Something Very Bad Is Going to Happen: un horror ipnotico che costruisce tensione fino all’ultimo secondo
Ci sono serie che puntano tutto sul colpo di scena, e altre che scelgono di lavorare sulla tensione, sull’atmosfera e su quella sensazione costante che qualcosa stia per accadere. Something Very Bad Is Going to Happen appartiene senza dubbio a questa seconda categoria, ed è proprio qui che trova la sua forza. Fin dal primo episodio, la serie riesce a creare un clima di inquietudine sottile ma persistente, che accompagna lo spettatore senza mai lasciarlo davvero respirare. Non è un horror urlato o spettacolare, ma un racconto che si insinua lentamente, costruendo un’ansia quasi fisica che cresce scena dopo scena.

Something Very Bad is Going to Happen, disponibile su Netflix da marzo 2026, è stata creata da Haley Z. Boston e prodotta anche dai fratelli Duffer Brothers (gli stessi di Stranger Things). Nel cast principale troviamo Camila Morrone nel ruolo di Rachel e Adam DiMarco nei panni del suo fidanzato Nicky, affiancati da un ensemble particolarmente solido che include anche Jennifer Jason Leigh, Ted Levine, Jeff Wilbusch, Karla Crome, Gus Birney e Sawyer Fraser. Un cast corale che contribuisce in modo decisivo a costruire quella sensazione di disagio crescente che accompagna tutta la stagione.
Quello che funziona in Something Very Bad is Going to Happen è soprattutto la coerenza con cui la serie porta avanti la sua idea: non c’è mai la tentazione di semplificare o di cedere a soluzioni facili. Tutto resta sospeso, ambiguo, carico di significati che non vengono mai completamente spiegati. È una scelta narrativa precisa, che può non essere immediata per tutti, ma che rende l’esperienza molto più immersiva e, in un certo senso, anche più disturbante.
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ToggleSomething Very Bad is Going to Happen: un horror che punta tutto sull’attesa
Uno degli aspetti più riusciti di Something Very Bad is Going to Happen è proprio il modo in cui costruisce la tensione. Non ci sono jump scare facili (circa, magari qualcuno c’è stato giusto nei primi episodi) o momenti pensati solo per sorprendere lo spettatore: tutto si basa su un lavoro lento e costante, fatto di silenzi, sguardi e dettagli apparentemente insignificanti che, messi insieme, creano un senso di minaccia sempre più concreto. È un horror che lavora per sottrazione, lasciando spazio all’immaginazione e costringendo chi guarda a restare attento a ogni minimo cambiamento.
Questo approccio rende ogni episodio quasi ipnotico. Anche quando apparentemente non succede nulla, in realtà la tensione continua a crescere, stratificandosi e preparando il terreno per ciò che verrà. È una costruzione narrativa che richiede fiducia nello spettatore, ma che ripaga con un coinvolgimento profondo, molto diverso da quello offerto da prodotti più immediati. Il ritmo della serie è volutamente dilatato, e questo è uno degli elementi che più la caratterizza. Non si tratta di lentezza fine a sé stessa, ma di una scelta precisa: ogni scena ha il tempo di svilupparsi, ogni dialogo lascia spazio ai sottintesi, ogni momento contribuisce a costruire un’atmosfera sempre più carica.

Questo tipo di narrazione può risultare insolito, soprattutto in un panorama in cui molte serie puntano su un ritmo veloce e continuo, ma qui diventa un punto di forza. La sensazione principale in Something Very Bad is Going to Happen è quella di essere trascinati lentamente in qualcosa di inevitabile, come se la serie stesse preparando con calma un evento che, proprio perché atteso così a lungo, diventa ancora più inquietante.
Dal punto di vista visivo e sonoro, Something Very Bad Is Going to Happen è estremamente efficace. La fotografia contribuisce a creare un ambiente sospeso, quasi irreale, mentre la colonna sonora lavora in modo sottile, senza mai essere invasiva ma sempre presente nel rafforzare il senso di disagio. Tutto sembra studiato per mantenere lo spettatore in uno stato di tensione costante. Anche le situazioni più quotidiane assumono una sfumatura inquietante, come se ci fosse sempre qualcosa fuori posto. È un tipo di horror che non ha bisogno di mostrare troppo, perché riesce a suggerire molto di più attraverso l’atmosfera.
Personaggi enigmatici e narrazione ambigua
Uno degli elementi più interessanti di Something Very Bad Is Going to Happen è il modo in cui intreccia i personaggi alla costruzione della trama. La storia ruota attorno a una situazione apparentemente quotidiana, un evento importante che si avvicina, carico di aspettative, ma fin da subito è chiaro che qualcosa non torna. Piccoli dettagli, tensioni tra i protagonisti e comportamenti ambigui iniziano a incrinare la normalità, lasciando emergere un senso di disagio sempre più evidente.
I personaggi non sono mai completamente trasparenti: ognuno sembra nascondere qualcosa, che si tratti di segreti, paure o verità non dette. Ed è proprio attraverso di loro che la trama prende forma. Non ci sono grandi spiegazioni o rivelazioni immediate, ma una costruzione graduale, fatta di indizi e momenti apparentemente secondari che acquistano significato solo con il passare degli episodi. La narrazione si sviluppa quindi in modo frammentato, quasi ellittico, costringendo lo spettatore a ricomporre i pezzi.
Questa scelta rende la storia di Something Very Bad is Going to Happen più coinvolgente, perché trasforma la visione in un’esperienza attiva. Non si tratta solo di seguire gli eventi, ma di interpretarli, di cercare connessioni tra ciò che viene mostrato e ciò che resta implicito. I rapporti tra i personaggi diventano così il vero motore della tensione: più si avvicina il momento in cui “qualcosa di brutto” dovrebbe accadere, più le crepe tra di loro si allargano, rivelando dinamiche sempre più disturbanti.
In questo senso, la trama di Something Very Bad is Going to Happen non è mai separata dai personaggi, ma vive attraverso di loro. È proprio la loro ambiguità a rendere tutto più inquietante, perché lascia costantemente il dubbio su cosa sia reale, su chi stia dicendo la verità e su quale sia, davvero, il pericolo che incombe.
Il matrimonio come detonatore emotivo
Un altro elemento fondamentale di Something Very Bad is Going to Happen è la scelta di ambientare tutto attorno a un matrimonio imminente. Non è solo uno sfondo narrativo, ma il vero centro emotivo della storia. Il matrimonio, che normalmente viene raccontato come un momento di gioia e celebrazione, qui diventa invece una fonte di tensione, quasi una minaccia silenziosa che incombe su tutti i personaggi.
L’ansia pre-matrimoniale viene portata all’estremo e trasformata in qualcosa di più profondo e disturbante. Non si tratta solo di dubbi o paura del cambiamento, ma di una vera e propria sensazione di perdita di controllo. Il futuro, che dovrebbe essere definito e rassicurante, diventa improvvisamente incerto, e questa instabilità si riflette nei comportamenti dei protagonisti. Ogni interazione, ogni dialogo, sembra carico di un peso emotivo che va ben oltre la situazione in sé.
Something Very Bad is Going to Happen riesce a sfruttare questo contesto in modo molto intelligente, trasformando un’esperienza comune in qualcosa di inquietante. Il matrimonio diventa così una metafora: non solo di unione, ma anche di pressione sociale, aspettative e identità che cambiano. È come se l’evento rappresentasse un punto di non ritorno, e proprio questa consapevolezza alimenta la tensione crescente.
In questo senso, l’orrore non arriva da un elemento esterno, ma da qualcosa di profondamente umano. La paura di scegliere, di impegnarsi, di cambiare vita. E la serie riesce a tradurre questa paura in immagini e situazioni che restano addosso, rendendo il racconto ancora più efficace e, in certi momenti, sorprendentemente realistico.

Molto interessante è anche il modo in cui Something Very Bad Is Going to Happen affronta il tema del vero amore, legandolo a una dinamica quasi ossessiva di sacrificio e trasformazione. All’interno della storia prende forma l’idea di una sorta di “pozione” simbolica, una costruzione emotiva e psicologica che rappresenta il tentativo di diventare l’anima gemella perfetta per qualcuno. Non si tratta di un elemento magico in senso letterale, ma di una metafora potente: per essere amati, bisogna cambiare, adattarsi, modellarsi sull’altro fino a perdere progressivamente parti di sé.
Rachel è disposta a fare tutto per Nicky, senza riserve, spingendosi oltre i propri limiti pur di rientrare in un’idea di amore assoluto. Ed è proprio questa disponibilità totale che, paradossalmente, la rende nella sua percezione l’amore della vita di lui: qualcuno che si annulla abbastanza da diventare perfetto agli occhi dell’altro. Ma la serie ribalta questa convinzione in modo sottile e doloroso, mostrando come questa asimmetria non sia affatto romantica, ma profondamente sbilanciata.
Perché, allo stesso tempo, lei non è davvero l’amore della vita di lui. Lui non ricambia con la stessa intensità, non si muove nella stessa direzione emotiva, non compie lo stesso percorso di annullamento e trasformazione. Questo crea una frattura invisibile ma costante tra i due personaggi, che attraversa tutta la narrazione e contribuisce ad alimentare quella sensazione di inquietudine che la serie costruisce con tanta attenzione. L’amore, invece di essere un punto di incontro, diventa uno spazio di disallineamento emotivo, in cui uno dei due investe tutto mentre l’altro resta, in parte, altrove.
Un finale coerente con l’identità della serie
Il finale di Something Very Bad is Going to Happen è perfettamente in linea con il resto della narrazione. Senza entrare nei dettagli, è chiaro che la serie sceglie di non dare risposte semplici, ma di restare fedele alla propria identità fino all’ultimo. È una conclusione che lascia spazio all’interpretazione, e proprio per questo continua a lavorare anche dopo la visione. Non è un finale che punta a chiudere tutto in modo netto, ma a mantenere quella sensazione di inquietudine che ha accompagnato l’intera stagione. Ed è una scelta che, nel contesto della serie, funziona.
Something Very Bad Is Going to Happen è una serie che non cerca di piacere a tutti, ma che riesce comunque a lasciare il segno. È un horror diverso, più sottile, più lento, ma anche più immersivo e, per certi versi, più coraggioso. Se ti piacciono le storie che costruiscono tensione nel tempo, che non spiegano tutto e che lasciano spazio all’interpretazione, allora questa serie è una visione che vale davvero la pena. Non tanto per quello che mostra, ma per quello che riesce a farti sentire.
Giulia, 27 anni, laureata in Filologia Italiana con una tesi sull'italiano standard e neostandard, "paladina delle cause perse" e insegnante di Italiano Lingua non materna. Presidente di ESN Perugia e volontaria di Univox. Amo scrivere, leggere, guardare serie tv e anime, i gatti e seguire le giuste polemiche. Instagram: @murderskitty






