11 anni fa venivano approvati i matrimoni LGBT in Argentina

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Oggi vogliamo ricordare quello che è successo il 15 luglio del 2010, quando l’Argentina è divenuto il primo paese dell’America Latina, il secondo in America e il decimo nel mondo, a rendere legale il matrimonio omosessuale. In Italia si sta discutendo proprio in questo momento del DDL Zan, e si continuano a sentire delle argomentazioni aberranti, terrificanti, che ci fanno solo capire quanto l’Italia sia arretrata dal punto di vista della civiltà. Tuttavia, in questo articolo non parliamo di questo, non facciamo come la destra che parla di tutto tranne che di quello di cui dovrebbe parlare.

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Sono servite più di quattordici ore di dibattito in Senato per poter approvare una Legge che sarebbe stata dovuta approvare subito, ma alla fine grazie al lavoro dei parlamentari e degli attivisti, l’Argentina ha ufficialmente approvato il matrimonio omosessuale. La legge fu approvata con 33 voti a favore e 27 contro, 3 gli astenuti ed estende alla comunità LGBT anche il diritto di adozione. E in Italia, nel 2021, parlando del DDL Zan la destra mette ancora in mezzo il «genitore 1, genitore 2».

Pensate che il senato ha iniziato la discussione la mattina del 14 luglio alle 12:00, ma solo alle 4:25 del mattino è iniziato il voto, incerto fino all’ultimo. Tantissime sono state le persone che hanno seguito la diretta del dibattito fuori al Senato o nelle piazze e, tantissime, dopo l’annuncio hanno festeggiato con «sì, se puede», che altro non è che la versione spagnola del «yes, we can» di Obama.

Argentina: 11 anni dal matrimonio omosessuale legalizzato

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Fonte: Pinterest

Ai tempi, ovviamente, la Chiesa si era fortemente opposta, ritenendolo un «attacco distruttivo al progetto divino», sebbene il governo di Cristina Kirchner abbia sempre sostenuto il matrimonio omosessuale. Questo infatti aveva causato una spaccatura, tanto che il radicale Alfredo Martínez si era molto indignato per le parole della chiesa: «Sono un uomo cattolico, mi sono sposato e ho battezzato i miei figli, ma mi vergogno per le parole pronunciate da chi dovrebbe essere il mio pastore spirituale. Monsignor Bergoglio non avrebbe dovuto dire che l’invidia del diavolo sta dentro questa legge».

Ai tempi furono tante le organizzazioni cattoliche a opporsi all’amore, perché, ricordiamolo, il matrimonio omosessuale è solamente amore e, se un cattolico si oppone all’amore, consiglierei di farsi due domande sulla propria morale. Pensate che dovette intervenire persino la polizia per fermare le liti davanti alla sede del Congresso tra gruppi a favore e contrari. Tuttavia, a prescindere dal volere della Chiesa, il matrimonio omosessuale in Argentina è ormai legale da 11 anni, e noi dovremmo solo imparare.

La legge sul matrimonio omosessuale, comunque, ha un lungo cammino, infatti inizia quando, nel 2002, una legge sulle unioni civili fu approvata dal governo autonomo di Buenos Aires, spinta dalla comunità LGBT dell’Argentina. Allora, il 14 febbraio del 2007, Maria Rachid, membro della Federazione argentina Lgbt, e la compagna Claudia Castro, chiesero al registro civile di essere unite in matrimonio, ma l’ufficio si rifiutò. Iniziò così il ricorso per la violazione del principio costituzionale di uguaglianza.

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Fonte: Pinterest

Arriviamo al 2010, al 15 luglio del 2010, quando, con l’art. 2 della legge 26.618, si stabilisce che «il matrimonio ha gli stessi requisiti ed effetti indipendentemente dallo stesso o differente sesso dei contraenti», rendendo quindi legale il matrimonio omosessuale. Il 13 agosto del 2010 la Camera dei Deputati ha anche approvato un emendamenti anti-discriminazione che vieta le discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e l’identità di genere, ma non è stato votato dal Senato, tuttavia la proposta è stata introdotta a maggio del 2013.

Nel 2012 poi la legge n. 26.791 ha modificato il codice penale aggiungendo l’ergastolo per i crimini basati sull’orientamento sessuale, l’identità di genere o la sua espressione. L’articolo 80, quello sul «crimine contro individui» stabilisce che l’ergastolo debba essere dato a chiunque uccida per piacere, avidità e odio in base a motivi razziali, religiosi, di genere, orientamento sessuale, identità di genere o per la sua espressione.

Un lungo percorso ma per cui sicuramente è valsa la pena lottare. Adesso, Italia, prendiamo esempio e cerchiamo di approvare il DDL Zan, evitando le fake news e le notizie già smentite più e più volte.

Autore

  • Giulia, 22 anni, blogger. Amo scrivere, leggere, guardare serie tv e anime, i gatti e seguire le giuste polemiche. Instagram: @murderskitty

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