Monica Cirinnà vuole “cancellare” la legge sulle unioni civili: ma cosa significa davvero?

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A dieci anni dall’approvazione della legge sulle unioni civili, Monica Cirinnà è tornata al centro del dibattito politico e LGBTQIA+ con dichiarazioni che hanno immediatamente fatto discutere. Durante un convegno organizzato da Gaynet e CUG Sapienza per il decennale della legge 76/2016, l’ex senatrice del Partito Democratico ha affermato che quella stessa legge oggi dovrebbe essere “cancellata” per lasciare spazio a una riforma più ampia del diritto di famiglia italiano. Una frase forte, soprattutto perché pronunciata proprio dalla politica che quella legge l’ha firmata e difesa per anni.

monica-cirinna-2 Monica Cirinnà vuole “cancellare” la legge sulle unioni civili: ma cosa significa davvero?

In realtà, però, il senso delle sue parole non riguarda l’eliminazione dei diritti acquisiti dalle coppie omosessuali, ma il superamento di un sistema che continua a distinguere giuridicamente tra coppie eterosessuali sposate e coppie LGBTQIA+ unite civilmente.

Cirinnà ha spiegato che l’obiettivo dovrebbe essere la creazione di “un unico istituto giuridico per tutte le famiglie”, senza più differenze tra matrimonio e unioni civili. Una posizione che negli ultimi anni è diventata sempre più condivisa da una parte del movimento LGBTQIA+ italiano, secondo cui mantenere due istituti separati significa continuare implicitamente a considerare le coppie queer come qualcosa di diverso rispetto a quelle eterosessuali.

La legge sulle unioni civili nacque già come compromesso politico

Per capire perché oggi si parli di una legge “superata” bisogna ricordare il contesto in cui nacquero le unioni civili nel 2016. L’Italia arrivò tardissimo al riconoscimento delle coppie dello stesso sesso rispetto a gran parte dell’Europa occidentale, e la legge Cirinnà venne approvata solo dopo mesi di tensioni politiche, proteste e compromessi parlamentari. Il testo originario prevedeva anche la stepchild adoption, cioè la possibilità di adottare il figlio o la figlia del partner, ma quella parte venne eliminata per ottenere i voti necessari all’approvazione definitiva.

Fu proprio quel compromesso a lasciare migliaia di famiglie arcobaleno in una situazione giuridica incompleta che ancora oggi continua a creare problemi concreti. Le unioni civili garantirono finalmente diritti fondamentali come reversibilità della pensione, assistenza sanitaria e riconoscimento legale della coppia, ma continuarono a mantenere una separazione simbolica e giuridica rispetto al matrimonio.

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Ed è esattamente questo il punto che oggi viene contestato da Cirinnà e da altri esponenti del centrosinistra. Secondo molti attivisti, le unioni civili sono state una conquista storica, ma anche un compromesso che non ha mai davvero raggiunto la piena uguaglianza.

“Serve un unico istituto per tutte le famiglie”

Durante il convegno, Monica Cirinnà ha ribadito la necessità di superare completamente l’attuale sistema duale tra matrimonio e unioni civili. L’ex senatrice ha spiegato che continuare a mantenere due percorsi distinti significa perpetuare una differenza tra cittadini che dovrebbe invece scomparire. In questo senso, la richiesta non riguarda soltanto il matrimonio egualitario, ma una revisione complessiva del diritto di famiglia italiano: «Mi auguro che nella prossima legislatura la legge Cirinnà possa essere cancellata, insieme alla legge 40 e alla legge sulle adozioni. Serve un nuovo istituto comprensivo di tutte le formazioni familiari, che dia pari accesso ai percorsi di genitorialità e alla procreazione medicalmente assistita».

Negli ultimi anni anche Alessandro Zan aveva definito la legge Cirinnà “superata”, sostenendo che il prossimo passo debba essere proprio il riconoscimento pieno del matrimonio egualitario e della genitorialità LGBTQIA+. Per molti esponenti politici e associazioni queer, infatti, il problema non è soltanto simbolico. La distinzione tra matrimonio e unione civile continua ad avere conseguenze concrete soprattutto sul tema della filiazione e delle famiglie arcobaleno.

Le famiglie LGBTQIA+ continuano a vivere in una zona grigia

Molte persone tendono a pensare che matrimonio e unioni civili siano quasi equivalenti, ma la realtà giuridica italiana è molto più complessa. Ancora oggi le coppie unite civilmente non hanno automaticamente gli stessi diritti delle coppie sposate in materia di adozione e riconoscimento dei figli. Questo significa che moltissime famiglie LGBTQIA+ continuano a dipendere dalle decisioni dei tribunali per ottenere diritti che per le coppie eterosessuali risultano automatici.

Ed è proprio questo il motivo per cui negli ultimi anni la magistratura italiana è stata costretta più volte a intervenire per colmare i vuoti lasciati dalla politica. In assenza di una riforma chiara e organica, molte questioni legate alla genitorialità queer vengono ancora risolte caso per caso, creando situazioni di forte precarietà giuridica per migliaia di famiglie.

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Dieci anni dopo, il clima politico sembra persino peggiorato

La parte più inquietante del dibattito è forse questa: dieci anni dopo l’approvazione delle unioni civili, il clima politico italiano appare in molti casi ancora più ostile rispetto al passato. Durante il convegno organizzato da Gaynet sono stati citati il fallimento del Ddl Zan, l’aumento dell’hate speech online e le recenti proposte legislative considerate particolarmente aggressive verso le persone trans e le famiglie omogenitoriali.

Nel frattempo, l’Italia continua a essere uno dei pochi grandi Paesi dell’Europa occidentale in cui il matrimonio egualitario non esiste ancora. E proprio per questo le parole di Monica Cirinnà stanno facendo tanto rumore. Perché aprono una domanda politica molto più ampia: le unioni civili erano davvero il traguardo finale oppure soltanto un compromesso temporaneo che il Paese non ha mai avuto il coraggio di superare?

La stessa Cirinnà, in fondo, sembra suggerire proprio questo: che una legge nata come conquista storica oggi rischi di diventare il simbolo di un’uguaglianza ancora incompleta.

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Giulia, 27 anni, laureata in Filologia Italiana con una tesi sull'italiano standard e neostandard, "paladina delle cause perse" e insegnante di Italiano Lingua non materna. Presidente di ESN Perugia e volontaria di Univox. Amo scrivere, leggere, guardare serie tv e anime, i gatti e seguire le giuste polemiche. Instagram: @murderskitty

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