Kamila Valieva: quando una 15enne è positiva al test anti-doping, la colpa non è sua

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La storia di Kamila Valieva ci lascia con il fiato sospeso, ma non perché “torna il doping ai giochi“, bensì perché torna con un’atleta di soli 15 anni e, casualmente, è un’atleta allenata da Eteri Tutberidze, che non è proprio popolare per i suoi metodi ortodossi. Basta aprire Twitter e digitare il suo nome per rendersi conto di come chiunque conosca quest’allenatrice, non incolpi Kamila per il doping, bensì l’adulta della questione che spinge le proprie atlete fino allo sfinimento. Nel 2014, la russa informava con orgoglio la stampa che Yulia Lipnitskaya, 15enne, a volte si nutriva solo di “nutrienti in polvere“, allenandosi ore e ore ogni giorno.

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Kamila Valieva

«Le responsabilità mi pesavano, ma ne sono uscita vincitrice. Lo sento, questo peso, è la mia prima stagione tra le senior e credo di poter affrontare questa pressione, che a volte mi spinge avanti e mi aiuta», diceva Kamila Valieva, 15 anni, promettente pattinatrice che ha spinto la squadra russa alla medaglia d’oro e anche favorita per l’oro alla gara individuale. Di salute mentale a cui sono sottoposte le grandi atlete olimpiche, abbiamo già parlato la scorsa estate grazie a Simone Biles, ma questo caso è ancora più grave: una 15enne non sceglie di prendere sostanze vietate. Una 15enne si fida della sua allenatrice.

Kamila Valieva si esibirà il 15 febbraio, sarà comunque la favorita ma le persone non la guarderanno allo stesso modo. O meglio, le persone che non sono dentro a questo sport, che sentono il suo nome per la prima volta, quelli che non conoscono Eteri Tutberidze e i suoi abusi sulle giovanissime atlete (tanto che smettono di pattinare a soli 17 anni!), penseranno che la colpa sia della ragazzina. Ma può una 15enne scegliere da sola di doparsi? Può una 15enne, che è già tanto promettente, che è considerata la regina del ghiaccio, anche solo pensare di prendere delle sostanze vietate? Sono solo delle domande a cui vi chiedo di pensare.

Il fatto che sia proprio Kamila Valieva a risultare positiva al test antidoping (è positiva alla trimetazidine, un farmaco anti ischemico usato nel trattamento dell’angina pectoris), rende questo caso uno dei casi di doping più eclatanti e non solo perché l’atleta è una quindicenne, quindi giovanissima e anche “protetta”, ma anche perché è proprio Kamila Valieva, la nuova regina del pattinaggio, l’unica donna a presentare un quadruplo. Tuttavia, evidenzia anche come la sua allenatrice, eletta miglior allenatrice di pattinaggio e capace di portare alle Olimpiadi le ultime 6 campionesse mondiali, non sia poi così perfetta come troppi credono.

Kamila Valieva e il caso di doping alle Olimpiadi

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Il comunicato da parte dell’ITA

Il comunicato condiviso quattro ore fa dall’ITA ha confermato che l’atleta è positiva. Stefano Rizzato, di Rai Sport, spiega che «il test era dell’agenzia antidoping russa (RUSADA) e ha innescato un procedimento della WADA, l’agenzia mondiale dell’antidoping, che ha sospeso Valieva a partire dall’8 febbraio: il giorno dopo il Team Event vinto dalla squadra russa», tuttavia in seguito al ricorso il 9 febbraio la Valieva è stata riammessa agli allenamenti e alle gare. Nei prossimi giorni sapremo qualcosa in più. L’atleta a inizio gennaio, quindi dopo la positività all’antidoping, aveva anche vinto un oro agli Europei di Tallinn.

In ogni caso, non ci sono altri commenti ufficiali a riguardo, più che altro perché Mark Adams, direttore delle comunicazioni del CIO, ha affermato che sarebbe inappropriato commentare un caso legale ancora in corso. «Ieri abbiamo vissuto una situazione che ha comportato implicazioni legali e non ho intenzione di commentare un caso legale dal podio di una conferenza stampa perché non sarebbe appropriato», ha detto. Intanto comunque la Valieva continua ad individuarsi per la competizione individuale.

Anche nelle ultime ore, Adams non ha lasciato trapelare troppe informazioni, sebbene ormai sia certo che Kamila Valieva sia risultata positiva a un test antidoping già dal 25 dicembre, tuttavia ha voluto ricordare che «il CIO ha delegato sia la gestione dei test che le sanzioni nei casi di doping a ITA (International Testing Agency) e CAS (Court of Arbitration for Sport) per evitare anche solo l’apparenza di un conflitto di interessi e su questo non avrò altro da dire». Qui trovate degli aggiornamenti sul caso: Kamila Valiela: domani la decisione definitiva.

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