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Stephen King potrebbe aver trovato la sua risposta a Stranger Things e Gen V

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Dopo la fine di Stranger Things e la cancellazione di Gen V, il vuoto del teen horror soprannaturale potrebbe non durare molto, grazie a Stephen King.

Per anni il mondo delle serie tv è stato praticamente dominato da un tipo di racconto molto preciso: adolescenti traumatizzati, poteri misteriosi, laboratori inquietanti, mostri, governi corrotti e quella costante atmosfera da “fine del mondo suburbana” che ormai è diventata quasi un genere a parte. Stranger Things ha trasformato questa formula in un fenomeno globale. Gen V l’ha resa più cinica, violenta e contemporanea dentro l’universo di The Boys. E adesso che una è finita e l’altra è stata cancellata, sembra esserci improvvisamente un enorme spazio vuoto nel panorama delle serie teen horror/sci-fi.

Ed è qui che entra in scena Stephen King. Perché nelle prossime settimane arriverà The Institute, nuova serie tratta dal romanzo di Stephen King del 2019, e sinceramente? Tutto fa pensare che possa diventare esattamente quel tipo di produzione capace di raccogliere il pubblico rimasto orfano di Hawkins e Godolkin University.

Leggi anche: I 5 migliori libri di Stephen King: i capolavori da leggere almeno una volta

The Institue: bambini con poteri, esperimenti e adulti terrificanti

La premessa di The Institute è praticamente perfetta per chi ama quel mix tra horror, paranormale e coming of age diventato gigantesco negli ultimi dieci anni. La storia segue Luke Ellis, un ragazzino estremamente intelligente che viene rapito nel cuore della notte e si risveglia dentro un misterioso istituto pieno di altri bambini dotati di capacità telepatiche e telecinetiche. Tutti vengono sfruttati da un’organizzazione inquietante che conduce esperimenti crudeli sui loro poteri.

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E sì, è impossibile non pensare immediatamente a:

  • Eleven e il laboratorio Hawkins
  • i ragazzi di Stranger Things
  • gli studenti superpotenziati di Gen V
  • tutto quel filone “ragazzi speciali contro sistemi corrotti”

Anche perché ormai questo tipo di narrativa è diventata quasi la lingua ufficiale della Gen Z televisiva. La differenza però è che The Institute nasce direttamente dalla mente di Stephen King. E questo cambia parecchio le cose.

The Institute sarà pubblicata a luglio su Prime Video.

La cosa interessante è che Stephen King non ama nemmeno troppo i paragoni con Stranger Things

Negli ultimi mesi King ha parlato apertamente del continuo paragone tra le sue opere e Stranger Things, spiegando però di non vedere la serie come una semplice “versione Netflix di Stephen King”. Durante una conversazione con The Guardian, King ha spiegato che i Duffer Brothers sicuramente sono cresciuti leggendo i suoi libri, ma che la loro serie ha ormai una propria identità precisa e personale. E in effetti ha ragione.

Per anni internet ha trattato Stranger Things quasi come “Stephen King con Netflix”, ma la serie è diventata qualcosa di molto diverso: un gigantesco contenitore nostalgico anni ’80 capace di mescolare Spielberg, King, Carpenter e cultura pop americana in una forma ormai completamente autonoma. Ed è proprio questo che rende interessante The Institute: potrebbe essere la prima serie contemporanea che riporta davvero quel tipo di atmosfera direttamente alle sue radici kinghiane.

Immagine-1 Stephen King potrebbe aver trovato la sua risposta a Stranger Things e Gen V

Dopo anni di nostalgia anni ’80, forse il pubblico vuole qualcosa di più cupo

Una cosa che sta diventando evidente negli ultimi tempi è che il pubblico sembra leggermente stanco della nostalgia costante. Stranger Things è stata enorme anche perché ha trasformato gli anni ’80 in una specie di universo pop perfetto: biciclette, synth, walkie-talkie, lucine natalizie e mostri dimensionali. Ma negli ultimi anni questa estetica è stata copiata praticamente ovunque.

Ed è qui che The Institute potrebbe fare la differenza. Perché il romanzo di King è molto più freddo, inquietante e pessimista rispetto a Stranger Things. Non punta tanto sulla nostalgia o sull’avventura, quanto sull’orrore sistemico, sul controllo e sulla crudeltà istituzionale. E sinceramente? Potrebbe essere esattamente quello che manca adesso al genere.

Ovviamente internet ha iniziato immediatamente a confrontare The Institute con Stranger Things e Gen V. Su Reddit e nei forum dedicati alle serie tv, moltissime persone stanno parlando della produzione come della possibile “nuova ossessione sci-fi/horror” post-Hawkins. E in effetti il timing è perfetto.

Stranger Things è ufficialmente finita. I Duffer Brothers hanno già chiarito di non voler trasformare la serie in un sequel infinito o in un semplice “cash grab”. Nel frattempo Gen V è stata cancellata, anche se i personaggi potrebbero tornare in altri spin-off di The Boys. Quindi sì: c’è assolutamente spazio per una nuova serie capace di prendere quel pubblico cresciuto con adolescenti traumatizzati, poteri paranormali e governi terrificanti.

PrimeVideo_GenV_Kart Stephen King potrebbe aver trovato la sua risposta a Stranger Things e Gen V

E forse è quasi poetico che alla fine torni proprio Stephen King

La parte più divertente di tutta questa situazione è che, in un certo senso, il genere sta tornando esattamente da dove era partito. Perché gran parte della serialità horror moderna degli ultimi dieci anni esiste anche grazie all’influenza gigantesca di Stephen King sulla cultura pop. Bambini contro il male cosmico, piccole città americane, laboratori segreti, traumi adolescenziali, mostri che diventano metafore emotive: tutto questo King lo scriveva decenni prima che Netflix esistesse.

E adesso che il pubblico sembra pronto a cercare il “nuovo Stranger Things”, potrebbe essere proprio Stephen King a ricordare a tutti da dove arriva davvero questo immaginario.

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Giulia, 27 anni, laureata in Filologia Italiana con una tesi sull'italiano standard e neostandard, "paladina delle cause perse" e insegnante di Italiano Lingua non materna. Presidente di ESN Perugia e volontaria di Univox. Amo scrivere, leggere, guardare serie tv e anime, i gatti e seguire le giuste polemiche. Instagram: @murderskitty

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