ISTAT: nascite al minimo storico in Italia

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In Italia la natalità è al minimo storico, come dimostrano gli indicatori demografici dell’Istat del 2022 che rilevano come nel nostro Paese la mortalità resta alta in confronto alle nascite: meno di 7 neonati e più di 12 decessi per 1000 abitanti. È per la prima volta negli ultimi 160 anni che i nuovi nati sono sotto i 400.000, arrivando solo a 393mila. D’altronde, siamo in crisi economica, climatica e, soprattutto, la generazione che potrebbe riprodursi e cominciare ad avere una famiglia è quella che meno gode di uno stato di benessere mentale completo, e siamo proprio gli ultimi in Europa. Quindi perché ci sorprende?

Già lo scorso anno abbiamo denunciato il report sulla Natalità 2022 dell’Istat, che riguardava i dati di gennaio-settembre dove le nascite erano state circa 6 mila in meno rispetto allo stesso periodo del 2021. Le nascite dal 2008 sono diminuite di 176.410 unità (-30,6%), e questa diminuzione è attribuibile per la quasi totalità alle nascite da coppie di genitori entrambi italiani (314.371 nel 2021, quasi 166 mila in meno rispetto al 2008). A diminuire sono soprattutto le nascite all’interno del matrimonio, pari a 240.428, quasi 20 mila in meno rispetto al 2020 e 223 mila in meno nel confronto con il 2008 (-48,2%). Questo è anche dovuto al calo dei matrimoni.

Già lo scorso anno avevamo posto una domanda: perché i giovani aspettano un po’ troppo per costruirsi una propria famiglia? E rispondemmo: “Semplicemente perché non abbiamo un salario minimo e molti vengono sfruttati, quindi come fai a permetterti un bambino, o più di uno? E poi dobbiamo parlare del fatto che tantissimi studiano per anni e anni e poi quando cominciano a cercare lavoro… Non lo trovano oppure devono spostarsi all’estero per non accontentarsi di un lavoro che sia semplicemente un modo per lavorare, con uno stipendio misero e probabilmente neanche nel proprio ambito di studi?“. Ebbene, la situazione non è cambiata.

I dati ISTAT sulla natalità

In Italia, il primo gennaio 2023, c’erano esattamente 58 milioni e 851mila persone, ovvero 179mila in meno all’anno precedente. Le persone straniere sono 5 milioni e 50mila, quindi 20mila in più all’anno precedente. «Appurato che nel 2022 la popolazione residente presenta una decrescita simile a quella del 2019 (-2,9) sul piano territoriale si evidenzia un calo demografico importante che interessa il Mezzogiorno (-6,3). Il Centro (-2,6) e soprattutto il Nord (-0,9), che pur presentano un saldo demografico negativo, hanno valori migliori della media nazionale», leggiamo nel report.

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Fonte: ISTAT

La regione con la più alta fecondità è il Trentino Alto Adige, con 1,51 figli per donna. Molto più bassi i record di Sicilia e Campania, rispettivamente a 1,35 e 1,33. Le madri sono mediamente più giovani e l’età media varia dai 31,4 anni della Sicilia ai 32,1 anni del Trentino. Regioni con fecondità nettamente bassa sono Molise e Basilicata, con un valore di 1,09 figli per donna, ma spicca soprattutto la Sardegna, con un valore di 0,95, unica regione con una fecondità inferiore all’unità per il terzo anno consecutivo.

Se si esclude il 2020 in cui è scoppiata la pandemia, «è opportuno rilevare che delle quattro annualità sin qui riconosciute come caratterizzate da livelli di mortalità superiori all’atteso ben tre (2015, 2017, 2022) siano concentrate nell’arco di soli otto anni, mentre una soltanto (2003) risalga a venti anni fa. Un segnale, apparentemente inequivocabile, di quanto i cambiamenti climatici stiano assumendo rilevanza crescente anche sul piano della sopravvivenza, nel contesto di un Paese a forte invecchiamento».

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Fonte: ISTAT

C’è da dire poi che in 20 anni è triplicato il numero degli ultracentenari, che sono 22mila. Quindi, se la natalità è calata, è cresciuta la speranza di vita nel nostro Paese, in cresciuta per gli uomini e stabile per le donne. Tuttavia, «il saldo naturale della popolazione è fortemente negativo. Le nascite risultano in ulteriore calo, ma con lievi segnali di recupero al Sud. I decessi restano ancora su livelli elevati, anche per effetto dell’incremento registrato nei mesi estivi a causa del caldo eccessivo. In aumento i movimenti migratori, rispetto agli anni della pandemia, anche a causa degli effetti della crisi bellica in Ucraina».

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Fonte: ISTAT

Leggiamo, infine, che «il nuovo record minimo di nascite (393mila) e l’elevato numero di decessi (713mila) continuano a produrre un forte impatto sulla dinamica naturale. Dal 2008, anno in cui si è registrato il valore massimo relativo di nascite degli ultimi 20 anni, l’Italia ha perso la capacità di crescita per effetto del bilancio naturale, non rimpiazzando a sufficienza chi muore con chi nasce. Il deficit del saldo naturale è aumentato in modo progressivo, raggiungendo i picchi più elevati nel biennio 2020-2021, quando si è registrata una perdita di oltre di 300mila persone in media annua».

Qui trovate il report completo.

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