%) e Reggio Emilia (+6,6%).

Seguono anche Modena, Monza e Brianza, Milano e Bergamo, territori caratterizzati da una forte presenza industriale, universitaria e imprenditoriale. Si tratta di aree che continuano ad attrarre giovani laureati, lavoratori specializzati e studenti provenienti da altre regioni italiane.

La capacità di offrire occupazione qualificata, infrastrutture efficienti e un tessuto economico più vivace rende queste città particolarmente competitive nella corsa ai talenti, accentuando ulteriormente il divario con molte aree del Mezzogiorno.

Le province del Sud che si stanno svuotando

La situazione appare invece più critica in diverse province meridionali, dove il calo della popolazione giovanile continua a essere particolarmente marcato.

Tra le aree che hanno perso più under 35 figurano il Sud Sardegna (-13%), Isernia (-12,2%), Oristano (-12,1%), Crotone (-12,1%), Potenza (-12%) e Reggio Calabria (-11,9%).

In molti casi si tratta di territori che soffrono da anni una combinazione di fattori: scarsa disponibilità di lavoro qualificato, bassi livelli di investimento, limitate opportunità di crescita professionale e una progressiva diminuzione dei servizi. Un circolo vizioso che alimenta ulteriormente le partenze e rende più difficile invertire la tendenza.

Non è una fuga, è una scelta obbligata

C’è un aspetto che spesso viene ignorato quando si parla di giovani che lasciano il Sud: raramente si tratta di una scelta fatta a cuor leggero. Dietro quei numeri ci sono ragazzi che lasciano famiglie, amici, città e abitudini per costruirsi un futuro che nei loro territori spesso non riescono a immaginare.

pexels-veerasak-piyawatanakul-392493-1170187-1024x683 Giovani in fuga dal Sud: oltre 300mila under 35 persi in sette anni mentre il Nord continua a crescere

Per anni il dibattito pubblico ha raccontato questa migrazione come una sorta di percorso naturale, quasi inevitabile. In realtà non dovrebbe esserlo. È normale partire per studiare, fare esperienza o inseguire nuove opportunità; meno normale è sentirsi costretti a farlo perché l’alternativa è accettare precarietà, stipendi insufficienti o l’assenza totale di prospettive.

Il vero problema non è che i giovani partano. Il problema è che troppo spesso non possono scegliere se restare.

Non solo Nord: cresce anche la fuga all’estero

Alla migrazione interna si aggiunge poi un altro fenomeno che preoccupa istituzioni ed economisti: quello dei giovani laureati che scelgono di lasciare l’Italia.

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L’Istat e la Banca d’Italia hanno recentemente evidenziato come il Paese stia perdendo una quota crescente di capitale umano altamente qualificato. Tra il 2020 e il 2024 oltre 100mila giovani laureati si sono trasferiti all’estero, attratti da stipendi più elevati, maggiori opportunità professionali e sistemi lavorativi capaci di valorizzare meglio competenze e percorsi di studio.

Una dinamica che si inserisce in un contesto già complicato dal calo delle nascite e dall’invecchiamento della popolazione. La perdita di giovani qualificati rischia infatti di ridurre ulteriormente la capacità competitiva dell’Italia, proprio in una fase in cui innovazione e competenze rappresentano fattori decisivi per la crescita economica.

Le misure per trattenere i giovani nel Mezzogiorno

Per cercare di contrastare il fenomeno, il Governo ha avviato diversi interventi destinati a favorire l’occupazione e l’imprenditorialità nel Sud Italia. Tra questi figura il programma “Resto al Sud 2.0“, inserito nel decreto Coesione e rivolto agli under 35 intenzionati ad avviare un’attività imprenditoriale o professionale nelle regioni della Zona Economica Speciale.

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I primi numeri mostrano un interesse significativo. A inizio giugno erano già state presentate oltre 2.200 domande, per un valore complessivo di circa 153 milioni di euro di agevolazioni richieste. Un dato particolarmente interessante riguarda la forte partecipazione femminile, che rappresenta una quota rilevante delle richieste presentate.

La Campania guida la classifica con 1.140 giovani coinvolti, seguita da Sicilia (338), Puglia (256) e Calabria (251). Completano il quadro Sardegna (133), Abruzzo (127), Basilicata (67) e Molise (42).

La sfida non è far tornare i giovani, ma dare loro un motivo per restare

Le agevolazioni previste da “Resto al Sud 2.0” comprendono sia voucher a fondo perduto fino a 40mila euro, elevabili a 50mila in alcuni casi, sia contributi destinati a sostenere programmi di investimento fino a 200mila euro.

Sono strumenti importanti, ma da soli difficilmente potranno risolvere una questione che affonda le radici in decenni di squilibri economici e sociali. Per convincere i giovani a costruire il proprio futuro nel Mezzogiorno servono infrastrutture, università competitive, servizi efficienti, trasporti funzionanti e soprattutto lavoro stabile e ben retribuito.

Perché il punto non è riportare a casa chi è già partito. Il punto è evitare che le nuove generazioni continuino a considerare la partenza come l’unica strada possibile.

Se oltre 300mila giovani hanno lasciato il Sud in appena sette anni, la domanda non dovrebbe essere perché se ne vanno. La domanda dovrebbe essere perché, nel 2026, restare continua a essere così difficile.

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Giulia, 27 anni, laureata in Filologia Italiana con una tesi sull'italiano standard e neostandard, "paladina delle cause perse" e insegnante di Italiano Lingua non materna. Presidente di ESN Perugia e volontaria di Univox. Amo scrivere, leggere, guardare serie tv e anime, nuotare, i gatti e seguire le giuste polemiche. Instagram: @murderskitty

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