Jujutsu Kaisen 3: l’anime che parla con l’arte

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Nella terza stagione di Jujutsu Kaisen (che copre l’arco del Culling Game), una delle componenti artistiche più studiate e discusse non riguarda tanto il manga in sé, ma le forti referenze visive presenti nella sigla d’apertura realizzata dallo studio MAPPA.

La sequenza iniziale della terza stagione di Jujutsu Kaisen non è solo un montaggio di immagini dinamiche, ma una vera e propria galleria d’arte cinematografica, con riferimenti espliciti e metaforici a capolavori pittorici (e ad altri media), usati per anticipare temi, emozioni o legami narrativi del Culling Game.


Ophelia – John Everett Millais

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Riferimento alla tragica posa di Mai Zen’in che galleggia in acqua con fiori: suggerisce sacrificio, abbandono e destino inesorabile.

  • La posa con il corpo abbandonato e i fiori richiama la morte tragica e inevitabile.
  • Ophelia è simbolo di destino imposto, proprio come Mai, sacrificata per la crescita di Maki.
  • Anticipa visivamente il tema del prezzo del potere nel Culling Game.

Messaggio chiave: non tutte le morti sono eroiche, alcune sono necessarie per il cambiamento.


The Kiss – Gustav Klimt

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L’abbraccio tra Yuta Okkotsu e Rika richiama il dipinto, ma in chiave più cupa: non amore puro, bensì connessione distorta da morte e possesso.

  • L’oro di Klimt, simbolo di eternità, diventa inquietante.
  • L’amore non è liberazione ma vincolo maledetto.
  • L’opening suggerisce che l’amore, in JJK, è spesso una forma di violenza emotiva.

Messaggio chiave: l’amore può essere la più potente delle maledizioni.


The Scream – Edvard Munch

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Icona di angoscia esistenziale; nell’opening simboleggia paura, dolore e tensione estrema che sottende il Culling Game.

  • Ansia esistenziale, perdita di controllo, paura del sé.
  • Yuji è schiacciato dal peso morale delle sue azioni.
  • L’urlo non è esterno: è interiore.

Messaggio chiave: il vero orrore è convivere con ciò che sei diventato.


Dead MotherEgon Schiele

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Un’immagine potente legata alla maternità e alla perdita emotiva, usata per suggerire la tragica storia di Yuji Itadori e sua madre.

  • Corpo materno innaturale → rapporto spezzato, identità incompleta.
  • Anticipa le rivelazioni sulla nascita di Yuji e Kenjaku.
  • Il figlio è vivo, ma l’origine è “morta”.

Messaggio chiave: Yuji nasce da una violazione della natura.


Two Sleeping ChildrenPeter Paul Rubens

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Presenta una versione idealizzata della giovinezza di Maki e Mai, con un senso di innocenza perduta e legami spezzati.

  • Innocenza idealizzata, serenità irrecuperabile.
  • Contrasto violento con il loro destino adulto.
  • Sottolinea che la tragedia non nasce dal male, ma dal sistema Zen’in.

Messaggio chiave: il mondo delle stregonerie distrugge l’innocenza.


Camille Monet and a ChildClaude Monet

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Riferito a Yaga e Panda, questo pezzo suggerisce tenerezza e relazione familiare anche tra esseri non umani.

  • Panda non è umano, ma è trattato come un figlio.
  • Il calore impressionista contrasta con la brutalità della storia.
  • Ricorda che l’umanità non è biologica, ma emotiva.

Messaggio chiave: essere umani è una scelta, non una forma.


Dark Night Light Path N City-V  – Yoko Tanadori

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Un riferimento alla pittura moderna giapponese che sottolinea percorsi di scelta e incroci decisionali (Y-shaped) durante il Culling Game.

  • Il Culling Game è un sistema di scelte irreversibili.
  • Ogni personaggio prende una strada che lo allontana dagli altri.
  • Nessun percorso porta a una vera salvezza.

Messaggio chiave: scegliere è già perdere qualcosa.


Composizioni dinamiche stile ukiyo-e – Kuniyoshi

MAPPA rimanda a stampe di Kuniyoshi raffiguranti eroi e battaglie, valorizzando eroismo e feroce determinazione, spesso associati a figure come Maki o altri combattenti.

  • Guerrieri solitari contro forze superiori.
  • Richiamo all’eroismo tragico giapponese.
  • Maki viene presentata come onryō vivente (spirito vendicatore).

Messaggio chiave: la vendetta è una tradizione tanto quanto una condanna.


Perchè proprio quei quadri?

La scelta di quei quadri non è casuale: ognuno rappresenta una forma universale di trauma umano che in Jujutsu Kaisen diventa esperienza concreta dei personaggi. MAPPA non usa opere famose solo perché “belle”, ma perché sono già cariche di significato emotivo, e quindi funzionano come scorciatoie narrative.

Ogni dipinto incarna uno dei pilastri tematici di Jujutsu Kaisen:

  • Ophelia (Millais) → la morte poetica e inevitabile
    Mai non muore combattendo come un’eroina: viene sacrificata. Ophelia è l’archetipo della vittima silenziosa, travolta da un destino deciso da altri. È la stessa logica crudele del mondo delle stregonerie.
  • The Kiss (Klimt) → l’amore che imprigiona
    In Jujutsu Kaisen l’amore non salva: diventa maledizione. Klimt dipinge l’unione perfetta, eterna. Applicato a Yuta e Rika, quell’oro diventa una gabbia. Il quadro viene scelto proprio perché culturalmente associato all’idea di “amore assoluto”, che qui viene ribaltata.
  • The Scream (Munch) → l’angoscia esistenziale
    Yuji non è solo spaventato: è schiacciato dal peso morale di esistere. Munch non rappresenta un pericolo esterno, ma il panico di “essere al mondo”. È esattamente la condizione psicologica del protagonista.
  • Dead Mother (Schiele) → la nascita innaturale
    Schiele raffigura la maternità come qualcosa di disturbante, spezzato. È perfetto per Yuji, nato da una manipolazione di Kenjaku: vivo, ma con un’origine “morta”. Non esiste quadro più adatto a raccontare una genealogia corrotta.
  • Two Sleeping Children (Rubens) → l’innocenza perduta
    Rubens idealizza l’infanzia come pace assoluta. Usarlo per Maki e Mai crea uno shock emotivo: sappiamo che quella serenità è già condannata. Serve a ricordare che nessuno nasce nel dolore—è il sistema a distruggere.
  • Monet / Impressionismo → l’umanità fragile
    Monet non dipinge eventi, ma sensazioni. Applicato a Yaga e Panda, dice una cosa semplice: anche ciò che non è umano può provare calore. In una serie dominata da maledizioni, questa è una dichiarazione etica.

L’arte classica diventa così un linguaggio parallelo: non mostra cosa accadrà, ma come farà sentire.

Guardare quell’opening dopo averne compreso i riferimenti significa non vederlo più come una semplice sigla, ma come un manifesto: Jujutsu Kaisen non racconta solo battaglie contro le maledizioni, racconta l’essere umani di fronte al dolore. E lo fa parlando la lingua più antica e universale che esista: quella dell’arte.

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Claudio, aka Clax, classe '95. Uscito fuori a calci dall'Accademia di Belle Arti di Napoli, è un artista incompreso. Il suo sogno era diventare un musicista ma è finito a pubblicare le sue cover su SoundCloud (quando si ricorda di averlo). Si arricchisce spiritualmente di manga e anime, completando mosaici di Blu-ray e Funko Pop. La sua frase preferita è PLUS ULTRA! http://linktr.ee/Clax95

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